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lunedì 19 marzo 2018

Risiko in vista per le banche: i predatori e le possibili prede


A Piazza Affari la seduta odierna prosegue in maniera contrastata per i titoli del settore bancario che non riescono a muoversi tutti nella stessa direzione.

L'andamento odierno dei bancari a Piazza Affari

Salgono in controtendenza Ubi Banca e Bper Banca con un rialzo rispettivamente dello 0,68% e dello 0,3%, mentre oscilla intorno alla parità Unicredit, riuscendo a fare meglio di Banco BPM che cala dello 0,26%.
Restano più indietro Mediobanca e Intesa Sanpaolo che viaggiano in rosso rispettivamente dello 0,43% e dell'1,1%. 
Tra i titoli a minore capitalizzazione segnaliamo in particolare la brillante performance di Creval che mostra un rally del 6,5%, mentre Banca Carige ha subito una brusca inversione di rotta e dopo aver segnato un rialzo di oltre il 5%, ora arretra di poco più del 3%. 

Nuovi risiko bancario alle porte?

A mantenere alta l'attenzione in particolare su alcuni protagonisti del settore bancario sono le indicazioni di stampa relative ad una nuova fase di fusioni e acquisizioni. 
Da diverso tempo si parla ormai della necessità di un consolidamento nel comparto bancario in Italia e uno scenario di questo tipo potrebbe diventare più concreto ora dopo che è stata fatta chiarezza sulle norme relative alla gestione dei crediti non performanti arrivate dalla BCE.

I protagonisti coinvolti: i nomi dei possibili predatori

Quest'oggi un articolo di Affari & Finanza di Repubblica si legge che non tarderà ad arrivare un nuovo giro di integrazioni.

Si fanno i nomi in particolare di Banco BPM, Ubi Banca, Bper Banca, Banca Monte Paschi, Banca Carige, Creval, Banca Popolare di Sondrio e Banca Popolare di Bari. Di queste banche, secondo l'articolo, ne rimarranno solo due o massimo tre tra un paio di d'anni. 
Tra i protagonisti attivi, pronti cioè a giocare il ruolo di predatori, ci sono Banco BPM e Ubi Banca che secondo la stampa sono pronte a colpire. 
Non dimentichiamo che qualche tempo fa l'AD di Banco BPM, Giuseppe Castagna, non ha escluso che il gruppo da lui guidato possa essere parte della nuova tornata di aggregazioni con istituti di credito aventi le stesse dimensioni di Banco BPM, rimandando però il tutto alla conclusione del piano industriale, prevista per la fine del 2019. 

Le potenziali prede

E se Banco BPM e Ubi Banca potrebbero giocare il ruolo di predatori, ci sono diversi gruppi che rientrano tra le potenziali prede.

Una di queste è Banca Monte Paschi, visto che il suo azionista principale, ossia lo Stato, entro tre anni dovrà scendere dal 70% del capitale attualmente posseduta. Stando a quanto scrive Affari & Finanza, un'aggregazione che crei un terzo grande gruppo, da scegliere tra UBI Banca, Banco BPM e Bper Banca, è vista da molti come la più lineare. 
Nel mirino del risiko potrebbero finire anche Creval e Banca Carige che dopo una ricapitalizzazione molto forte, andranno alla ricerca di un partner esterno per realizzare un modello industriale più sostenibile.

La stessa strada dovrebbe essere seguita da Banca Popolare di Bari che attende il pronunciamento della Consulta sulla legge di riforma delle Popolari per trasformarsi in Spa e rafforzare a breve tanto il patrimonio quanto la governance. 
Più nebuloso il ruolo di Banca Popolare di Sondrio che già fa gola ai fondi stranieri, ma non è da escludere che possa sottrarsi all'appetito di questi ultimi con operazioni di aggregazione all'interno dei confini nazionali. 

Chi farà la prima mossa? Focus su Creval

Sull'inserto di Repubblica si legge che non è facile dire chi farà la prima mossa anche perchè molto dipenderà dagli eventi e dalle circostanze che i vari protagonisti interpreteranno nell'ottica dei giochi di strategia, tra domino e risiko.
Certo per il momento non si può ignorare l'avance di Credit Agricole su Creval, visto che la banca francese il mese scorso si era fatta avanti con il consorzio di garanzia dell'aumento di capitale del gruppo italiano per comprare una quota del 10%.

Una mossa che però non è andata a buon fine visto che l'incertezza legata all'esito delle elezioni politiche nel nostro Paese ha fatto desistere Credit Agricole, ma second Affari & Finanza i dossier sulle fusioni non sono chiusi nè per il gruppo francese nè per il direttore generale di Creval, Mauro Selvetti.  

Fonte: News Trend Online

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