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lunedì 19 marzo 2018

BCE: in arrivo la svolta


Di seguito, il commento di Banca del Piemonte relativo al post elezioni italiane.

Parlamento “bloccato” e tempi che si allungano

Nel fine settimana si sono tenute le elezioni politiche in Italia, il cui esito è ormai noto come l’assenza di un chiaro vincitore in grado di formare una maggioranza.
A questo punto si apre una fase in cui si presentano molteplici scenari politici (Grande Coalizione, M5S + Lega, M5S + PD, ......

) e una fase la cui durata non sarà breve; prima riunione del nuovo Parlamento il 23 marzo, poi elezioni dei Presidenti delle Camere e solo successivamente il Presidente della Repubblica potrà conferire l’incarico.
I mercati hanno avuto una reazione molto contenuta e limitata ad una debolezza ad inizio settimana.
Lo spread Btp-Bund è sostanzialmente invariato e pare scontare una evoluzione politica favorevole, ad oggi purtroppo ancora non pienamente visibile. Per questo preferiamo attendere un allargamento dello spread per rientrare sul mercato dei titoli di Stato, in quanto l’attuale premio per il rischio non ripaga adeguatamente per un eventuale investimento.
La reazione composta della Borsa Italiana all’interno della quale solo il settore bancario è stato inizialmente debole, è sorretta da una buona ripresa economica e degli utili.

Pur rimanendo ottimisti per il medio periodo, è probabile che si possa assistere a una sottoperformance relativa del mercato azionario italiano rispetto a quello europeo nelle prossime settimane. Inoltre la relativa stabilità del rapporto di cambio con il Dollaro è indice del fatto che i mercati non stiano considerando il risultato elettorale come un rischio di grave instabilità politica e finanziaria né per l’Italia né per l’Eurozona.

Guerra commerciale: i dazi di Trump

Oltre ai buoni dati macro (ISM non manufacturing sopra le attese), è arrivata la notizia che Trump ha firmato gli annunci ufficiali di introduzione di tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio, con entrata in vigore fra 15 giorni.

Come era lecito attendersi negli annunci di ieri sono state introdotte esenzioni per Canada e Messico (che hanno le maggiori quote di importazioni di acciaio) a condizione che si facciano passi avanti nella rinegoziazione del NAFTA. Anche l’Australia potrebbe essere esentata e Trump ha esortato gli altri partner commerciali ad avanzare eventuali richieste di esenzione.
Al momento vige quindi una notevole confusione sul perimetro delle tariffe, sia per paesi che per prodotto; di sicuro l’aumento del protezionismo ha potenzialmente conseguenze inflattive e potrebbe rivelarsi pericoloso per il timore che tali misure neutralizzino gli effetti positivi della riforma fiscale. 
In effetti il balzello costituisce una tassa per utilizzatori e consumatori, oltre a comportare un aumento dei costi sulla catena produttivo a seguito della necessaria riorganizzazione.
Mentre il Governo americano si spacca sui dazi e la sua decisione porta alle dimissioni di Cohn, consigliere economico di Trump, l’Unione Europea contrattacca e prepara le rappresaglie: secondo indiscrezioni infatti, l’UE avrebbe approntato contro-dazi del 25% su beni importati dagli USA che vanno dalle motociclette al whisky e jeans.

Anche altri paesi stanno alzando il tiro: il Canada per esempio ha fatto sapere che “dazi USA non sarebbero utili” ai fini della negoziazione sulla revisione dell’accordo di scambio NAFTA, su cui aveva fatto leva Trump ventilando un ritiro delle “sanzioni” per Canada e Messico in cambio di condizioni favorevoli agli USA.

Nord Corea: apertura da parte del regime

I timori di una guerra commerciale globale in grado di ridurre il potenziale di crescita e alimentare le pressioni inflattive si sono affiancati a quello che è certamente uno sviluppo positivo, ovvero l’apertura del regime nord-coreano a una de-nuclearizzazione in cambio di garanzie di sicurezza del regime tesso.

Si tratta di un cambio di atteggiamento che diminuisce notevolmente le probabilità che eventi catastrofici possano arrivare da quell’area. La notizia, ancorché indubbiamente positiva, è resa meno rilevante dagli sviluppi sul fronte del conflitto commerciale globale innescato da Trump.

BCE: in arrivo la svolta

La BCE ha deciso di rivedere la guidance sugli acquisti e di rimuovere dal comunicato ufficiale il riferimento ad un aumento dei volumi di intervento in caso di necessità.

Come ampiamente atteso, non vi sono state modifiche ai tassi ufficiali ed ai parametri dei programmi di acquisto. Si tratta di un cambiamento di minore importanza (il riferimento all’aumento), però è un passo obbligato per dare indicazioni in seguito sul destino del programma dopo fine settembre (scadenza naturale), mossa che sarà verosimilmente annunciata entro l’estate.
I mercati non sono stati minimamente impattati, in quanto tutta la conferenza è stata coerente con lo scenario atteso di normalizzazione. Sono state pubblicate le nuove previsioni che confermano lo scenario di crescita robusta accompagnata da un’inflazione stabile (1.4% nel 2018-19) e leggermente in crescita al 2020 (1.7%).
Fonte: News Trend Online

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