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martedì 27 marzo 2018

Fra rischi e opportunità, dove va l’Europa?


L’Europa sta attraversando una fase positiva ma il contesto di mercato non è esente da incognite, a partire dalla Brexit e dall’incertezza politica. La Fidelity Analyst Survey 2018, illustra le view degli analisti di Fidelity sui principali trend che caratterizzano i prossimi mesi.

Fra rischi e opportunità, dove va l’Europa?

Le società europee sono uscite da una fase pluriennale di consolidamento e controllo dei costi.
Sospinte dal vento della crescita globale, stanno sfruttando al meglio i costi di finanziamento estremamente convenienti, la redditività crescente e la solidità dei bilanci per investire in capitale e tecnologia oltreché per remunerare gli azionisti.
Secondo i nostri analisti europei, il management delle società è considerevolmente più fiducioso riguardo alle prospettive dei loro business.

Poco più della metà del campione (il doppio dello scorso anno) dichiara che la fiducia del management verso gli investimenti è in aumento rispetto all’anno appena concluso.
Oltre quattro analisti su dieci prevedono un aumento della spesa in conto capitale. L'enfasi principale, come altrove, è sul mantenimento del business, tuttavia un maggior numero di società inizia a spendere per la crescita.
Nel complesso, l'Europa sembra godere di ottima salute.

Si registrano tuttavia alcuni fattori negativi, già in atto o potenziali, che i nostri analisti tengono sotto stretta osservazione. Ancora più dello scorso anno, gli analisti europei temono che la Brexit stia penalizzando le decisioni strategiche sugli investimenti nel Regno Unito. Inoltre l'instabilità politica in Europa costituisce un potenziale fattore di attenzione.
Al di là di questi elementi, non mancano però i motivi di ottimismo.
Ben più della metà degli analisti europei prevede un incremento della redditività del capitale, grazie all'espansione della domanda e alla riduzione dei costi, delineando il quadro più positivo tra tutte le regioni considerate. Ciononostante, appare chiaro che le imprese non sono ancora in grado di abbandonare la disciplina sul fronte dei costi, salvagente grazie al quale hanno superato due recessioni in un decennio.

Ad esempio, il ridimensionamento dei costi è un fattore che contribuisce all'aumento atteso dei rendimenti in misura molto più significativa che negli Stati Uniti, mentre un numero minore di analisti dichiara che il pricing power darà un apporto positivo alla crescita dei rendimenti.

Questo documento contiene informazioni riservate ai professionisti

Una più elevata redditività del capitale e la solidità dei bilanci consentiranno a molte imprese di aumentare ulteriormente i dividendi.

Sei analisti su dieci in Europa prevedono un aumento delle distribuzioni, facendo così registrare una percentuale più alta che in qualsiasi altra regione, eccetto gli Stati Uniti.
La maggior parte degli analisti europei si aspetta inoltre una maggiore propensione verso attività di M&A nei prossimi 1-2 anni.
Probabilmente si tratterà in prevalenza di acquisizioni per incorporazione e non di grandi operazioni strategiche, maggiormente attese dagli analisti negli Stati Uniti.
I timori deflazionistici si sono attenuati poiché l'economia dei paesi periferici si è rafforzata. L'austerità non è più così rigida come in passato e le retribuzioni dovrebbero crescere, secondo quasi i tre quarti degli analisti che si occupano della regione, dando impulso ai consumi.

(L'unica eccezione è rappresentata dal Regno Unito, dove la crescita reale dei salari è stata negativa da inizio 2017, in parte a causa dell'impatto inflazionistico del calo della sterlina dopo il voto sulla Brexit).

Regno Unito: le difficoltà legate alla Brexit

Il divorzio tra il Regno Unito e l'Unione Europea continua a dominare l'agenda politica.
Il 54% degli analisti che lavorano in Europa prevede che la Brexit avrà un impatto moderatamente negativo e un ulteriore 9% si aspetta una ricaduta significativa. I settori maggiormente interessati sono i beni di consumo discrezionali, i servizi finanziari, i prodotti industriali e i materiali.
La Brexit scoraggia inoltre gli investimenti aziendali nel Regno Unito: il 61% di tutti gli analisti europei dichiara che le rispettive società sono meno propense a investire oltremanica dopo il risultato del referendum.

Un terzo degli analisti negli Stati Uniti e un quarto di quelli in Giappone riscontra dinamiche simili tra le società di loro competenza.
Se osserviamo i piani d'investimento nel Regno Unito per settore, oltre la metà degli analisti addetti ai prodotti industriali ritiene che la Brexit avrà un impatto moderatamente o significativamente negativo.
Secondo le previsioni, anche gli investimenti nei beni di consumo discrezionali, servizi finanziari, materiali e sanità risulteranno penalizzati.
I nostri analisti dichiarano che le rispettive società vivono con ansia l'incertezza riguardante il potenziale accordo tra UE e Regno Unito, i rischi per la posizione di Londra come hub finanziario e la conseguente perdita di talenti e sono preoccupate per il mercato immobiliare.

Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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