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giovedì 8 marzo 2018

Bond oggi: i Cct superano i Btp ed è un segnale chiaro

Bond oggi: i Cct superano i Btp ed è un segnale chiaro
Il ping-pong sul secondario ha visto ieri lo schiacciante successo, nell’ambito dei titoli più scambiati, del Cct Eur Tv Euribor 6m+0,95% Ap25 (Isin IT0005311508), che ha battuto il classico Btp 2,8% scadenza 2067, con volumi per 45 milioni di euro contro i 40,4 del secondo. Già di recente era successo altre volte che i tassi variabili avessero superato i tassi fissi, ma la seduta ha dato ulteriori segnali da decifrare: al quarto posto della classifica si è piazzato pure un Cct, l’Euribor 6m+1,10% Ot24 (Isin IT0005252520); inoltre si sta assistendo a una risalita - un po’ esagerata - delle loro quotazioni.
Switch corretto ma costoso
Un Mario Draghi sempre più nervoso è uno dei tanti indizi di un quadro in piena evoluzione, con un mercato ormai propenso a vedere il rialzo dei tassi avvicinarsi ma forse desideroso di proteggersi pure da eventuali tensioni, per motivi politici, sui Btp, cercando ossigeno passando a emissioni più adatte a situazioni di incertezza, quali sono i Cct. Il 2025 ha polverizzato ieri, in numero di contratti giornalieri sul Mot, tutte le sedute dell’ultimo mese, superando quota 100, contro una media sui 50, e soprattutto i controvalori sono risultati in netto rimbalzo. Il 2024 non ha invece brillato in volumi, mentre è salito nettamente in controvalori, a dimostrazione di come la mutazione sia gestita soprattutto dagli istituzionali. 
Il retail deve seguire?
Lo stesso percorso va valutato anche dai piccoli e medi investitori, pervicacemente ancorati ai Btp nella continua ricerca di rendimenti cedolari? Il responso è netto. Ai prezzi attuali i Cct appaiono cari. Il 2025 sta tornando verso i massimi dei 102,19 euro, toccati di recente, avendo chiuso ieri a 101,88 euro. La media mobile a 50 periodi sorregge bene il suo trend, mentre la 100 non è ancora significativa, dato il recente esordio sul mercato di questo Cct. Stessa situazione per il 2024, tornato sopra i 103 euro, con le medie mobili che sostengono il movimento, sebbene la 50 stia attenuando la fase rialzista, con un progressivo appiattimento, conferma di quotazioni ormai tirate. Il 2025 pagherà il 15 aprile una cedola dello 0,339% semestrale, con rendimento a scadenza dello 0,41%, mentre il 2024 riconoscerà lo 0,418% semestrale sempre il 15 aprile, con “yield” dello 0,35%. Il “range” dei rendimenti attuali dei Cct varia così da un minimo dello 0,01% delle scadenze cortissime allo 0,41% del 2025, mediamente più basso rispetto a quello dei Btp€i indicizzati all’inflazione europea, che nella fase attuale appaiono interessanti, sebbene maggiormente esposti anch’essi alle incertezze sui tassi e a eventuali tensioni politiche in Italia.
Meglio i t.v. bancari
La fase di estrema incertezza e la ricerca di strategie anti tassi sta portando forse a una certa acutizzazione, almeno a vedere come si comporta il mercato. Oggi la transizione dai Btp ai Cct appare costosa, al punto tale da ipotizzare addirittura un’opzione illogica, ovvero quella del collocarsi sulla liquidità pura. Ma c’è una terza soluzione, già più volte analizzata da Trend: riguarda i bond bancari a tasso variabile, che almeno un rendimento minino accettabile lo garantiscono. Il problema è che per gli istituzionali il rispetto dei benchmark risulta molto stringente. Per i piccoli e medi investitori questo problema invece non c’è! Una volta tanto beati loro. 

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