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mercoledì 3 gennaio 2018

Usa al centro della scena per i prossimi mesi


Il 2017 ormai è storia e come tutto ciò che è storia verrà ricordato per quello che ci ha lasciato. Prima di tutto una serie di record a Wall Street all'interno di un bull market che ad agosto toccherà il record della longevità.

Le previsioni

Il primo anno dell'amministrazione Trump è stato definito caotico ma nell'ultima parte sembra che sia stato capace per lo meno di dar vita alla prima e finora più importante riforma dell'agenda presidenziale.

Da parte sua, intanto, il mercato Usa così come la maggior parte di quelli internazionali, sono stati protagonisti di una volatilità insolitamente bassa, il tutto mentre, finalmente, l'economia mondiale ha registrato 12 mesi di crescita sincronizzata, anche grazie ad un atteggiamento, da parte delle banche centrali che, pur restando improntato alla volontà di ritornare verso un processo di normalizzazione delle politiche economiche dopo circa 10 anni di agevolazioni, hanno comunque deciso di adottare un approccio particolarmente dovish.

Unica incertezza, la Fed che, con il cambio al vertice e l'innegabile ripresa economica, potrebbe sbilanciarsi verso una strategia leggermente più aggressiva: se, infatti, le previsioni per i prossimi mesi parlano di tre strette sui rialzi, alcuni già pensano che potrebbero arrivare a 4.
Nella sua analisi, Myles Udland conferma come nel 2018, gli strateghi azionari di Wall Street si aspettino più o meno lo stesso di quanto avvenuto in questi ultimi 12 mesi: rendimenti a due cifre, tra una forte crescita globale e forti profitti societari.

Ma oltre questa visione generale e generica ci sono altri sei temi da monitorare.

La questione politica

Il primo riguarda l'amministrazione Trump o, per essere precisi, le prospettive dell'economia Usa dopo l'approvazione della riforma fiscale che, di fatto, tra le altre cose, taglia le aliquote delle società dall'attuale 35% al 21% futuro.
La comunità degli operatori è sempre stata convinta del fatto che i tagli delle tasse fossero stati ormai prezzati sul mercato ma restava scettica sulla vera spinta che questa riforma fiscale avrebbe dato a Wall Street all'interno di un panorama di per sé tendenzialmente ottimista.

Non di questo avviso gli analisti di Commerzbank i quali, non vedendo fattori che spingono al rialzo il dollaro, destinato a indebolirsi ulteriormente, non attribuiscono alla riforma fiscale una forza tale da dare una svolta credibile all'economia Usa. Non solo, ma secondo le loro analisi, il cross euro/dollaro vede una moneta unica forte soprattutto per le aspettative degli investitori sulla fine del Quantitative Easing in Europa già da quest'anno.

Politica Usa

Tornando alla view di Udland, il prossimo problema dell'amministrazione Trump potrebbe essere rappresentato dagli investimenti nelle infrastrutture che lo stesso presidente aveva annunciato in campagna elettorale.

Ma dopo un estenuante 2017 non è chiaro quanta volontà politica sia ancora presente per garantire una serie di finanziamenti nelle infrastrutture nazionali. A maggior ragione in vista di quel debito nazionale, già a livello record, che nel prossimo decennio è destinato ad esplodere in conseguenza del mancato gettito fiscale derivante dall'attuale taglio delle tasse.
Non solo, ma i vantaggi che dovrebbero derivare da un'eventuale, ipotetica serie di investimenti, sono ancora tutti da valutare. In effetti in molti fanno notare che il punto dell'agenda Trump che coinvolgeva in maniera diretta i mercati era principalmente quello della riforma fiscale, ora realtà.

Per il resto, sia nella tempistica che nella già citata volontà politica di rendere il resto effettivo, rimane un grosso punto interrogativo. Sullo sfondo, inoltre, non sono da dimenticare le Elezioni a medio termine che potrebbe regalare più di una sorpresa.
I repubblicani, attualmente vincitori sia al Senato che alla Camera (anche se attualmente i repubblicani controllano il Senato grazie alla maggioranza rappresentata da un solo seggio e alla Camera da 24 posti), potrebbero non esserlo più a lungo: l'ultimo sintomo di questa debolezza si è visto con le elezioni in Alabama svoltesi per rimpiazzare il seggio lasciato libero da Jeff Sessions nominato procuratore generale; ebbene in quell'occasione gli elettori chiamati alle urne hanno preferito il democratico Doug Jones al repubblicano Roy Moore, in uno stato che non eleggeva un democratico da oltre un quarto di secolo.

Se i repubblicani perdessero il controllo di una o entrambe le Camere del Congresso, la traiettoria dell'agenda di Trump sarebbe stata notevolmente modificata.

Il problema Fed 

Nel 2017, Janet Yellen, presidente uscente della Federal Reserve, aveva quasi scandalizzato i mercati confermando che la mancanza di inflazione nell'economia è un "mistero".
Numeri alla mano si guarda ad un'inflazione core all'1,5% (target Fed al 2) all'interno di un quadro economico che contempla un tasso di disoccupazione al 4,1%, il che ha portato molti economisti a sperare su un aumento dei salari. Eppure gli stipendi sono aumentati del 2,5% rispetto allo scorso anno a novembre, in linea con gli aumenti tiepidi visti negli ultimi due anni.

Senza un aumento significativo dei salari, è improbabile che l'inflazione acceleri. Un aiuto potrebbe arrivare, sebbene in linea teorica, proprio dalle riduzioni delle imposte sulle società che entreranno in vigore nel 2018: alcune società hanno già annunciato bonus o aumenti salariali per i loro lavoratori.
Ma l'effettivo mantenimento della parola o l'impatto sul fronte dell'economia nazionale e internazionale, è ancora da vedere vista l'estemporaneità del provvedimento. Più facile, invece, che ci sia un cambio strutturale derivante da quella che a tutti gli effwtti appare come una carenza di manodopera: questa difficoltà di reperimento di lavoratori, in particolar modo specializzati, potrebbe creare pressioni sul salario, aumentandolo, e quindi anche sull'inflazione e sulla stessa politica della Federal Reserve con un'accelerazione della politica di normalizzazione che potrebbe arrivare a registrare 4 rialzi dei tassi di interesse contro i 3 finora confermati dalla stessa Fed.

Questa scelta potrebbe essere favorita dall'arrivo di Jerome Powell il nuovo governatore che prenderà il posto di Janet Yellen da febbraio: le differenze tra i due, allo stato attuale dei fatti, sono minimali a parte una view più liberale di Powell sulle regole che limitano i poteri speculativi di Wall Street.
Ma,come detto, la politica della Fed e soprattutto le sue scelte, sono e saranno dettate da una serie di elementi concomitanti: qualsiasi cambiamento in questa dinamica - un aumento dei salari, tassi più alti del previsto, un aumento dell'inflazione - potrebbe cambiare le carte in tavola e richiamare la banca cetrale Usa a decisioni diverse da quanto prospettato.

Da parte sua, Powell riceve in erediterà un'economia che cresce al suo ritmo più veloce da anni, un tasso di disoccupazione ai minimi e un mercato azionario ai massimi. Come specifica Udland, molti esperti si aspettano che la Fed guidata da Powell, almeno inizialmente, assomigli molto alla banca centrale guidata da Yellen. 
Ad ogni modo Wall Street ha preso la sua decisione: viste le premesse,  ricorda anche Shoqat Bunglawala di Goldman Sachs Asset Management  bei tempi potrebbero ancora continuare. 
Fonte: News Trend Online

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