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mercoledì 21 marzo 2018

Scandalo dati: Zuckerberg convocato da Parlamento inglese e Ue


Continua a generare tensione il misterioso silenzio di Mark Zuckerberg numero uno di Facebook, il social network coinvolto nello scandalo dei dati prelevati ed usati illegalmente da Cambridge Analytica, società di analisi e data mining per influenzare le elezioni del 2016 negli Stati Uniti.

Un silenzio assordante

Un silenzio che risulta ancora più anomalo sia in confronto alle dimensioni che sta assumendo lo scandalo anche a livello internazionale ma soprattutto per il crollo che la sua stessa azienda sta registrando in borsa in queste ultime sedute.

Un crollo che sta trascinando con sé, in un gigantesco effetto domino, tutti i titoli del settore hitech e nello specifico i social con il -10% di Twitter, il -3% di Sanapchat (salvato dal fatto che i dati sulla sua bacheca non restano più di 24 ore) e il -7% dello stesso Facebook, seguito del -5% della precedente sessione.
Intanto spunta il nome di Steve Bannon, l'ex stratega di Donald Trump il quale, secondo quanto riferito da Chris Wylie la talpa le cui rivelazioni hanno permesso lo scoppio dello scandalo, avrebbe iniziato a monitorare e profilare gli utenti Facebook già 3 anni prima del suo incarico alla Casa Bianca.

Nello specifico Bannon permise ad Alexander Nix, Ceo di Cambridge Analytica un budget di oltre 1 milione di dollari per iniziare l'acquisto di dati dai profili FB.
Nel mezzo della tempesta, Londra e Bruxelles hanno chiesto, tramite rispettivamente la Camera dei Comuni e il Parlamento europeo, che il ceo di Facebook riferisse su quanto sta accadendo in queste ore.
La situazione dei vertici di Facebook è molto delicata dal momento che si insinuano sospetti per cui lo stesso meccanismo di Cambridge Analytica possa essere stato attuato da altre aziende.

La crisi

Il sospetto nasce leggendo quanto dichiarato al Guardian da Sandy Parakilas, ex responsabile del controllo violazione dati di Facebook, secondo cui “tutti i dati disponibili agli sviluppatori non potevano più essere controllati dalla stessa Facebook.” Una situazione favorita dal fatto che i termini di utilizzo del servizio erano spesso ignorati dagli utenti ed avevano passaggi oscuri.

Non sono solo ma fino al 2015, come rivelato da Parakilas, Facebookpermetteva ai gestori delle applicazioni esterne di raccogliere dati su profili e contatti degli stessi, cosa che spesso accadeva anche con le app esterne.
Il tutto mentre già a settembre dello scorso anno il social si trovò a dover ammettere la presenza di alcuni tentativi dal parte di soggetti russi di manipolazione della piattaforma durante il periodo elettorale.
A questo si aggiunga anche il noto problema delle fake news, problema per risolvere il quale, le iniziative del social sono sempre state considerate insufficienti 
Fonte: News Trend Online

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