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mercoledì 7 marzo 2018

Che bello essersi liberati di zia Janet, la sua presidenza è stato un disastro totale (Parte 2)



(Cliccate qui per leggere la Prima Parte: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/03/che-bello-essersi-liberati-di-zia-janet.html)


di David Stockman


Janet Yellen non merita l'adulazione che le viene conferita dalla stampa finanziaria generalista. In realtà, il suo regno sarà giudicato dalla storia come un fallimento spettacolare che ha lasciato Main Street tra atroci sofferenze economiche -- mentre ha completamente assuefatto Wall Street all'eroina monetaria, una specialità dei banchieri centrali keynesiani.

Di conseguenza potrebbero essere necessari una dozzina o più di episodi come il mini crash di febbraio per eliminare definitivamente la dipendenza dalla cosiddetta mania "buy the dips" ormai dilagante nei casinò azionari. In attesa di quel giorno, sicuramente Wall Street avrà tempo per capire che zia Janet non è stata affatto sua amica, ma il suo peggior incubo.

La verità è che era incompetente, ignorante e infatuata di modelli macroeconomici keynesiani che sono così estranei alla realtà da risultare assolutamente imbarazzanti. Allo stesso tempo, la sua ostinata incuranza per il gioco d'azzardo nei mercati finanziari è stata semplicemente patetica.

Un po' di tempo fa il venerabile veggente monetario autore di Grant's Interest Rate Observer ha affermato che denaro e finanza sono stati sottomessi al cosiddetto standard dei dottorati. Ricordiamo che Jim Grant si riferiva a Ben Bernanke, dottore di ricerca del MIT e studioso della Grande Depressione (in modo sbagliato però). Ma dopo febbraio 2018 possiamo dire che è stata Janet Yellen che alla fine ha portato il settore bancario centrale, guidato dai modelli matematici ed econometria, allo stadio terminale in cui langue adesso.

Questo è vero soprattutto perché, a nostra conoscenza, Janet Yellen non ha mai messo piede a Wall Street, ma soprattutto non ha la minima idea dei tipi pericolosi che si riuniscono lì. In una parola, sono scheggie impazzite: ambiziosi, arroganti, subdoli, avidi e sconsiderati.

La cosa peggiore che i banchieri centrali potessero fare, quindi, era quella di indebolire e infine distruggere i meccanismi naturali di autodisciplina del libero mercato. Tra questi meccanismi vi sono gli short-seller, i costi dei carry trade, le spese di copertura e le sorprese. Questi meccanismi tengono l'avidità sotto controllo e tengono viva la paura di rovinarsi.

In questo contesto, coccolare Wall Street come ha fatto la Yellen non poteva verificarsi in un momento peggiore. Cioè, il suo incarico come presidente della FED è andato dal mese #54 al mese #104 della ripresa post-crisi, o come si suol dire nel mezzo del ciclo economico. Questo è l'intervallo negli infiniti cicli della finanza in cui svaniscono i dolori dell'ultimo crash e in cui i grandi banchieri centrali del passato -- William McChesney Martin e Paul Volcker sono gli unici che mi vengono in mente -- erano pronti a chiudere il rubinetto monetario prima che la festa di Wall Street sfuggisse di mano.

Invece nel ciclo attuale la fase intermedia è stata caratterizzata dall'attacco completamente fuori luogo di Bernanke ad una "nuova" Grande Depressione che non è mai stata reale. Infatti le conseguenti "misure d'emergenza", come la follia della ZIRP e del QE, sono rimaste pienamente in vigore per anni. Al momento dell'arrivo della Yellen alla presidenza della FED, lo tsunami di liquidità, indebitamento economico ed operazioni di mantenimento dei prezzi finanziari si erano completamente ritorti contro i loro ideatori: non avevano fatto nulla per l'economia di Main Street -- andando invece a rigonfiare la bolla che era scoppiata nel settembre 2008.

Quindi all'inizio del 2014 era il momento di stroncarla sul nascere. Dopotutto, a quel punto non si poteva sostenere plausibilmente che l'economia fosse troppo debole per essere svezzata dal denaro a costo zero. Durante i sette trimestri dopo la nomina della Yellen, infatti, la crescita del PIL reale ha sfoggiato una buona crescita, aumentando di una media di poco inferiore al 3.0% su base annua.


Ciononostante la Yellen ha tentennato fino a dicembre 2015 e la ragione era evidentemente una mancanza di spina dorsale, non un'economia debole. Lei e la sua squadra erano terrorizzati da un crollo di Wall Street e hanno ammassato un mucchio di scuse keynesiane per evitare di aumentare i tassi. Queste includevano un'inflazione insufficiente e la scoperta che per la prima volta nella storia moderna il "tasso neutrale dei fondi" (l'equivalente finanziario di un unicorno) era misteriosamente sceso a zero.

Di conseguenza la fase intermedia del ciclo economico -- dopo che la liquidazione dei posti di lavoro e degli inventari era da tempo cessata -- è stata sprecata. L'imperativo di recuperare il tempo perduto e di far uscire la FED dal casinò azionario non è mai passata per la mente keynesiana della Yellen.

Nel 2014 era particolarmente urgente far uscire la FED dal mercato monetario, riconsegnando così i rischi ai carry trade, e ridurre rapidamente il suo gigantesco bilancio patrimoniale, consentendo in tal modo ai tassi d'interesse a lungo termine di trovare livelli di compensazione dettati dal mercato e permettere alle condizioni e alle prospettive macroeconomiche di modellare la curva dei rendimenti. Invece l'attività di acquisto di obbligazioni delle banche centrali e il front-running degli speculatori hanno influenzato mortalmente tutte queste cose.

Infatti se la Yellen avesse fatto la cosa giusta adottando un piano aggressivo di contrazione del bilancio (QT) nella primavera/estate 2014, non ci sarebbe mai stato il successivo programma di acquisto di obbligazioni da $5,000 miliardicondotto da Draghi e Kuroda nel 2015-2017. La seconda gobba blu scuro nel grafico qui sotto è il vero problema, eppure la timidezza e il disorientamento keynesiano di Janet Yellen sono stati la causa che l'ha resa possibile e che ha permesso alla speculazione di raggiungere intensità e dimensioni senza precedenti.

Al contrario, un rapido aumento dei rendimenti sui titoli del Tesoro USA e su altre obbligazioni demoninate in dollari avrebbe fermato la caccia globale a rendimenti decenti. E avrebbe anche impedito a Draghi e Kuroda di stampare $5,000 miliardi di credito fiat. Di fronte ad un dollaro rapidamente in ascesa, l'euro e lo yen sarebbero finiti in caduta libera.

Detto in modo diverso, gran parte della malizia, della follia e della speculazione spericolata ora impiantate nei mercati finanziari globali è avvenuta durante la fase di QE globale alimentata dalla Yellen nel 2014-2018. Durante questo periodo, ad esempio, l'emissione del debito societario ha fatto registrare un record di tutti i tempi. Ma come abbiamo documentato nella Parte 1, il ricavato è finito nell'ingegneria finanziaria e ha fatto salire il prezzo delle azioni a quote ridicole, non è finito in nuovo capitale per la crescita economica.

Allo stesso modo, la speculazione sui carry trade da parte dei front-runner ha toccato vette insensate, come il fatto che il decennale italiano fosse scambiato all'1.0% durante il 2016. Il fatto che il debito pubblico italiano fosse al 133% del PIL, che il suo il sistema fosse completamente disfunzionale e la sua economia inferiore del 10% rispetto a quanto era stata in precedenza in questo secolo, sono risultate tutte cose irrilevanti per il prezzo del suo debito; quest'ultimo è stato impostato dagli speculatori front-runner, i quali stavano comprando con una massiccia leva sui pronti contro termine quello che l'idiota banchiere centrale, Mario Draghi, avrebbe comprato anche lui successivamente.

Infatti, mentre la Yellen rinviava e ritardava l'urgente normalizzazione monetaria presso la FED, le altre banche centrali hanno avuto il permesso di espandere i loro bilanci collettivi ad un incredibile ritmo annuale di $2,200 miliardi durante gran parte del 2016-2017. Con gli imponenti caveau delle banche centrali che avevano le porte spalancate, non c'è da meravigliarsi se $15,000 miliardi in debito sovrano hanno iniziato ad essere trattati a rendimenti negativi.


E questa non è nemmeno la metà della storia. Uccidendo il rendimento dei bond sovrani, la Yellen e il suo convoglio di banchieri centrali keynesiani hanno obbligato i money manager a quello che presto sarebbe diventato evidente come un rischio assurdo per staccare rendimenti decenti.

Non solo le obbligazioni spazzatura europee hanno iniziato ad essere trattate nel range del rendimento del decennale USA, ma il mercato delle obbligazioni societarie è stato letteralmente inondato da un'esplosione di emissioni da parte dei gestori di fondi alla disperata ricerca di rendimenti decenti. Il ricavato, ovviamente, è finito quasi interamente a finanziare gigantesche e inutili operazioni di fusione e acquisizione, riacquisto di azioni proprie e altre forme di ricapitalizzazione finanziata col debito.


E questo ci porta al nostro punto fondamentale su una pseudo-ripresa economica che è il frutto delle manipolazioni della banca centrale. In parte lo stimolo monetario non ha funzionato perché, come abbiamo visto nella Parte 1, le famiglie avevano già raggiunto il Picco del Debito alla vigilia della crisi del 2008.

Ma ad aggiugnere la beffa al danno c'hanno pensato nove anni di ZIRP e QE, i quali hanno fatto impazzire i piani alti delle grandi aziende americane, trasformandoli in giunti di ingegneria finanziaria e quindi barriere all'investimento, alla crescita, all'occupazione e alle retribuzioni. Infatti l'America delle multinazionali sta venendo spogliata di liquidità e investimenti per alimentare prezzi in rialzo delle azioni e spese per le stock option.

Tuttavia il fatto che Yellen e il suo gruppo di stampatori di denaro siano stati inconsapevoli di questa dinamica distruttiva è anche in parte dovuto al fatto che hanno glissato su quanto sia orribile questa presunta ripresa. Infatti concentrandosi in modo ossessivo sulla versione del "mercato del lavoro" fornita dal rumore statistico del BLS, la Yellen ha completamente perso il quadro generale.

Ecco la verità e non è cambiata con il passaggio di un altro anno (2017). Nell'ultimo decennio, su base picco/picco, la crescita del PIL reale misurata dalle vendite finali (che elimina le fluttuazioni degli inventari a breve termine) ha una media di appena l'1.2% annuo. Ciò ammonta a malapena ad un terzo del tasso di tendenza negli anni '80 e '90, per non parlare dei tassi del 4% raggiunti negli anni '60.

Inoltre l'attuale ciclo economico è al suo inning finale -- quindi non c'è alcuna possibilità che persino un'ultima esplosione della crescita sulla scia delle chiacchiere di Trump possa migliorare in modo misurabile la media.

Peggio ancora, i successori keynesiani della Yellen si ritroveranno così compromessi dalle sue azioni che non avranno altra scelta se non avviare una campagna di dumping obbligazionario senza precedenti, la quale presto scioccherà i mercati con $600 miliardi all'anno di offerta.


Sicuramente il grafico qui sopra non è mai stato visto, o discusso, durante una riunione del FOMC, ma la sua pesante importanza fa saltare tutte le chiacchiere mensili dalla FED sulle condizioni del mercato del lavoro e gli indicatori macro di breve periodo. Se i nostri pianificatori monetari keynesiani avessero tolto la testa dai loro modelli DSGE (equilibrio stocastico dinamico generale), avrebbero riconosciuto che l'economia americana stava declinando e che il loro modello della vasca da bagno riguardo l'economia statunitense era tristemente obsoleto e irrilevante.

Il fatto è che, nell'attuale economia globale aperta, la "piena occupazione" e una "inflazione" interna sono concettualmente irrilevanti ed empiricamente non misurabili. Per esempio, in un mondo in cui (al margine) i salari sono fissati dai prezzi dei beni beni cinesi e dai prezzi dei servizi indiani, la tecnologia sostituisce il lavoro umano, e dove il part-time ha ricoperto un ruolo preponderante, le attuali metriche del BLS sono essenzialmente equivalenti a rumore statistico.

Di conseguenza l'attuale obiettivo della FED al 4.0% sul tasso di disoccupazione U-3 è decisamente ridicolo, soprattutto quando al nono anno della ripresa si contano ancora 102 milioni di adulti non nella forza lavoro, o ufficialmente disoccupati -- di cui solo la metà è in pensione e riceve prestazioni della previdenza sociale (OASI).

Allo stesso modo, il metodo computazionale U-3 conta come "impiegato" chiunque lavori solo poche ore alla settimana -- anche se il sondaggio istituzionale designa come "lavoro" ciascuno dei tre o quattro concerti in cui milioni di americani vanno a montare i palchi per far quadrare i loro conti.

In breve, ciò che si ottiene dai rapporti del BLS -- che la Yellen ha pedissequamente studiato -- è rumore statistico, puro e semplice. Il tasso di disoccupazione U-3 come proxy per la piena occupazione è semplicemente ridicolo.

Infatti l'offerta di lavoro inattiva degli Stati Uniti è enorme, tremendamente elastica e totalmente al di fuori della capacità di azione degli strumenti primari della FED: manipolare i tassi d'interesse ed espandere il credito fiat. Ci sono attualmente 210 milioni di americani adulti di età compresa tra i 16 ed i 68 anni -- per avere una misura plausibile della forza lavoro potenziale.

Ciò equivale a 420 miliardi di ore lavorative potenziali, se accettiamo la convenzione secondo cui tutti gli adulti sono in teoria in grado di svolgere un lavoro a tempo pieno (2,000 ore/anno).

Al contrario, nel corso del 2017 solo 250 miliardi di ore sono state effettivamente fornite all'economia degli Stati Uniti, secondo le stime del BLS. Tecnicamente, quindi, c'erano 170 miliardi di ore di lavoro disoccupate, il che significa che il tasso reale di disoccupazione era del 40.4%, non del 4.1%!

Sì, dobbiamo anche contare mogli che non lavorano, studenti, disabili, pensionati anticipati e bigliettai. Abbiamo anche vagabondi, mendicanti, coloro a libro paga del welfare, barboni, iscritti a programmi di formazione, persone che si prendono periodi sabbatici e molto altro.

Ma ecco il punto: ci sono dozzine di ragioni per le suddette 170 miliardi di ore di lavoro disoccupate, ma che la FED monetizzi o meno $80 miliardi di debito pubblico al mese, o che il tasso d'interesse del mercato monetario sia di 100 bps o di 135 bps, non c'entra nulla col lavoro adulto inattivo. Ciò che influenza nell'effettivo il nostro attuale tasso di lavoro inattivo è rappresentato dalle forze economiche globali di manodopera a basso costo e dalla nuova capacità produttiva in tutto il mondo in via di sviluppo, oltre a dozzine di fattori politici e culturali interni che influenzano la decisione di lavorare o meno.

Senza scandagliare tutti i dettagli, è ugualmente ovvia l'impossibilità di voler incidere sul "tasso di inflazione" fino alle due cifre dopo lo zero. Ora abbiamo un'inflazione monetaria globale e cicli di prezzi e ondulazioni che il FOMC non è riuscito a gestire in un solo mese.

Questo è abbastanza ovvio, ma la Yellen non ha solo sprecato quattro anni facendo finta di inseguire la "piena occupazione" e il 2% d'inflazione. Ha speso l'intera durata del suo incarico presso la FED intromettendosi nei mercati finanziari, i quali non hanno bisogno di aiuto da parte della FED per portare a termine la loro missione essenziale di determinazione onesta dei prezzi. Così facendo, ha contribuito a realizzare la falsificazione più sistematica e incessante dei prezzi degli asset finanziari nella storia.

Inutile dire che dopo che l'attuale delirio monetario inizierà a svanire, è probabile che gli affetti dalla mania "buy the dips" torneranno alla carica, accalcandosi in quegli stessi scambi che hanno fatto lievitare le medie azionarie a livelli veramente ridicoli. Eppure è solo una questione di tempo prima che l'attuale ciclo economico ceda alla prossima recessione e le debolezze strutturali sottostanti all'economia statunitense diventino palesemente evidenti a tutti.

Ciò che gli speculatori ed i robo-trader di Wall Street vedranno è una banca centrale senza spazio di manovra e impotente di fronte ad un'economia vacillante -- e proprio mentre i requisiti di indebitamento del Tesoro americano colpiranno i mercati obbligazionari. La conseguente conflagrazione non sarà un bello spettacolo da guardare.

Quindi invece di spalare soldi gratis ai fanatici dei carry trade ed a farsi ossessionare dal tasso di disoccupazione U-3 e dal deflatore della PCE meno cibo, energia e quant'altro fosse scomodo al momento, la nostra zia Janet avrebbe potuto passare meglio il tempo meditando sul grafico qui sotto.

La produttività americana è davvero colata a picco ed è colpa di Janet Yellen e dei suoi due immediati predecessori. Trasformando i mercati dei capitali in arene per il gioco d'azzardo, hanno in tal modo trasformato i piani alti delle grande aziende d'America in giunti dell'ingegneria finanziaria. E questo, alla fine, è ciò che ha guidato l'imprenditoria capitalista fuori dall'economia di Main Street.



[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://francescosimoncelli.blogspot.it/

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