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lunedì 26 marzo 2018

Bufera Bitcoin: quello che si annida nella Blockchain

Ombre sulla Blockchain della maggiore criptovaluta in circolazione
Il Bitcoin rischia un ulteriore débâcle.
Forse non completa, ma i presupposti per un altro calo valoriale non mancano.
La criptomoneta nakamotiana, attualmente a quota 8780 dollari circa, arricchisce il novero dei suoi detrattori trovando a rispondere di accuse di diffusione di contenuti impropri.
Secondo quanto diffuso recentemente dal “The Guardian”, ricercatori tedeschi dell’università di Aachen avrebbero scovato un insieme di file inquietanti veicolati dalla catena dei blocchi della valuta digitale più famosa al mondo.
I fatti.
È noto come la blockchain sia il libro mastro che permetta di registrare ogni transazione digitale in seno al Bitcoin, immagazzinando anche piccoli bit di dati non finanziari. Tali informazioni sono solitamente appunti sullo scambio di Bitcoin inerenti a metadati transati. Da qui consegue che la blockchain può essere usata anche per memorizzare link e file di natura differente.
I ricercatori della RWTH hanno resocontato che i file immagazzinati nella blockchain della criptovaluta più importante al mondo siano 1600. Di questi, almeno 8 hanno un contenuto sessuale, di cui uno esplicitamente a tinte abusive; due invece contengono 274 link che portano a contenuti dello stesso tenore, 142 dei quali collegati a servizi del dark web.
Così i ricercatori sul punto: “La nostra analisi mostra che certi contenuti quali pornografia illegale possono rendere illegale il mero possesso della blockchain. Sebbene vi sia una lacuna normativa al riguardo, testi legislativi di paesi come Germania, Regno Unito e Usa suggeriscono che questo contenuto illegale (immagini di abusi su bambini) possa rendere il possesso di blockchain illegale per tutti gli utenti. Questo evento mette in pericolo i mercati multi miliardari di dollari che alimentano le criptovalute come il Bitcoin”.
La preoccupazione degli analisti teutonici non si esaurisce qui.
È bene considerare che se l’utilizzo del Bitcoin non richiede necessariamente una copia della blockchain per facilitare la transazione, alcuni processi, come le tecniche di mining, richiedono lo scaricamento dell’intera blockchain o parti di essa.
La situazione di cui sopra è ben illustrata dai ricercatori tedeschi: “Da quando tutti i dati della blockchain sono scaricati e memorizzati in maniera permanente dagli utenti, loro sono responsabili per ogni contenuto offensivo aggiunto alla blockchain da altri. Di conseguenza, sarebbe illegale partecipare a sistema basato sulla blockchain qualora questo contenesse contenuti illegali”.
Il paradosso insito nella vicenda sta proprio nell’uso di una criptovaluta che possa veicolare un contenuto illecito. Ma tale contenuto può non essere conosciuto dall’utente e allora si ritorna al problema della lacuna legis, interrogandosi se a quel punto valga il principio ignorantia non excusat oppure l’onere della prova debba ricadere sull’eventuale accusa.
Da non sottovalutare l’importanza funzionale del mining per il Bitcoin, dal momento che attraverso tale processo è possibile sia la registrazione di transazioni dentro la blockchain, sia la verifica di scambi, con la costituzione di nuovi Bitcoin. Tale impianto potrebbe essere messo in discussione se la diffusione di materiale pedo-pornografico diventasse sistemica dentro la struttura dei blocchi, colpendo ancor di più la credibilità di una valuta digitale già di per sé indebolita.
Così gli accademici di Aachen al riguardo: “Prevediamo che in futuro l’elevato potenziale illegale della blockchain possa mettere a rischio sistemi basati sulla blockchain come il Bitcoin”.
La previsione di cui sopra è coerente con il trend di avvisi degli ultimi anni, specie a opera di soggetti preposti al controllo della criminalità.
A tal proposito giova ricordare che nel 2015 è proprio l’Interpol a mettere in guardia sui rischi derivanti dalla diffusione di dati di un certo tipo tramite catena dei blocchi: “la struttura della blockchain presuppone che ci sia la possibilità di infiltrazioni di malware e che gli stessi siano permanentemente ospitati con l’assenza di metodi attualmente disponibili per la loro rimozione”.
Dall’ammonimento di cui sopra, generico e non diretto a un ambito ben specifico, l’Interpol non manca di osservare come il rischio peggiore sia proprio l’utilizzo della tecnologia per “condividere immagini di abusi sessuali dove la blockchain può diventare un porto sicuro per la detenzione di simili contenuti”.
La preoccupazione previsionale mostrata dall’Interpol ben tre anni fa sembra tristemente integrata da quanto messo in luce e diffuso dagli studiosi tedeschi, alimentando un universo di negatività intorno al BTC che non può essere sottovalutato.
Questo evento non può che essere volano verso una spinta alla regolamentazione che tuteli utilizzatori e fruitori della criptovaluta e le ridoni una congrua credibilità che adesso le manca.
Si attende una risposta dal mercato.
This article was originally posted on FX Empire

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