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venerdì 30 marzo 2018

Troppi incidenti nella “S” della sostenibilità

 
Se i disastri ambientali fanno sempre molto rumore, sono gli incidenti “sociali” quelli più comuni tra le imprese di tutto il mondo. La “s” è la seconda lettera dell’acronimo ESG (Environmental, social e governance) e fa riferimento alla qualità e sicurezza dei prodotti e servizi, agli standard lavorativi, alle politiche di genere e inclusione, ai diritti umani, alle relazioni con le comunità locali, alla catena dei fornitori, eccetera. Rientrano in questa categoria anche la sicurezza e protezione dei dati, un tema portato alla ribalta in questi giorni dallo scandalo in cui è stato coinvolto Facebook (NasdaqGS: FB - notizie) .
Secondo uno studio di Sustainalytics, le controversie “sociali” rappresentano il 59% del totale degli oltre 29 mila casi registrati nelle aziende di tutto il mondo dal 2014 al 2016. Seguono quelle legate alla governance societaria (31%) e quindi all’ambiente (10%).
Gli incidenti suddivisi per fattori ESG
Prodotti e servizi difettosi
Gli incidenti più frequenti riguardano la qualità e la sicurezza dei prodotti: sono circa il 17% del totale. Si tratta, ad esempio, del richiamo di beni difettosi ad altri problemi legati ad essi. Secondo i dati di Sustainalytics, l’industria dell’auto sarebbe la più rischiosa da questo punto di vista, ma anche il settore bancario incorre in modo significativo in tali controversie, che rappresentano il 20% del totale. In entrambi i casi, i tipi di prodotti offerti, i mercati di riferimento e il modello di business utilizzato ne sono le principali cause, perché questi segmenti sono molto regolamentati, quindi più soggetti a richieste di risarcimento, procedure di infrazione e problemi legati alle pratiche di marketing.
I tipi di incidenti più comuni nel mondo
Lo scandalo Facebook
Tra gli “incidenti con i clienti” è compresa anche la violazione dei dati personali, un problema che è di grande attualità dopo lo scandalo che ha coinvolto Facebook, in seguito alla notizia che la società di consulenza Cambridge Analytica ha usato a fini politici circa 50 milioni di profili di utenti. Non è la prima volta che il social network è accusato di fatti di questo tipo, tanto che Sustainalytics ha recentemente passato da 3 (rischio significativo) a 4 (alto) il rating sulle controversie della società, rilevando pericoli di tipo reputazionale, regolamentare e operativo. I risvolti sono stati pesanti anche a livello finanziario, con forti cali del titolo in Borsa. Il timore degli investitori è un ulteriore irrigidimento delle normative sulla privacy, che potrebbe ridurre la quantità di dati raccolti, con riflessi negativi sui ricavi pubblicitari.
Il pericolo è nei prodotti
Sempre nella sfera della responsabilità sociale, rientrano altri incidenti molto frequenti tra le imprese, in particolare quelli legati ai lavoratori e all’impatto negativo dei prodotti sulle persone (tabacco, amianto, pesticidi, ecc.). E’ strettamente collegata la questione della salute sempre più importante nel settore alimentare e delle bevande, che è secondo per numero di controversie dopo quello bancario.
Le industrie più esposte agli incidenti
A chi fa male lo zucchero
Secondo Sustainalytics, nell’industria del beverage, il principale “nemico” per i consumatori, ma anche per molti produttori di soft drink si chiama “zucchero”. L’obesità e gli altri effetti nocivi di un consumo eccessivo stanno mettendo sotto pressione le aziende affinché rivedano i loro modelli di business. Come in altri casi, ad esempio quello del fumo, un fattore “sociale” sta, dunque, ponendo seri rischi finanziari alle industrie che non affrontano in modo adeguato il problema. Negli Stati Uniti, mercato leader nel settore, le vendite sono in calo da ormai undici anni.
L’Organizzazione mondiale della sanità suggerisce l’introduzione di una sorta di “tassa sullo zucchero” per disincentivarne l’uso. Alcuni paesi, come il Messico, la Francia e il Regno Unito, l’hanno già adottata o stanno pensando di farlo. Gli stessi produttori cercano di auto-regolamentarsi, ma devono anche far fronte alle cause per danni alla salute pubblica. Secondo Sustainalytics, il conto più salato lo pagheranno i produttori che continueranno con attività lobbistiche e finanziamenti a studi “scientifici” che difendono i loro attuali business, mentre saranno avvantaggiate le aziende che assumeranno decisioni più attente alla salute e saranno trasparenti verso i consumatori.
Di Sara Silano

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