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mercoledì 21 marzo 2018

La NSA Usa avrebbe strumenti per identificare utenti bitcoin


Uno dei pilastri che ha reso famoso il bitcoin (BTC) attualmente in fase di risalita ad oltre 9mila euro e, più in generale, tutto l'universo delle criptovalute potrebbe crollare a breve.

Il caso

Recentemente Mastercard ha confermato di vedere con favore l'uso di monete virtuali purché sotto l'ombrello delle banche centrali, scardinando, almeno in teoria, l'idea centrale alla base del concetto stesso di criptovaluta ovvero la mancanza di autorità centralizzata.

Adesso, invece la National Security Agency potrebbe aver sviluppato un sistema che permette di rintracciare mittenti e destinatari di Bitcoin. La rivelazione arriva da The Intercept, un portale d'informazione che cita documenti di Edward Snowden sul programma di sorveglianza di massa da parte della NSA, risalenti al 2013.
Il software sarebbe stato mascherato da app per mantenere l'anonimato degli utenti ma in realtà avrebbe avuto il compito di raccogliere informazioni (cronologie di navigazione, password e indirizzi dei dispositiviMac) sull'uso e le transazioni di criptovalute tra cui la principale sarebbe stata proprio il bitcoin.
Nello specifico il programma segreto di sorveglianza aveva nome in codice OAKSTAR ed era a sua volta un sistema collegato a diverse aziende che permetteva di ottenere informazioni direttamente dalla fibra ottica della Rete.

Da qui partiva l'azione di un servizio VPN chiamato MONKEYROCKET il cui ruolo era prima di tutto l'identificazione degli utenti Bitcoin e quindi l'inserimento di speciali “ganci” per poter captare i dati.

I contraccolpi d'immagine

Secondo quanto dichiarato dalla NSA l'obiettivo principale era attuare una strategia a lungo termine per "attirare soggetti legati al terrorismo, permettendo alla NSA di violare il sistema di sicurezza di Al Qaida COMSEC".
Tempi sempre più difficili per il mondo cripto: a gennaio Facebook aveva dato il via a una politica di stop agli annunci sulle criptovalute e alla pubblicità riguardante le ICO.

Qualche settimana fa si era aggiunta anche Google, in altre parole la quasi totalità del mercato dell'advertisement chiudeva le porte alle monete virtuali. Poco dopo si è unita anche Twitter che, con ogni probabiltà tra un paio di settimane adotterà la stessa risoluzione.

Un problema di immagine non indifferente per chi, come il Bitcoin, vive della fiduciadi chi compra/vende dal momento che, di fatto, non ha nessun sottostante o garanzia che possa confermarne il valore oggettivo.

Non solo, ma così facendo anche i nomi più stabili dell'universo cripto saranno visti facilmente nell'immaginario collettivo come strumenti per l'acquisto di prodotti contraffatti, droghe, armi, munizioni se non addirittura a mezzi per finanziare il terrorismo.
Fonte: News Trend Online

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