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mercoledì 28 marzo 2018

Bond oggi: in $ prima paga il 4,5% e poi riconosce l‘inflazione



 
Il mercato primario non è stato molto attivo negli ultimi mesi, almeno relativamente al quadro italiano. Ora arriva però una novità targata Imi (Londra: IMI.L - notizie) , banca d’investimento del gruppo Intesa Sanpaolo (Amsterdam: IO6.AS - notizie) . Con scadenza 26 marzo 2024 ed espressa in dollari Usa (Isin XS1791340554) a taglio 2.000, ha una struttura abbastanza particolare, che merita un’analisi approfondita. E’ infatti fino al 26 marzo 2021 una tasso fisso al 4,5% per poi trasformarsi in tasso variabile indicizzato all’inflazione US Cpi Urban Consumers, con fattore di partecipazione al 100%.
Un’inflation un po’ particolare
Negli Usa le metodologie di calcolo dell’inflazione sono più varie rispetto a quelle in vigore in Europa. La US Cpi Urban Consumers si riferisce ai trend dei prezzi delle aree urbane ed esclude alcune categorie di popolazione, quali i residenti nei contesti rurali, il personale militare e i dipendenti da istituzioni pubbliche. Punta a fotografare pertanto i consumatori puri. Il valore tende a essere più reattivo rispetto ad altri parametri inflattivi, poiché si ritiene che nelle città – grandi o piccole – si registri un’evoluzione maggiormente dinamica dell’andamento dei prezzi. Da febbraio a febbraio dell’ultimo anno si è per esempio riportato un dato del +2,2%, più alto rispetto alla Cpi standard. 
Rischio basso ma sul lungo termine
Nella tabella di rischiosità (con indicatore da 1 a 7) questa nuova obbligazione si colloca a livello 3 ma la stessa Imi – nella terminologia sempre un po’ enigmatica dei documenti riferiti alle nuove emissioni – segnala che è destinata a “chi abbia un orizzonte temporale di investimento coerente con la data di scadenza del prodotto”, in altre parole a chi guardi al 2024. E proprio in tale ottica vengono ipotizzati possibili scenari di rendimento, a breve, a medio e a lungo termine, quest’ultimo corrispondente con la vita residua totale. Consideriamo solo la terza ipotesi: in condizioni di stress un eventuale investimento iniziale di 10.000 dollari porterebbe a un rendimento medio annuo lordo del 2,26%, mentre uno scenario favorevole ne determinerebbe uno del 4,16%. Naturalmente non si tiene conto del fattore cambio valutario, variabile sempre decisiva da cui proteggersi (almeno in parte) con un conto in dollari. 
Sotto la pari
Il titolo è in fase di collocamento sul Mot, con un peso ancora determinante dell’emittente. Il prezzo ufficiale indicato è di 99,85 $, ma il tentativo di mettersi in acquisto leggermente sotto (99,30-99,50) è consigliabile per chi sia interessato a un’obbligazione diversa nel classico contesto delle tante tasso misto in dollari. Un titolo quindi da seguire, che non dovrebbe però registrare movimenti di prezzo significativi, salvo in presenza di una politica dei tassi da parte Fed particolarmente restrittiva nei tre anni iniziali di struttura fissa al 4,5%, ipotesi oggi poco probabile.

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