-

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 29 marzo 2018

Un euro forte equivale ad un forte mal di testa per la BCE


Nelle ultime settimane l'euro è arrivato al suo massimo livello, rispetto al dollaro USA, da tre anni a questa parte. Questo è un movimento che sorprende, soprattutto quando la Banca Centrale Europea sta portando avanti l'espansione monetaria più aggressiva del mondo dopo la Banca del Giappone.
Un euro forte non è un problema per nessun cittadino europeo.
Le famiglie europee detengono gran parte della loro ricchezza finanziaria nei depositi. Inoltre un euro forte frena l'inflazione nei prodotti importati, principalmente energia e cibo, generando un significativo effetto ricchezza.
Se guardiamo all'indice delle materie prime tra il 6 gennaio 2017 e il 12 gennaio 2018, possiamo vedere che è sceso di oltre il 12% in euro, mentre è leggermente salito in dollari USA.

Per il cittadino europeo medio, un euro stabile o forte è una benedizione e uno dei fattori essenziali dietro la ripresa del reddito delle famiglie.
Un euro forte non è stato un problema nemmeno per le esportazioni. La Spagna, ad esempio, ha aumentato del 53% il peso delle esportazioni in rapporto al PIL negli ultimi cinque anni e le esportazioni dell'Eurozona nel 2017 hanno segnato un record, aumentando più della media del commercio globale e con un surplus commerciale da record, uno dei fattori decisivi che spiegano la forza dell'euro.
Ma un euro forte è una cattiva notizia per i pianificatori centrali, gli stati indebitati e i settori obsoleti o a basso valore aggiunto che hanno bisogno del sussidio nascosto della svalutazione.

Un euro forte distrugge le aspettative della BCE sull'inflazione, l'aumento dei profitti stimati dei settori a bassa produttività e mette in pericolo la riduzione del debito degli stati inefficienti, i quali non sono stati in grado di ridurre i loro deficit abbastanza rapidamente. La politica monetaria della BCE, che diventa un assalto ai risparmiatori e ai settori efficienti per sovvenzionare l'inefficienza e l'indebitamento, non funziona in un mondo globalizzato con economie aperte.

E, ironia della sorte, ciò è positivo per le famiglie europee, le quali vedono rafforzarsi la loro ricchezza nei depositi e vedono stabilizzarsi il reddito disponibile perché l'inflazione è bassa.
Sebbene la Banca Centrale Europea mantenga tassi ultra bassi ed i suoi acquisti mensili a €30 miliardi, non è in grado di svalutare l'euro come vorrebbe.
Il pianificatore centrale europeo si sta infatti domandando il perché.
L'economia statunitense accelera la sua crescita, le aspettative d'inflazione aumentano, il deficit commerciale è ai minimi decennali, la Federal Reserve sta alzando i tassi d'interesse... e il dollaro USA non si rafforza. La spiegazione principale sta nel surplus commerciale della Cina e dell'Eurozona.

Le banche centrali dovrebbero sapere che è difficile avere profitti commerciali in aumento e valute deboli.
Un dollaro debole mentre l'economia americana cresce così com'è, rappresenta un'opportunità per la Federal Reserve. Può aumentare i tassi e rafforzare le opzioni in vista di un rallentamento globale senza preoccuparsi della sua valuta.
Powell sfrutterà questa opportunità?
Il problema per l'Unione Europea è che se la BCE continua a cercare di creare l'inflazione per decreto, non la ottiene e finisce per creare maggiori squilibri. Se cerca di contenere l'euro, espone l'Europa a rischi ancora peggiori che potrebbero generare ulteriori problemi a medio termine.

E se la BCE cerca di contenere i rischi crescenti, l'euro si rivaluterà. Addio, quindi, alle aspettative d'inflazione della BCE.
Le mie stime suggeriscono che dodici mesi consecutivi con l'euro/dollaro sopra 1.21 porterebbero le aspettative d'inflazione nell'Eurozona all'1.3% rispetto all'obiettivo del 2% e le stime di crescita degli utili dell'Eurostoxx 100 da +8% allo 0%, poiché gli esportatori di basso valore aggiunto subirebbero un calo delle vendite e le banche vedrebbero margini più deboli a causa della bassa inflazione e dei tassi bassi.
Un altro fattore è la Cina, la quale cerca di rafforzare la sua posizione globale vendendo dollari.

Ma la Cina ha visto aumentare il suo debito nel 2017 ben oltre il PIL del Regno Unito, e il suo surplus commerciale soffre di un dollaro debole e uno yuan artificialmente alto.
Tutto ciò prova che le guerre tra valute sono inutili in economie aperte. I pianificatori centrali e le loro batterie di analisti keynesiani sono sorpresi dal fatto che le economie non funzionino come presuppongono i loro fogli di calcolo Excel.
Le loro correlazioni attese ed i loro rapporti di causa/effetto falliscono, malgrado ciò non ammettono i propri errori. Non li attribuiscono al fatto che le loro correlazioni e le loro stime sono obsolete e sbagliate, invece dicono che "non è stato fatto abbastanza" e "sarebbe stato peggio altrimenti" (leggere Paul Romer) e la loro fede religiosa nell'interventismo rimane intoccabile.
La BCE dovrebbe preoccuparsi di ciò che può veramente fare, ovvero, monitorare i rischi dell'eccesso di debito, le bolle e la disconnessione tra i rendimenti delle obbligazioni e la realtà.

Dovrebbe preoccuparsi, ad esempio, che il bond biennale greco viene trattato ad un rendimento inferiore rispetto al bond americano a 2 anni. Un'assurdità.
Ma non preoccupatevi. Se le cose andranno a carte quarantotto, ci diranno che era dovuto ad una mancanza di regolamentazione.
Di Daniel Lacalle
Traduzione di Francesco Simoncelli
Autore: Francesco Simoncelli Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

LA SETTIMANA CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.