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giovedì 8 marzo 2018

Valute dei mercati emergenti in calo con aumento incertezza

Valute dei mercati emergenti in calo con aumento incertezza
Valute dei mercati emergenti in calo con l’aumento dell’incertezza
By Arnaud Masset
Da ieri il comparto dei mercati emergenti è sotto il fuoco incrociato, dopo che Donald Trump ha affermato che il Canada e il Messico saranno esclusi dai dazi, a patto che i tre paesi riescano a raggiungere un nuovo accordo sul NAFTA, mentre gli altri paesi saranno soggetti alle tariffe. Sui paesi esportatori di materie prime rimane pertanto la pressione, che getta un’ombra sulle loro prospettive di crescita. In secondo luogo, il continuo aumento dei tassi dei titoli del Tesoro USA sta esercitando pressioni sulle valute ad alto rendimento, perché ciò riduce i ritorni sulle operazioni di carry-trade. Per esempio, il differenziale sul tasso d’interesse per i titoli a due anni fra gli USA e il Brasile attualmente si aggira intorno al 6%, rispetto al 16% registrato nel settembre del 2015. Il restringimento in corso negli USA non farà che ridurre l’attrattiva di quelle valute.
Ieri il real brasiliano ha ceduto l’1%, con l’USD/BRL in rialzo a 3,2433, il peso cileno è sceso dello 0,43%, e stamattina il cambio USD/CLP è salito a 602,69. Stamattina il rand sudafricano ha perso lo 0,25% con la coppia USD/ZAR in rialzo a 11,8651. Sullo sfondo delle crescenti incertezze derivanti dalla guerra commerciale di Trump, crediamo che gli investitori sceglieranno con attenzione i loro investimenti nei ME, restando fedeli a valute su cui i nuovi dazi USA incideranno poco, vale a dire le divise di paesi che intrattengono le relazioni commerciali più deboli con gli USA. Che garanzie ci sono, infatti, che il presidente Trump non usi lo stesso espediente per puntare a singoli partner commerciali, con cui gli USA hanno un deficit commerciale?
DAX in rialzo dell’1,09% prima dell’odierna riunione di politica monetaria della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie)
By Vincent Mivelaz
Ieri le azioni europee hanno chiuso in rialzo, mentre negli USA iniziano ad acuirsi le tensioni politiche negli USA, dopo che il consigliere economico Gary Cohn ha confermato pubblicamente le sue dimissioni con effetto immediato, evento che non è certo di buon auspicio per le relazioni commerciali fra gli USA e l’UE. L’inflazione nell’UE rimane fiacca (IPC flash di Eurostat riferito a febbraio: 1,20% a/a) e nel frattempo l’EUR inizia a rafforzarsi contro le altre valute principali. L’EUR/USD e la coppia GBP/EUR scambiano a 1,24 e 0,89 (+3,31% e +0,47% nell’anno corrente). Tenendo conto di tutti questi fattori e dei rischi politici generati dall’incertezza sulla futura coalizione dei partiti italiani (fra cui quelli non convenzionali avranno un discreto potere legislativo), non vediamo ragione per cui la BCE assuma un’impostazione da falco, almeno per il momento. Il tasso d’interesse di riferimento dell’Eurozona è pari al -0,40% e dovrebbe rimanere invariato per tutto l’anno, e per ora non si prevedono modifiche del programma di acquisto asset della BCE, pari a EUR 30 miliardi mensili.
Il DAX tedesco ha fatto da traino in Europa, chiudendo a 12.245 punti (+1,09%), sostenuto da Immobiliari (+2,79%), IT (2,21%), Salute (+1,77%), Materiali (+1,32%) e Finanziari (+1,14%). Sembra che nulla possa fermare l’espansione dell’economia tedesca da quando, lunedì, è stata confermata l’attuale coalizione di governo guidata da Merkel. L’Eurozona si muove nella stessa direzione, permane infatti la fiducia degli investitori (Euro Stoxx 50 +0,58%), anche se si sta intensificando l’escalation della guerra commerciale con gli USA.

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