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mercoledì 28 marzo 2018

Per gli esperti aumentano gli indizi di una crisi sui mercati


Più che a un mercato Goldilocks adesso siamo vicini a uno Frankenstein. Per questo motivo, in uno scenario caratterizzato da una possibile recessione economica improvvisa, è possibile una correzione del mercato tra il 25 e il 30 percento.

Chi teme il peggio?

Questa, in sintesi, l'idea di Steen Jakobsen, di Saxo Bank, che nutre seri dubbi sulla tenuta del mercato.
In particolare l'esperto, intervistato dalla Cnbc, ha citato diversi fattori tra cui la crescita dei crediti, un aumento del deficit fiscale Usa, le difficoltà di approvazione dei piani di spesa per le infrastrutture e una potenziale guerra commerciale. 
Analizzando nello specifico la view di Jakobsen, aumentano le tendenze che indicano una crisi dell'economia globale; nello specifico si evidenzia un aumento dei prestiti con carta di credito, il che significa che per quanto il consumo sia in aumento potrebbe essere stato spinto addirittura al massimo.

A questo si aggiunga un altro elemento: la fiducia dei consumatori negli Stati Uniti è diminuita a marzo , scendendo al di sotto delle aspettative e rompendo una serie di risultati positivi durati oltre due mesi. Un calo della disoccupazione, un aumento della crescita e dell'inflazione hanno permesso nel recente passato di ipotizzare un 2018 all'insegna di investimenti e miglioramenti cheinvece, non si stanno concretizzando.
E i numeri potrebbero confermarlo: le attese per un Pil di oltre il 5% si sono dovute ricalibrare di fronte a una la realtà che sul primo trimestre 2018 è significativamente inferiore al 2%. In passato, a causa della crisi mondiale scoppiata nel 2018, le regole alla base dell'economia erano state letteralmente distorte dai banchieri centrali, che hanno iniettato trilioni di dollari nell'economia globale per stimolare la ripresa.

Adesso, invece, i timori di una potenziale guerra commerciale mondiale stanno attirando l'attenzione verso un calo ulteriore delle prospettive economiche. Senza contare che la recente riforma fiscale sebbene abbia portato significativi tagli alle aliquote, sul futuro potrebbe pesare non poco sul fronte del gettito.
"Abbiamo una crescita lenta, nessun input sull'inflazione, la spesa per le infrastrutture non è più sul tavolo dei politici e potrebbe non vedere mai la luce, quindi molte delle strategie di cui si era parlato e su cui si basava l'ottimismo ancora non si materializzano".

Il fronte degli ottimisti

Come spesso accade in questi casi, però, non tutti sono d'accordo: Karen Ward, chief market strategist presso JP Morgan Asset Management ha dichiarato in una e-mail che le aziende sono più ottimiste riguardo al futuro e hanno investito da tempo in impianti e macchinari.
"L'anno scorso” ricorda “ non si è visto solo un aumento della crescita degli investimenti aziendali nell'area G-7, ma anche il primo anno in cui l'espansione è stata sincronizzata su tutti e 7 i paesi"
A fargli eco è Steve Chiavarone, vicepresidente e portfolio manager di Federated Investors secondo cui non solo stiamo per entrare in una buona stagione degli utili ma, con ogni probabilità potrebbe essere la migliore dal 2011.

Il paradosso? Alla base della sua fiducia ci sarebbero, invece, parte di quei fattori che hanno creato dubbi agli esperti di Saxo Bak, primo fra tutti la riforma fiscale. Ma Chiavarone non ha dubbi: "Nel primo trimestre prevediamo una crescita degli utili positiva in tutti i principali settori e tra questi sette di loro avranno una crescita a due cifre".
Il punto di forza per lo slancio in arrivo sarebbe anche la deregolamentazione dei mercati e il rimpatrio dei capitali detenuti all'estero. Per questo motivo, secondo lui, nonostante la volatilità, i mercati continueranno a crescere.

Fonte: News Trend Online

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