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mercoledì 7 marzo 2018

Ue: ecco mali e miglioramenti dell'economia italiana

Bruxelles, 7 mar. (askanews) - Il rapporto specifico per l'Italia del "pacchetto d'inverno" per il semestre europeo del 2018, pubblicato dalla Commissione europea oggi a Bruxelles, passa in rassegna tutti i mali dell'economia nazionale, e gli eventuali miglioramenti registrati rispetto alla precedente edizione. Diamo di seguito una sintesi di alcuni punti salienti del rapporto.
Banche. Il rapporto constata un forte miglioramento nel sistema bancario italiani, riconoscendo lo sforzo fatto, e che deve continuare, per una riduzione significativa dello stock di crediti deteriorati (Non performing loans - Npl). Un grande passo positivo è considerato anche la riforma delle casse di credito cooperative, che porterà le due più grosse banche del settore, ICCREA e CCB, a essere sottoposte sotto la vigilanza diretta della Bce e ai suoi stress test a partire dalla seconda metà dell)anno. Resta tuttavia, ancora vulnerabile il settore delle banche di dimensioni medie, come la Carige e il Credito Valtellinese. In questo settore la Commissione si attende nuove azioni di consolidamento, ristrutturazioni e fusioni.
Una delle maggiori debolezze del Paese rimane l'evasione dell'Iva, che nel 2015, nonostante una riduzione rispetto al 2014, riguardava il 25,8% del totale atteso delle entrate ("VAT Gap"). Il "VAT Gap" italiano è ancora, da solo, 1/4 del totale europe. L'Italia, riconosce la Commissione, ha prese comunque delle misure positive nel 2017 e 2018, e in particolare l'allargamento a tutte le transazioni del sistema dello "split payment".
Sostegno alle famiglie con figli
E' una delle novità più interessanti del rapporto 2018: la Commissione suggerisce all'Italia di razionalizzare le sue misure di sostegno alle madri con figli piccoli, in particolare per rimborsare gli asili nido e permettere loro di lavorare. Tutti i bonus e assegni familiari attuali dovrebbero essere sostituiti con un bonus unico per le madri con figli fino a tre anni e reddito inferiore ai 50.000 euro all'anno per coprire i costi degli asili nido fino a 600 euro al mese. Questa misura, da sola, secondo la Commissione porterebbe a un aumento del Pil dello 0,4% in cinque anni e un aumento dell'occupazione dello 0,5%.
L'Italia ha, com'è noto, il record non invidiabile nell'Ue dei tempi più lunghi dei processi della giustizia civile, con una media, fra i vari gradi di giudizio, di otto anni per venire a capo delle le cause litigiose, rispetto a una media approssimativa di massimo tre anni negli altri paesi per cui sono disponibili i dati.
La Commissione spera che un miglioramento possa venire dall'assunzione di 2.441 giudici nel settembre 2017 e dai concorsi che sono in corso per i posti vacanti di giudici ordinari e amministratori dell'apparato giudiziario, ma constata anche che precedenti riforme, così come il ricorso a mediazioni e altre forme di accordi extra giudiziari, hanno dato risultati "modesti" o solo "timidi" progressi nell'efficienza del sistema. Un ostacolo, poi, a una efficace limitazione dei casi litigiosi potrebbe essere correlato, nota la Commissione, "all'assenza di un adeguata applicazione della disciplina procedurale, nel contesto di un ampio ricorso agli avvocati". In altre parole, se correttamente applicata, la disciplina procedurale potrebbe ridurre il numero di cause e con l'intervento degli avvocati. 
Corruzione
Ci sono buoni progressi nel campo della lotta alla corruzione, in particolare con la creazione dell'Anac (l'Autorità nazionale antri corruzione) e l'allungamento dei termini di prescrizione. Il decorso dei termini può essere ora sospeso per un anno e mezzo dopo la condanna in prima e seconda istanza, e aumentato del 50% per i reati di corruzione. La Commissione aveva raccomandato di cancellare del tutto la prescrizione dopo una condanna in prima istanza, ma la riforma dei termini potrà comunque ridurre il ricorso abusivo alle istanze successive come tattica dilatoria, osserva la Commissione. L'Italia, comunque, resta uno dei paesi con il più alto tasso di appelli in Cassazione (52%).
Concorrenza e liberalizzazioni
La Commissione nota positivamente che nel 2017 è stata finalmente varata la legge del 2015 sulla concorrenza "annuale", che obbliga il governo a proporre ogni anno una legge di liberalizzazione di almeno un settore economico. Nel 2017, comunque, non è stato liberalizzato praticamente niente, dopo che nel 2016 erano state previste liberalizzazioni pari allo 0,5% del Pil, e quelle attuate sono arrivate invece solo allo 0,05%.

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