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lunedì 19 marzo 2018

In settimana molti nodi verranno al pettine


I mercati finanziari si preparano ad affrontare una settimana densa di appuntamenti teoricamente in grado di fornire lo spunto per intraprendere un nuovo movimento direzionale.
La scorsa settimana è stata sostanzialmente interlocutoria, passata dagli indici USA prevalentemente a correggere l’impulso rialzista che, nella prima parte del mese di marzo, sembrava voler far dimenticare le paure di febbraio e trascinare nuovamente gli indici sui massimi assoluti.
Invece, se guardiamo SP500, il principale indice azionario USA, constatiamo che l’area dei 2.800 punti, al momento, si è rivelata un ostacolo impossibile da superare ed ha ricondotto la foga dei compratori a più miti consigli,  respingendo l’indice all’indietro, verso il test della trendline rialzista che unisce i due precedenti minimi relativi del 9 febbraio e del 2 marzo.

Oggi questa trendline, che sostiene il movimento di recupero del mercato azionario dopo il crollo di inizio febbraio, transita per quota 2.740, solo 12 punti sotto il livello di chiusura della scorsa settimana. Sarà perciò questo il baricentro attorno a cui si giocherà la partita direzionale del mercato, quanto mai incerta.
Una rottura di questi livelli sarebbe in grado di incrinare la ritrovata tranquillità dei mercati e potrebbe far diventare una chimera il ritorno ai massimi. Anzi, se l’indice si dirigesse verso i successivi supporti (prima 2.647, poi 2.532), potrebbero ripresentarsi le crisi di panico che abbiamo visto ad inizio febbraio e concretizzarsi una netta inversione di tendenza, che provocherebbe la svolta ciclica verso il mercato orso di lungo periodo.
La settimana che inizia oggi potrebbe fornire parecchi pretesti alla realizzazione di questo scenario.
Innanzitutto oggi e domani andrà in scena un G20 che per la prima volta dovrà affrontare la guerra commerciale dichiarata da Trump al resto del mondo con i dazi su acciaio ed alluminio, che entreranno in vigore entro pochi giorni.
Le grandi potenze si incontreranno e Trump sarà faccia a faccia con quelli che ora apertamente considera nemici economici, se non ancora propriamente politici: il russo Putin, reduce dal plebiscito elettorale di ieri e il cinese Xi, recentemente incoronato leader a vita del popolo cinese.

I due dittatori suscitano l’invidia di Trump, che invece si trova a guidare un’America quanto mai divisa, con un’Amministrazione ormai simile ad un’armata Brancaleone in cui tutti si sentono precari e passibili di licenziamento da parte di un capo sempre più umorale.
Ma, oltre a questo, sarà interessante assistere a come le spade verranno incrociate delle grandi potenze in questo consesso, dove, prima dell’arrivo di Trump sulla scena geopolitica, principi come il libero commercio e la cooperazione economica mondiale, hanno sempre risuonato come mantra, mentre ora sul tavolo di discussione ci sarà l’attacco protezionistico di Trump.

Russia e Cina sono state sempre molto caute nelle scorse settimane, mostrando di voler attendere l’ufficialità dei provvedimenti americani prima di sparare ritorsioni impegnative. Ma al G20 potrebbero fornire ai mercati qualche spunto di riflessione su come intendono ribattere ai colpi protezionistici che gli USA spareranno.
I mercati sembrano temere gli effetti negativi di questa guerra sulla crescita globale, anche se hanno imparato che Trump ai grandi vertici internazionali, che interpreta come la partecipazione alla cerimonia di consegna degli Oscar, ha un atteggiamento ben diverso rispetto a quello arcigno e rissoso che ha invece su Twitter e nello studio ovale con i suoi collaboratori.

Pertanto non va esclusa del tutto la possibilità che l’umorale uomo di spettacolo americano, Presidente per caso, compia qualche giravolta dialettica accomodante (come ha fatto nei confronti dell’uomo-razzo nordcoreano) in modo da presentarsi, a sorpresa, assai più bonario di come ci si aspetta, per rubare la scena agli altri leader e monopolizzare l’attenzione dei media.
Comunque, al di là della diplomazia del G20, la settimana ci dovrebbe fornire i fatti concreti della reale portata dei dazi americani, che dovrebbero entrare ufficialmente in vigore entro venerdì.

Sarà molto importante verificare da quali paesi sarà effettivamente composta la lista degli esentati. Messico e Canada hanno buone possibilità. L’Europa, dopo il fallimento della prima tornata di trattative, tornerà all’attacco per convincere gli americani che il piano delle ritorsioni che è pronta ad effettuare porterà agli USA più danni di una esenzione dell’Europa.
Se gli americani volessero creare difficoltà agli europei potrebbero rispondere con la possibilità di esentare qualche paese europeo dai dazi e di colpirne altri. La traballante unità europea di facciata verrebbe così messa alla prova della convenienza spicciola. 
Ma questa settimana non c’è solo l’inizio della guerra commerciale, ma anche la prima riunione di politica monetaria della FED guidata da Jerome Powell.

Secondo tutti gli analisti, mercoledì sera dovrebbe essere varato il primo dei 3 rialzi comunicati per il 2018. Il tasso ufficiale sui FED Funds dovrebbe passare da 1,50% a 1,75%. La mossa è già scontata dai mercati. Ma non è scontato un possibile cambiamento delle proiezioni economiche per il resto del 2018, che verranno comunicate prima della conferenza stampa di Powell.
Il mercato, sulla base delle pressioni inflazionistiche che stanno aumentando in USA, ma non così rapidamente come si temeva, sta ancora credendo ai 3 rialzi nel 2018 che furono comunicati nel dicembre scorso, nelle ultime proiezioni economiche dell’era Yellen. Ma se il FOMC, ora in parte rinnovato nei suoi membri votanti, dovesse  cambiare idea e magari propendere per un’accelerazione del processo di normalizzazione, portando magari a 4 i rialzi del 2018, potrebbero esserci conseguenze non ancora scontate sui rendimenti, specialmente quelli di breve, e volatilità aggiuntiva sull’azionario.
L’Europa si trova, come sempre, tra l’incudine della forza dell’Euro ed il martello del comportamento dei mercati americani.

La scorsa settimana è riuscita ad allentare un po’ il giogo, con un lieve miglioramento della forza relativa di Eurostoxx50 rispetto all’americano SP500. Infatti, a fronte di un calo settimanale di -1,24% di SP500, l’indice delle blue chips europee è salito di +0,5%.
Non è gran cosa, ma il verso è quello giusto.
A casa nostra le trattative di governo sono ancora molto alle fasi iniziali e a fronte di un sacco di parole e di ipotesi, copiosamente vomitate sui mass media, la realtà pare assai più vicina ad uno stallo che ad una soluzione.
Intanto le voci che contano in Europa cominciano a porre qualche altolà alla fantasia in libertà dei nostri due vincitori Di Maio e Salvini.

Macron ha fatto capire che le cancellerie europee sono preoccupate dall’avanzata del populismo e faranno il possibile per evitare un governo anti-europeo. Traduzione per il Don Abbondio del Quirinale: il matrimonio tra Di Maio e Salvini “non s’ha da fare”.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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