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giovedì 1 febbraio 2018

PIMCO: mercati stanno cambiando, presto ritorno della volatilità


Assente da un po', tanto quanto basta per creare ansia tra gli operatori, la volatilità potrebbe essere sul punto di ritornare, soprattutto sull'obbligazionario.

La view di PIMCO

Ne è convinto Scott Mather, ad di PIMCO, il più grande fondo obbligazionario al mondo, il quale in un'intervista a Finanz Wirtschaft, sottolinea che proprio dal settore obbligazionario partirà il cambio della guardia.

A dimostrarlo è il movimento del Treasury statunitense che ha sfiorato il rendimento del 3%, soglia pericolosa sia psicologicamente che finanziariamente. Un pericolo che, fanno notare da PIMCO, non sembra essere percepito da Wall Street. A rendere l'atmosfera ovattata sono stati i tanti record segnati dai listini Usa ma le cose potrebbero presto cambiare.
Il motivo è da ricercarsi nel processo di normalizzazione delle politiche monetarie, processo che è stato avviato già da tempo dalla Federal Reserve ma che, sebbene con toni meno aggressivi, ha riguardato anche la Banca Centrale Europea la quale da gennaio ha dimezzato la quantità di titoli acquistati sul mercato, portando i precedenti 60 miliardi di euro a 30 miliardi.

Il tutto senza contare che persino la più accomodante di tutte le banche centrali, quella giapponese, ha preso i suoi primi provvedimenti per rallentare la cavalcata degli stimoli monetari, la cui storia, sul fronte del Sol levante, è anche più lunga di quella statunitense: Tokyo, infatti, si è trovata a dover combattere contro una stasi finanziaria cheha sfiorato i 30 anni.

Economia Usa 

Tornando all'analisi dell'ad di Pimco, però, si nota un elemento di primaria importanza: l'influsso sull'inflazione e sui mercati con un ritorno della volatilità.

Ma questo significa anche che a livello globale la situazione economica è tale da poter permettere una piccola ritirata (forse nemmeno in sordina) degli istituti centrali con la conseguenza di poter alimentare un certo ottimismo per i prossimi 12 mesi, ottimismo che per Marther si spinge addirittura fino a descrivere il 2018 come l'anno migliore mai visto da qualche tempo a questa parte per il Vecchio Continente come anche per Usa, il cui Pil, complice la recente riforma fiscale comprendente il taglio delle aliquote è previsto intorno al 2,5%, e Giappone.

Non solo, ma l'ad include nella lista delle nazioni in buona salute anche i tanto famigerati Emergenti, stati che, se nel passato eran stati al centro di più di un dubbio circa la tenuta economica, adesso sembra abbiano risolto la maggior parte delle loro criticità.
Cosa significa questo? Che la crescita non solo è confermata da dati macro positivi che si susseguono, ma anche dal fatto che è tendenzialmente sana e uniformemente distribuita.
Il risultato principale è un aumento delle stime di crescita di un quarto se non addirittura mezzo punto rispetto a quanto le proiezioni avevano riferito non oltre un anno fa. Ma ci sono anche alcuni passaggi, nella sua intervista, in cui è palese una certa preoccupazione per la possibile incertezza futura.

Se da un lato, infatti, la riforma fiscale permetterà un taglio delle aliquote, dall'altro è anche vero che la crescita registrata su territorio statunitense, è in gran parte anche di sgravi dettati dalle svariate emergenze ambientali di cui Washington è stata vittima.
A questo si aggiunga anche il fatto che, attualmente, gli Usa vantano un'occupazione pressoché ottimale con un tasso di non occupati pari al 4,1%. M questo significa anche che si è raggiunto l'apice a meno che non si dovesse aumentare, e di molto, la produttività, cosa peraltro ben lungi dal verificarsi. 
Fonte: News Trend Online

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