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lunedì 8 gennaio 2018

Raffica di nuovi record per i mercati azionari asiatici


La lettura relativa a dicembre del Purchasing Managers' Index (Pmi) della Cina elaborato da Markit/Caixin ha messo le ali ai piedi agli indici azionari cinesi nelle prime sedute dell'anno. Il Pmi si è attestato infatti a 51,5 punti contro i 50,8 punti di novembre. A spingere le Borse dell'Asia sono principalmente le società tecnologiche, ben presenti nei due listini cinesi, quello di Shanghai e quello di Shenzen.
In particolare sull'indice Shanghai Stock Exchange Composite Index ha fatto la sua comparsa una figura a "triplo minimo", disegnata a partire dal 6 dicembre a ridosso della media mobile a 200 giorni, un elemento dalle spiccate implicazioni rialziste. La rottura di quota 3322 ha completato il triplo minimo aprendo la strada al ritorno sui massimi di metà novembre a 3450 circa.

Oltre quei livelli atteso il test di area 3640, lato alto del bel canale crecente disegnato dai prezzi dai minimi di febbraio 2016. Sotto la media mobile a 200 giorni, a 3265 circa, atteso invece il test a 3220 della base del canale, supporto critico anche in ottica di medio lungo periodo.
Ma in generale tutti i mercati dell'Oriente si accodano al movimento ascendente che ha sospinto il Nasdaq statunitense per la prima volta nella sua storia oltre la soglia psicologica dei 7000 punti e che ha permesso all'indice SOX dell'industria dei semiconduttori di riprendere con forza la strada del rialzo dopo la flessione vista a tra fine novembre e inizio dicembre.

E il rialzo per la tecnologia potrebbe ancora estendere: la Semiconductor Industry Association (SIA) ha annunciato che a novembre le vendite globali di semiconduttori hanno toccato quota 37,7 miliardi di dollari (record assoluto), +21,5% a/a e +1,6% m/m. A brillare in Asia è soprattutto il mercato di Taipei, sul quale sono quotati alcuni tra i maggiori fornitori di Apple, ma anche i mercati azionari delle Filippine e della Nuova Zelanda si sono messi in evidenza e hanno toccano nelle prime sedute dell'anno nuovi massimi storici.
Dato il forte legame esistente tra l'indice high tech Usa e questi listini asiatici, nel tentativo di prevedere l'andamento di questi ultimi, sarà necessario tenere sotto stretto controllo anche l'andamento del primo: solo movimenti al di sotto dei 6810 punti da parte dell'indice Nasdaq Composite, area di transito della sua media mobile a 50 giorni, potrebbero anticipare l'avvio di una flessione che rischierebbe di appesantire anche i corsi delle borse asiatiche qui citate.

Gli ultimi dati macro relativi a Taiwan sembrano supportare uno scenario di fondo rialzista per la borsa: secondo quanto comunicato dal Directorate General of Budget, Accounting & Statistics di Taipei, in novembre il tasso di disoccupazione è calato a Taiwan al 3,71% dal 3,75% di ottobre (3,77% in settembre).
L'indice della borsa di Taiwan, il TAIEX, ha avvicinato con i minimi del 7 dicembre a 10322 punti la media mobile a 200 giorni sfruttando questo supporto per una reazione. Se i prezzi riusciranno a superare il picco record di novembre a 10883 punti circa sarà possibile dichiarare ripreso l'uptrend in atto dai minimi di agosto 2015 con obiettivi sui 12500 punti e resistenza intermedia a 11500.

Solo la violazione a 10350 della media mobile a 200 giorni farebbe temere il test a 9600 circa della base del canale crescente disegnato dai minimi di agosto 2015.
Anche per la Nuova Zelanda il quadro macro è incoraggiante, nel terzo trimestre del 2017 il Pil neozelandese è infatti progredito su base annuale del 2,7% contro il 2,8% del secondo (lettura rivista al rialzo dal 2,5% comunicato in settembre) e contro il 2,3% del consensus di Reuters.
Su base sequenziale, invece, la crescita del Pil è stata dello 0,6% contro l'1,0% del secondo trimestre (dato rivisto al rialzo dallo 0,8%), ma sopra allo 0,5% atteso dagli economisti. Inoltre, secondo quanto comunicato da Statistics L'indice della borsa neozelandese NZX 50 Index ha superato nelle prime sedute dell'anno i precedenti record del 20 dicembre 2017 a 8423 punti confermando la buona salute dell'uptrend visto negli ultimi mesi.

I prezzi si muovono dai minimi di agosto 2015 all'interno di un canale crescente il cui lato superiore, a 8860 punti, fornisce il prossimo target per i prezzi. Solo sotto la media mobile a 50 giorni, passante in area 8170, rischio di una correzione verso la base del canale a 7750 punti circa.
Valutazioni positive si possono avanzare anche per l'economia delle Filippine, che mostra una ripresa nel terzo trimestre del 2017.
Nei tre mesi allo scorso 30 settembre, infatti, la crescita del Pil di Manila è salita al 6,9% annuo dal 6,7% del secondo trimestre (6,4% nel primo) e a fronte del 6,6% del consensus di Bloomberg. Il Philippine Stock Exchange PSEi Index ha superato la forte resistenza offerta in area 8585/8605 dai precedenti record di ottobre e novembre riprendendo l'uptrend di lungo periodo.

I prezzi sono reduci da un "return move", una flessione disegnata tra novembre e dicembre con la quale sono stati testati dall'alto i massimi di aprile 2015 e di luglio 2016, allineati in area 8135, che erano stati scavalcati a settembre 2017. Possibili obiettivi del rialzo a 10200/300 punti, solo sotto area 8100 invece rischio di un avvitamento ribassista consistente.
(AM - www.ftaonline.com)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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