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lunedì 26 marzo 2018

Per le prossime sedute la strategia operativa impone cautela

 
Ultime sedute particolarmente pesanti per i mercati internazionali, in primis Wall Street. In Italia, invece, si intravedono le prime avvisaglie di un governo. Quali le prospettive per il Vecchio Continente e nello specifico per il mercato italiano? La risposta di Stefano Masa Head of QuantInvest® Research & Analysis Department. 
Partiamo da una panoramica generale che metta in evidenza i singoli temi accaduti nel corso della settimana trascorsa
Un saldo negativo settimanale pressoché diffuso sulle principali piazze azionarie internazionali. Da evidenziare come sia Wall Street la borsa maggiormente penalizzata con una perdita di quasi sei punti percentuali sull’importante benchmark S&P500. Questo dato potrebbe essere “la notizia”: raramente, nel corso degli ultimi anni, si vede l’indice statunitense indossare la maglia nera nelle perfomance negative settimanali. Altro fattore che deve fare riflettere è il significativo incremento dell’indice Vix che vede i propri corsi in prossimità dei massimi fatti registrare ad inizio mese (il 2 marzo registrò un high monthly a 26,22 punti). Appare ovvio il posizionamento su questo strumento in momenti di difficoltà come quelli vissuti nel corso dell’ottava trascorsa, ma è opportuno evidenziare come gli attuali livelli – nel corso degli ultimi anni – siano ben lontani dalla loro media storica sia su base mensile che trimestrale.
Il fronte politico è quello che ha caratterizzato la trascorsa settimana. Dalla Russia si registra – con un consenso di oltre 3 persone su 4 – la conferma di Putin quale capo incontrastato del suo paese. Il suo più diretto avversario Pavel Grudinin ha raccolto poco più di 11 punti percentuali ed il suo annunciato abbandono al WTO è stato archiviato. In territorio a stelle e strisce si è vissuto con molta incertezza la nuova mossa “politica-economica” del presidente Trump: la guerra dei dazi che ne sta derivando non porterà sicuramente benefici nel breve termine e – appare plausibile – una contromossa da parte della controparti interessate (prima fra tutti la Cina). Sicuramente la pesante flessione dell’indice americano è da ricondurre alle potenziali conseguenze di questo shock commerciale e non all’attuale “datagate” che invece ha penalizzato i principali titoli legati al mondo dei social network. Se l’immediato futuro potrà vivere forti momenti di tensione tra il commercio Usa e quello del resto del mondo, a questa eventuale possibilità sembra averci pensato Jerome Powell neo governatore della Fed: la sua prima mossa in materia di politica monetaria non ha lasciato stupiti nessuno. Il rialzo atteso (pari ad un +0,25%) è stato accompagnato da un commento moderato all’insegna di prossimi ritocchi verso l’alto in direzione di un auspicata “normalizzazione”: anche se tre rialzi nel corso di quest’anno sembrano scontati, c’è chi invece individua quattro possibili manovre (v. la stessa Moody’s).
Spostandoci in Italia quali scenari si stanno delineando dopo le elezioni e quali prospettive per il FTSE MIB.
L’Italia inizia ad intravvedere la forma del proprio governo. L’elezione dei presidenti di Camera (Roberto Fico) e Senato (Elisabetta Alberti Casellati) delinea uno stato di incertezza che caratterizzerà il futuro del nuovo esecutivo. La mossa della Lega nell’aver scelto un soggetto diverso da quello proposto dal leader di Forza Italia ha – di fatto – concretizzato un primo strappo in sede di coalizione di centro-destra. Certamente questo tipo di “affronto” al numero uno dei forzisti non sarà dimenticato facilmente e – si può con molta probabilità – ipotizzarne degli altri in vista dei prossimi e fondamentali passaggi politici dell’esecutivo nascente. Il primo appuntamento è quello con i mercati dove si vedrà se gli operatori avranno accolto con preoccupazione questa designazione dei due nuovi presidenti delle camere al pari di un’anticamera del nuovo governo.
Dal punto di vista finanziario, il recente allarme diffuso da Blackrock (Xetra: 1005182.DE - notizie) («evitate i bond italiani») appare “scontato” in questo momento: dal punto di vista operativo potrà sì avere delle incidenze nel breve termine ma che personalmente reputo assorbirsi nel medio/lungo periodo. Un rischio sistemico in Europa - con l’Italia quale suo principale “innesco” – non lo vedo concreto.
Nello scorso intervento, quanto si evidenziava (al fine di un posizionamento long) non si è concretizzato: la citata conferma (“solo con il superamento - preferibilmente in chiusura - di soglia 22.831,50 punti”) si è realizzata nel corso di venerdì 16 marzo dove - con un close a 22.857,69 punti - veniva archiviata una settimana piuttosto interlocutoria. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) corso di quest’ultima giornata però, la dinamica dei valori presenti sui principali indicatori algoritmici, evidenziava un indebolimento comportando una possibile inversione: sul fronte dei leading indicators si passava dal precedente buy al neo sell signal, mentre sui lagging compariva un uniforme stato di neutralità accompagnato da alcuni segnali in vendita su parte degli indicatori. Quest’ultimo cambio di direzionalità ha poi registrato un ulteriore conferma nel corso della recente ottava, dove – salvo inversioni di tendenza nel brevissimo termine – potrebbe incrementare la propria forza ribassista riportando i corsi verso il primo importante test di area 21.500 punti. Qualora quest’ultima ipotesi si verificasse già nel corso delle prime giornate di questa sessione settimanale, il preannunciato target a 21.170 punti apparirebbe ancor più concreto. Da sottolineare inoltre come i corsi abbiano testato la parte inferiore del Raff Regression Channel (violandone la mediana risultante dal calcolo dai recenti massimi dello scorso gennaio): solo il ritorno dei prezzi oltre quota 22.780 agevolerebbe un ritorno alla neutralità algoritmica perché – attualmente – il possibile scenario sembra essere orientato in direzione del precedente obiettivo (nello specifico a 21.137 punti).
Quali i titoli da monitorare
Al pari dell’impostazione evidenziata sul nostro principale indice azionario (FTSE Mib), gran parte dei sottostanti appartenenti a quest’ultimo scontano la medesima dinamica: per le prossime sedute la strategia operativa sembra suggerire maggiore dinamismo sui vari book e soprattutto ancor più cautela. Per i “compratori” l’eventuale upside può circoscriversi in contenuti range di prezzo mentre – all’opposto – i potenziali downside appaiono caratterizzati da maggior ampiezza di movimento.
Il titolo Campari (Milano: CPR.MI - notizie) potrebbe rivedere area 6,35 € (target zone) solo in caso di superamento della propria resistenza a quota 6,21 €: negativo il ritorno sotto 6,05 € con potenziale drop a 5,975 €. Enel (Londra: 0NRE.L - notizie) vede la sua resistenza statica a 4,90 € (il superamento in chiusura rappresenta la soglia di price entry) come principale ostacolo ad una possibile crescita oltre area 5,00 €: da temere una violazione di 4,74 € (target a 4,575 €).
Finmeccanica Leonardo vive un trading range ben delineato tra la resistenza a 9,56 € ed il supporto di area 8,60 €: l’approssimarsi verso 9,00 € implicherebbe un possibile – ed ulteriore – ribasso dei corsi in direzione del supporto indicato; scenario invece favorevole qualora i prezzi superassero 9,84 € con target a 10,60 €.
Sul titolo Generali (EUREX: 566030.EX - notizie) ci si aspetta un incremento di volatilità giornaliera per le prossime sedute: come già suggerito in precedenza, l’operatività intraday mediante l’adozione della teoria dei Pivot Point (in questo caso estesa a quelli di 2° livello), potrebbe essere la favorita per questa prossima ottava.

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