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lunedì 19 marzo 2018

Etf azionari senza confini

Gli Exchange traded funds (Etf) nacquero per replicare i grandi indici azionari globali. Certo, nel corso del tempo i trackers hanno poi conquistato altri “territori” (il reddito fisso, le materie prime, gli indici settoriali, gli investimenti tematici, ecc.), ma l’equity internazionale resta ancora la classe di attivi in cui gli Etf danno il meglio, in termini di fedeltà di replica, liquidità e masse gestite.
Il rally dei mercati azionari post crisi 2008 ha spinto gli investitori verso questi strumenti, meno costosi e più facili da gestire rispetto ad altre forme d’investimento.

Secondo i dati Morningstar, le masse gestite a fine febbraio 2018 per i replicanti europei della macro categoria Azionari Internazionali (circa 50 miliardi di euro) sono praticamente raddoppiate in soli tre anni (erano 26 miliardi al 28 febbraio 2015). La raccolta è stata positiva in ciascuno degli ultimi dieci anni, con il record del 2017, anno in cui i flussi netti hanno superato in Europa i 10,6 miliardi di euro.
Gli investitori nostrani interessati a esporsi a un paniere di azioni internazionali tramite un replicante possono contare su un buon ventaglio di scelte disponibili.

In Europa sono quotati ben 79 Etf che replicano un indice azionario globale. Sul segmento ETFPlus di Borsa Italiana sono invece 39 i fondi passivi quotati di questo tipo, spaziando in ben sette diverse categorie Morningstar. La tabella sottostante include i primi 10 Etf disponibili a Piazza Affari per patrimonio gestito.
Come si nota, si distingue per masse gestite l’iShares Core MSCI World UCITS ETF, un fondo che usa la replica fisica ottimizzata per tracciare l’indice.

In pratica, l’Etf acquista un insieme di titoli scelti in modo da creare un portafoglio sufficientemente simile a quello del benchmark ma con un numero di componenti inferiore, in modo da ottimizzare i costi di transazione. iShares può effettuare il prestito titoli per un importo fino al 100% del valore patrimoniale netto (Nav) del fondo.
Blackrock, società madre di iShares, gestisce il processo di prestito titoli e si tiene il 37,5% dei redditi derivanti, mentre il 62,5% restante viene condiviso con gli aderenti all’Etf. Per proteggere il fondo dal rischio di controparte che nasce da questa pratica (che teoricamente può portare ad una perdita pari al 100% del capitale), iShares utilizza un collaterale superiore al valore del prestito.

I livelli di garanzia variano dal 102,5% al 112% del valore dei titoli in prestito, a seconda delle attività previste dal debitore come garanzia.
Tra i 39 replicanti presenti a Milano, ce ne sono attualmente 12 coperti dalla ricerca qualitativa di Morningstar. Tra questi, i quattro non presenti nella tabella precedente sono l’iShares Edge MSCI World Multifactor UCITS ETF (Silver), l’Xtrackers Stoxx Global Select Dividend 100 Swap UCITS ETF 1D (Neutral), l’iShares Edge MSCI World Quality Factor UCITS ETF USD (Bronze) e l’Xtrackers MSCI World Quality UCITS ETF 1C (Bronze).
Quando ci si trova davanti a una gamma di scelta così ampia, infatti, il processo di selezione diventa fondamentale.

Con l'implementazione del Morningstar Analyst Rating sugli Etf, Morningstar ha voluto espandere il ventaglio di strumenti a disposizione degli investitori e consentire loro di confrontare direttamente le soluzioni di investimento disponibili nella gestione passiva e attiva. La logica dell’Analyst Rating è quella di aiutare gli investitori a identificare i fondi in grado di battere i loro concorrenti in termini di rendimento aggiustato per il rischio nel lungo termine, di solito un ciclo di mercato completo.
Di Valerio Baselli
Autore: Morningstar Fonte: News Trend Online

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