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giovedì 4 gennaio 2018

Sacchetti bio, l’Italia è l’unica ad applicare la direttiva Ue

Il governo ha infilato la norma nella legge 123 del 2017, approvata lo scorso agosto, nel decreto del Mezzogiorno. (Getty)
di Fabrizio Arnhold
Una decisione a salvaguardia dell’ambiente oppure il solito fastidioso balzello che grava sui cittadini. Ce ne se siamo accorti praticamente tutti: dal primo gennaio nei reparti frutta e verdura dei supermercati non ci sono più i soliti e gratuiti sacchettini di plastica che usavamo per pesare le mele e le carote, ma ci sono quelli biodegradabili che costano da 1 fino a 3 centesimi, dipende dal punto vendita.

La bagarre politica

Si spenderanno al massimo circa 15 euro in più all’anno. Eppure i consumatori sono andati su tutte le furie. La decisione è del governo che, inevitabilmente, adesso paga lo scotto delle buste bio in piena campagna elettorale. C’è chi parla di “un atto di civiltà”, come il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti e chi denuncia un raggiro ai danni dei cittadini, “una tassa voluta dal Pd”, accusa Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia.

La normativa

Il governo ha recepito, dopo due anni, una direttiva dell’Unione europea che ha l’obiettivo di ridurre esponenzialmente il consumo di sacchetti di plastica perché inquinanti. In Europa, però, ad aver messo in pratica con tanta solerzia la direttiva comunitaria è stata solo l’Italia, insieme alla Francia. Il governo ha infilato la norma nella legge 123 del 2017, approvata lo scorso agosto, nel decreto del Mezzogiorno che con l’ambiente ha davvero poco a che fare.

Un balzello evitabile

L’obiettivo che il balzello sui sacchetti ultraleggeri si propone è condivisibile: diminuire l’inquinamento che l’uso della plastica provoca. Quello che ha fatto infuriare i cittadini al supermercato è la scelta di scaricare sempre su di loro il costo. A guadagnarci, invece, saranno i produttori di queste bustine biodegradabili. In Italia ci sono 150 aziende che fabbricano le buste bio, con un giro d’affari di 350 milioni. Ai primi posti troviamo la Novamont di Novara, guidata da Catia Bastioli, molto vicina a Matteo Renzi. L’ex premier parla di “false accuse”. Un polemica all’inizio della campagna elettorale, tra gli scaffali della frutta e della verdura, di cui i cittadini avrebbero volentieri fatto a meno. 

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