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martedì 13 marzo 2018

Bond oggi: curva dei tassi Usa sempre più critica. Che succede?

 
L’US Treasury Department ha dovuto, nell’asta di ieri, offrire rendimenti per il tre anni al 2,436%, il più alto relativamente a questa scadenza dal maggio 2007. Inoltre il “bid-to-cover” è sceso a 2,94, il minore dallo scorso novembre. Quindi interesse in calo da parte dei mercati pur in presenza di yield in crescita. Un segnale altrettanto allarmante l’ha dato il T-Bill a sei mesi, aggiudicato all’1,85%. Il tutto si manifesta in maniera plateale sulla curva dei tassi Usa, sempre più impostata verso un trend “flattening”, ovvero in appiattimento, il che accade quando i tassi a breve salgono maggiormente rispetto a quelli a lunga.
Confronto inesorabile
Un paragone con quanto avveniva un mese e un anno fa conferma che il movimento è in atto da tempo e sta assumendo caratteristiche preoccupanti. I titoli cortissimi – a 30 giorni – sono passati in dodici mesi dal rendimento dello 0,677% all’1,573%, con un balzo del 132%. Altrettanto forte lo spostamento per il 3 anni, salito dall’1,687% al 2,44% nell’arco di 365 giorni. Il 30 anni è invece di fatto identico: 3,179% il 12 marzo 2017 e 3,135% ieri. Cosa sta succedendo? Dato per acquisito che la curva era un po’ anomala un anno fa, con uno “steepening” non corretto, cioè con i tassi a breve scesi troppo, frutto degli interventi della Fed, oggi si registra una situazione esasperatamente opposta, il che porta il mercato a vendere scadenze corte, in netta correzione di quotazioni, e tenere in portafoglio quelle lunghe, più stabili. 
Un’occasione per chi usa gli Etf
La causa del tutto dipenderebbe dal maggiore indebitamento imposto dalla Presidenza Trump per attuare il suo piano economico e soprattutto la campagna di riduzione delle imposte. Lo asseriscono molti economisti, convinti che questo trend della curva dei tassi sia inevitabile. In parte lo è, ma anche altri fattori incidono su una situazione assai favorevole per gli investitori e trader che operano negli arbitraggi sui differenziali di rendimento fra Treasuries corti e lunghi, strategia possibile utilizzando alcuni Etf quotati a Borsa Italiana. L’economia Usa sta rallentando e ciò si ripercuote – come sempre avviene – sugli acquisti di titoli di Stato. La notizia che il Pil potrebbe scendere nel primo trimestre 2018 dal +3,5% previsto a un +2,8% fa temere che si vada verso una sua stabilizzazione, in presenza di un’inflazione che sembra aver toccato il tetto fra il 2 e il 2,2%. 
Potrà continuare?
Difficile prevedere se l’evoluzione della curva dei tassi continuerà a tendere verso un ulteriore appiattimento. L’indicatore giusto per seguire il trend sta nel differenziale 10-2 anni sempre dei Treasuries. Ora si attesta sullo 0,65%, poco lontano da quello 0,50% che è una specie di barriera fra normalità e anormalità. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) caso scendesse così in basso scatterebbe un segnale minaccioso, che dovrebbe far meditare anche chi opera sull’obbligazionario in Europa. Noi non abbiamo un Trump ma nulla esclude che fra qualche anno pure la Bce (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) si troverà ad affrontare gli stessi problemi. 

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