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venerdì 5 gennaio 2018

Warren Buffett: preparatevi a nuovi miracoli economici


Che Warren Buffett fosse rimasto un inguaribile ottimista a dispetto di tutti gli stereotipi sulla vecchiaia lo si sapeva già. Soprattutto quando parla del suo Paese.
Il miliardario fondatore della Berkshire Hathaway, terzo uomo più ricco del pianeta, ne aveva fornito l'ennesima riprova non più tardi di tre mesi fa, quando a 87 anni suonati disse che chi vede buio nel futuro degli Stati Uniti non ha capito nulla del mondo, bollò come "perdenti" quelli che scommettono contro il mercato azionario USA, e a dimostrazione della sua completa fiducia nelle capacità dell'economia a stelle e strisce azzardò persino una fantasmagorica scommessa di lunghissimo periodo: un rialzo stellare a quota 1 milione di punti del Dow Jones, l'indice di borsa che contiene i titoli più rappresentativi dell'industria americana.

Gli "ottimisti" 

Questa volta, l'occasione per inaugurare il 2018 con una nota di fiducia sul futuro finanziario e sociale degli americani è stata invece per Buffett un piccolo saggio ospitato dalla rivista Time, che sotto la supervisione di un editor d'eccezione, il "collega" miliardario Bill Gates, ha raccolto per la prossima uscita del 15 gennaio gli interventi di alcuni grandi nomi, da Bono Vox a Malala Yousafzai, l'attivista pachistana premio Nobel nel 2014, in un numero speciale dal titolo inequivocabile: "Gli Ottimisti". E inequivocabilmente fin dall'inizio il vecchio investitore ci tiene a mostrare da che parte sta.

"Ho buone notizie", recita l'incipit

Buone notizie

Le buone notizie che Buffett sente di poter dare ai suoi compatrioti sono due. La prima: "la gran parte dei piccoli americani vivranno delle vite di gran lunga migliori rispetto a quelle dei loro genitori". La seconda: ci saranno "ampi miglioramenti degli standard di vita ancora per molte generazioni a venire". E questo perché anche se "politici, leader d'impresa e stampa"  dicono che la macchina economica USA "è ingolfata", lo fanno sulla base di un argomento: una crescita del PIL negli ultimi anni giudicata insufficiente, tanto mainstream quanto fallace, perché non tiene conto che l'economia continuerà ad espandersi a un ritmo più sostenuto rispetto all'aumento della popolazione.  
Se pure l'economia dovesse crescere di appena il 2% l'anno, è l'idea di Buffett, più o meno i livelli registrati dalla crisi finanziaria del 2008, la previsione di una crescita annuale della popolazione dello 0,8% lascia prevedere un incremento del pil procapite americano dagli attuali 59mila dollari a 79mila dollari entro il 2043.

Innovazione e produttività.

Buffett incoraggia poi soprattutto a non amplificare eccessivamente le paure sugli effetti negativi che le nuove tecnologie avranno sul mondo del lavoro, ricordando che proprio innovazione e tecnologia sono le due parole che "spiegano il miracolo" compiuto dagli Stati Uniti grazie allo spirito dell'America del 1776, che "riuscì a liberare il potenziale umano combinando l'economia di mercato con lo stato di diritto e l'eguaglianza delle opportunità." Fu, dice, "una scelta geniale che, nell'arco di soli 241 anni, trasformò i nostri villaggi in una ricchezza da 96 mila miliardi".

Una scelta che implica la capacità di cambiare. 
"Tornare a quei giorni implicherebbe che l'80% circa della forza lavoro odierna venisse assunto nelle fattorie, per produrre semplicemente il cibo e il cotone di cui avremmo bisogno", spiega, e se se oggi questo lavoro può essere compiuto solo dal 2% della forza lavoro "il merito è di chi ha creato i trattori, le seminatrici, le sgranatrici di cotone, le trebbiatrici, i fertilizzanti, l'irrigazione e altri strumenti che hanno migliorato la produttività".

Dunque, "ora noi sappiamo che quell'incredibile balzo della produttività del settore agricolo fu in effetti una benedizione, visto che liberò quasi l'80% della forza lavoro della nazione, ridistribuendo il lavoro in nuovi settori, che hanno cambiato la nostra vita". E continuerà a farlo perché, dice ricorrendo alla metafora sportiva, "la partita dei miracoli economici è ancora ai primi innings".


 

Il rovescio della medaglia

Ottimista, dunque, ma non dell'ottimismo sciocco del volterriano Pangloss per il quale "tutto è per lo meglio".
Se l'aumento della ricchezza complessiva del Paese garantisce condizioni in generale migliori per la società, non manca infatti di avvertire il miliardario, il compito delle prossime generazioni sarà quello di ridurre il divario che separa i più ricchi dal resto della popolazione.
Un divario mostrato a chiare lettere dalle rilevazioni sulla distribuzione della ricchezza, come quella che la rivista Forbes fornisce sui patrimoni dei 400 uomini e donne più facoltosi del Paese.  "Nel periodo compreso tra la prima rilevazione del 1982 e oggi, la ricchezza di quei 400 è cresciuta di 29 volte, da 93 miliardi a 2,7 mila miliardi di dollari- avverte Buffet - mentre milioni di cittadini che lavorano duramente sono rimasti bloccati su un tapis roulant".
Se dunque "lo tsunami della ricchezza" si è rivolto finora verso l'alto e il sistema di mercato, divenuto progressivamente "sempre più specializzato", ha "lasciato indietro e senza speranze tante persone", va ricordato che "una famiglia ricca si prende cura di tutti i suoi membri, non soltanto di quelli che hanno dei talenti apprezzati dal mercato".  "Negli anni di crescita certamente ci stanno davanti," è la conclusione, "non ho dubbi che l'America possa consegnare tanto ricchezza a molti quanto una vita decente a tutti.

Non dobbiamo accontentarci di meno."

Fonte: News Trend Online

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