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giovedì 29 marzo 2018

Bitcoin: l’istantanea di fine marzo –parte prima-

Aggiornamenti sulla criptovaluta più famosa al mondo
Il primo trimestre di questo 2018 è prossimo alla conclusione e registra una mancata fioritura criptovaloriale, almeno a guardare il Bitcoin.
La moneta digitale più famosa al mondo si trova a far i conti con un valore ancor più ristretto rispetto alle ultime settimane, attestandosi al di sotto degli 8.000 dollari, registrando una flessione settimanale del 12,38%, mensile del 24,44%, semestrale di 86,11 punti percentuali e annuale di ben 647,64 punti (fonte money.it).
Quanto mostrato dal mercato è figlio di diverse motivazioni su cui ci siamo soffermati in passato. Risulta utile riprendere alcune di queste tematiche per meglio comprendere quanto stia accadendo ora.
Come resocontato qui, i leader del comparto IT e social hanno preso le distanze da Bitcoin e affini.
Coerente con l’orientamento di cui sopra è la posizione dell’altro player mondiale di contenuti multimediali, Twitter, che proprio ieri ha comunicato la propria decisione di affrancarsi dall’universo cripto, mettendo al bando ogni tipo di informazione, notizia e riferimento a criptovalute e Initial Coin Offer (ICO).
La scelta verso il ban perenne è maturata in conseguenza delle aspre critiche che stanno investendo in maniera torrenziale la tecnofinanza, manifestando una chiara volontà di cessare di essere veicolo pubblicitario in tal senso: “Con questa nuova policy la pubblicità di Initial Coin Offerings (ICOs) e le vendite di token saranno proibite a livello globale”, così un portavoce alla Cnbc.
La porta chiusa dei social a BTC e criptovalute varie si inserisce nel quadro delineatosi di recente con la Sec (Securities and Exchange Commission) a guidare l’ondata regolatoria globale.
Come già anticipato qui, due settimane fa la Sec ha iniziato una stretta informativa relativa a presunte irregolarità poste in essere durante alcune ICO, con particolare attenzione alla violazione di norme sulle securities (valori mobiliari).
A questo si aggiunge un ulteriore innalzamento della soglia di guardia relativa a fondi d’investimento operanti nel mercato cripto.
All’opposto, si registra un tentativo da parte del CBOE di invertire il trend ostracista alimentato da regolatori ed enti di controllo verso la fintech.
Il Chicago Board Options Exchange, famoso per essere stato il primo indice a inserire il BTC nel mercato futures, ha diffuso una lettera in cui esorta la Sec a non impedire lo sviluppo e l’autodeterminarsi degli hedge fund operanti nel mercato cripto.
La missiva ha un destinatario specifico e una motivazione tutt’altro che casuale.
Sottolineando come “Il mercato del Bitcoin appare sempre più simile a quelli delle tradizionali commodities”, il CBOE si propone di smuovere la ferma posizione di Dalia Blass, direttore del settore Investment Management della Sec, che non più tardi di tre mesi fa aveva bocciato il progetto che prevedeva la costituzione di ETF collegati a criptomonete.
In quell’occasione, la Blass aveva duramente stigmatizzato una simile richiesta, adducendo “problemi relativi alla protezione degli utenti da esaminare prima che si possano offrire strumenti simili agli investitori retail”.
Condivisibile o meno, un siffatto diktat non appare illogico alla luce del fatto che la Blass si preoccupi di questioni come liquidità dei fondi, eventuali default di mercato (peraltro plausibili visti i livelli di volatilità del Bitcoin), ipotesi di intromissioni di hacker (evento verificatosi) e previsioni di fork sulla falsariga di quanto già accaduto.
Il dibattito, specie Oltreoceano, rimane alquanto serrato e fecondo.
Quel che non può sottovalutarsi è che gli Usa siano il primo paese al mondo per volumi di scambi a livello criptovalutario ed è prevedibile come una prospettiva in senso favorevole o contrario a BTC e fratelli influenzerà immancabilmente il panorama cripto globale.
Domani la seconda parte di quanto sia utile sapere di questo fine trimestre a tinte nakamotiane.
This article was originally posted on FX Empire

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