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mercoledì 28 febbraio 2018

Fed: Powell suggerisce rialzi dei tassi più rapidi

New York, 27 feb. (askanews) - Il mercato è tornato a temere quattro rialzi dei tassi di interesse nel 2018 in Usa, uno in più di quelli messi fino ad ora in conto. Per questo gli indici a Wall Street sono tornati a perdere quota mentre le vendite sono tornate a colpire i Treasury e il dollaro è balzato al rialzo (che ha contribuito al calo del petrolio scambiato a NY). A riaccendere le preoccupazioni per una Federal Reserve meno accomodante sono state le parole pronunciate da Jerome Powell al suo debutto al Congresso Usa nei panni di governatore della banca centrale Usa.
Gli investitori avevano reagito bene al testo della testimonianza scritta del successore di Janet Yellen, in cui Powell prometteva una Fed impegnata ad evitare un surriscaldamento dell'economia attraverso un rialzo "graduale dei tassi e allo stesso tempo a riportare la crescita dell'inflazione verso il target annuo del 2%. L'umore dei trader è cambiato quando l'uomo scelto da Donald Trump per guidare l'istituzione americana più importante ha dovuto rispondere a una domanda diretta: "Cosa ci vuole affinché la Fed alzi i tassi più del previsto?". Lui ha risposto ricordando che lo scorso dicembre la mediana delle stime dei vari membri del braccio di politica monetaria della Fed era pari a tre strette nel 2018. "Da allora", ha aggiunto, "la mia visione sulle prospettive dell'economia Usa è migliorata". Sono bastate queste parole per fare aumentare le probabilità di quattro aumenti del costo del denaro nel 2018. Powell non ha voluto "pregiudicare" le stime che i vari membri del Federal Open Market Committee presenteranno in occasione del prossimo meeting, in calendario il 20 e 21 marzo prossimi, e da cui verrà calcolata la nuova mediana. Lui ha tuttavia fornito una visione "bullish", ottimista, della congiuntura americana. In tempi diversi, una buona notizia così non sarebbe stata interpretata come cattiva.
 Powell ha spiegato che dalla fine del 2017 "i dati macroeconomici suggeriscono un rafforzamento dell'economia. Abbiamo visto un continuo rafforzamento del mercato del lavoro. Abbiamo visto qualche dato che, per me, aumenta la fiducia che l'inflazione si muoverà al rialzo verso il target [di crescita annua del 2%]. Abbiamo visto anche un rafforzamento continuo nel mondo e abbiamo osservato politiche fiscali che fungono da stimolo". I tagli alle tasse inclusi nella riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale, infatti, "dovrebbero portare a maggiori investimenti, che dovrebbero portare a una maggiore produttività, che a sua volta dovrebbe portare a salari più alti".
E' proprio il balzo dei salari registrato in Usa il mese scorso (+2,9%, il maggiore dal giugno 2009), ad avere mandato in tilt i mercati, che dal 2 febbraio (giorno della pubblicazione del rapporto sull'occupazione in cui il dato era contenuto) hanno iniziato a temere una ripresa dell'inflazione e dunque una Fed meno accomodante. Sei giorni dopo gli indici a Wall Street entrarono in correzione, status definito da un calo di almeno il 10% dai record recenti. Fino a ieri i listini avevano recuperato quota anche perché nel rapporto che Powell ha presentato al Congresso ma che è stato diffuso venerdì scorso, la Fed aveva detto di aspettarsi un incremento "moderato" dei salari. Questo poteva significare che la Fed forse non avrà bisogno di alzare i tassi quattro volte nel 2018. Con oggi il quadro è di nuovo cambiato. 
Forse i mercati sono diventati sensili persino alle virgole. Forse la performance di Powell poteva essere migliore. Non resta che aspettare giovedì, quando il governatore della Fed tornerà al Congresso per un secondo giorno di testimonianza. Poi affronterà la stampa per la prima volta il 21 marzo, successivamente alla conclusione del meeting in cui la banca centrale Usa potrebbe alzare i tassi per la prima volta nel 2018.
Nel frattempo ci hanno pensato i suoi due predecessori ha sottolineare due parti della testimonianza di Powell. Janet Yellen - che come il suo successore crede che l'inflazione tornerà a crescere annualmente del 2%, target fissato nel 2012 - ha posto l'accento sulla politica monetaria equilibrata promessa da Powell.
Ben Bernanke ha messo in evidenza la promessa di una Fed "trasparente", che dunque non vuole prendere alla sprovvista nessuno con le sue mosse. Sia Yellen che Bernanke sono passati alla Brookings Institution, un think tank di Washington, dopo avere detto addio alla Fed. Da là - non lontano dalla Fed, dal Tesoro Usa e dalla Casa Bianca - la donna che ha alzato i tassi dai minimi storici a cui furono portati dal suo predecessore, monitorerà la situazione. Anche perché lei avrebbe voluto un secondo mandato, che Trump non le ha concesso.

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