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giovedì 8 marzo 2018

“The Wolf of Wall Street”, cioè il film contro le truffe finanziato con una truffa

Secondo i giudici americani, il film emblema delle truffe finanziarie sarebbe stato finanziato con i soldi sottratti illegalmente da un hedge fund malese.
Nel 2013 “The Wolf of Wall Street” fu l’emblema hollywoodiano delle truffe finanziarie che hanno messo in ginocchio il mondo nell’ultimo ventennio. Candidato a cinque premi Oscar (senza vincerne nessuno), il film di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio narra l’ascesa e la caduta di Jordan Belfort, spregiudicato broker newyorkese.
Adattamento dell’omonima autobiografia pubblicata negli Usa nel settembre 2007, il film racconta di come Belfort riesca a mettere in piedi un complesso giro di truffe, che consente agli impiegati di guadagnare tantissimi soldi su ogni commissione. Attirata dal grande successo della società di Belfort, la rivista economica Forbes pubblica un articolo che mette in luce le sue attività truffaldine, dando a Belfort l’appellativo di The Wolf of Wall Street.
Questa la storia, tra realtà e finzione. Ma dietro a “The Wolf of Wall Street” ci sarebbe un’altra realtà che rende tutta questa storia ancora più assurda. Infatti, secondo i giudici americani, il film emblema delle truffe finanziarie sarebbe stato finanziato con i soldi sottratti illegalmente da un hedge fund malese. Cioè con una truffa finanziaria.
Il Dipartimento di giustizia americano, infatti, accusava la società – cofondata da un figliastro di Najib Razak, il premier di Kuala Lumpur – di aver utilizzato fondi provenienti dal fondo 1Mdb, travolto da un crac da 4,5 miliardi di dollari, per girare il film. E oggi Red Granite, il produttore della fortunata pellicola, ha accettato di pagare una multa di 60 milioni al Dipartimento di giustizia statunitense. Di fatto ammettendo le colpe.
Le indagini, infatti, avrebbero puntato il dito proprio contro Riza Aziz, il figlioccio di Najib, che secondo l’accusa è un amico di Low Taek Joh, il finanziere malese ritenuto il responsabile della maxi-frode di 1Mdb. Così le autorità erano pronte a congelare tutti i ricavi al botteghino (392 milioni di dollari) e per questo la società ha deciso di patteggiare la pena per evitare il processo“L’accordo firmato con il Dipartimento di giustizia ci consente di lasciarci alle spalle questa difficile situazione e di concentrarci sulla produzione dei nostri prossimi film” ha commentato Red Granite. Che, probabilmente, eviterà film sulle truffe in futuro.

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