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giovedì 1 marzo 2018

I mercati globali fanno lo sgambetto alla frontiera

 
La grande paura dei mercati globali, iniziata nelle settimane scorse con il capitombolo di quelli americani, si è fatta sentire sui paesi di frontiera. La categoria Morningstar (NasdaqGS: MORN - notizie) dedicata ai fondi che si muovono sui paesi non ancora emergenti, nell’ultimo mese (fino al 26 febbraio e calcolata in euro) ha perso l’1,5% portando a +1,6% la performance da inizio anno.
Andamento categoria Morningstar Azionari mercati di frontiera
Dati aggiornati al 27 febbraio 2018
Fonte: Morningstar Direct
La performance delle ultime settimane dei mercati di frontiera non sorprende alla luce delle incertezze delle piazze globali, alle prese con la possibilità di strette monetarie negli Usa e, più in generale, con le valutazioni troppo alte dell’equity. E, come d’abitudine, quando le Borse scendono troppo repentinamente, gli investitori preferiscono mettersi un po’ di soldi in tasca allontanandosi dal rischio.
Questo non significa che l’investimento nei frontier market sia da abbandonare per sempre. Gli strumenti dedicati ai mercati di frontiera, infatti, sono una buona fonte di diversificazione. “E’ vero, si tratta di asset rischiosi”, dice Patricia Oey, analista di Morningstar. “Tuttavia, quando fanno parte di un portafoglio che ha un orizzonte globale possono anche ridurre alcuni pericoli. Ad esempio, possono abbassare la volatilità dei mercati emergenti che, negli ultimi anni, sono diventati sempre più correlati fra di loro. I paesi di frontiera, in questo senso tendono a muoversi singolarmente, ognuno secondo le proprie caratteristiche”.
Chi ha provato a resistere
Fra i portafogli specializzati nell’equity dei paesi di frontiera, quello che, nel periodo, ha resistito di più è East Capital Global Frontier Mkts A EUR (Morningstar rating: tre stelle) che ha contenuto la perdita allo 0,29%. Il fondo, secondo la foto scattata dalla Morningstar Style Box, investe principalmente in titoli di aziende growth cercando di diversificare equamente fra big, medium e small cap (dati aggiornali al 31 gennaio 2018). In quest’ottica, a livello settoriale, sovrappesa soprattutto i tecnologici e l’healthcare. Non manca comunque l’esposizione ai titoli value, considerando che fra le top holding del portafoglio ci sono società finanziarie come l’argentina Banco Macro o aziende dei materiali di base come la nigeriana Dangote Cement. A livello regionale, tuttavia, il gestore privilegia soprattutto le zone di frontiera dell’Asia.
Di Marco Caprotti

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