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giovedì 1 marzo 2018

L’Italia non molla l’Europa

 
Mentre i mercati mondiali danno segnali di incertezza, l’azionario italiano cerca di restare agganciato a quello del resto d’Europa. La categoria Morningstar (NasdaqGS: MORN - notizie) dedicata ai fondi che investono nell’equity Italia nell’ultimo mese (fino al 27 febbraio e calcolato in euro) ha perso circa il 5%. Un andamento in linea con quello dell’indice Morningstar dedicato al Belpaese e con quello riservato al Vecchio continente nel suo complesso.
Indici Morningstar Italy (in verde) e Morningstar Europe a confronto
Dati in euro aggiornati al 27 febbraio 2018
Fonte: Morningstar Direct
Dal punto di vista domestico, del resto, non ci sarebbero stati motivi per dare il via alle vendite. Gli ultimi numeri macro mostrano una situazione in miglioramento, con un Pil del quarto trimestre 2017 in crescita dello 0,3% rispetto al periodo precedente e un dato per l’intero anno rivisto a +1,5%. L’attesa per le elezioni, inoltre, da anni ormai (in Italia come nel resto del continente) non viene considerato un buon motivo per alleggerire i portafogli.
Un bronzo in linea
Fra i fondi con Analyst rating dedicati all’azionario del Belpaese, quello che si è mosso meglio (che, in questo caso, vuol dire in linea con l’indice) è AXAWF Framlington Italy E Capitalisation EUR (Bronze) che, in quattro settimane ha segnato -5%. “Le idee di investimento arrivano dal team di analisti che segue le large e le small cap europee, ma possono nascere anche da riunioni fra i gestori o da analisi quantitative”, dice Francesco Paganelli, fund analyst di Morningstar in un report del 26 ottobre 2017. “Un altro elemento che viene preso in considerazione è il ciclo di vita della società. Questo elemento aiuta a identificare le azioni o i settori più interessanti e a dare delle priorità alle operazioni di analisi. Il posizionamento all’interno del settore di riferimento è un altro elemento considerato. Il gestore generalmente investe la maggior parte del portafoglio in un mix formato da società in ristrutturazione e in crescita. Tutte le scelte hanno un orizzonte temporale di medio e lungo termine e il manager preferisce essere paziente nell’attesa che le sue decisioni inizino a dare frutti. Il gestore cerca di mettere in portafoglio società che abbiano un potenziale di crescita del 10%. L’idea di investimento viene rivista quando la perdita supera il 15% o quando il titolo raggiunge il target price”.
Di Marco Caprotti

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