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giovedì 4 gennaio 2018

Petrolio in aumento: al massimo da tre anni


UBP ha recentemente pronosticato un barile a 80 dollari, previsione che, in vista di quanto sta accadendo sul mercato del greggio, potrebbe, forse, non essere poi tanto inverosimile. Il petrolio è infatti in rialzo, arrivando a toccare il massimo da tre anni a questa parte. Tradotto in numeri si parla di un Brent a 68,17 dollari (+0,5%) e di un Wti a 62,12 dollari (+0,8%).

Quali sono le ragioni alla base di questo trend?

Innegabile che il timore di nuove sanzioni Usa all'Iran abbia avuto un ruolo di primo piano.

Teheran, infatti, dall'inizio dell'anno si è trovata ad essere protagonista di una serie di proteste di piazza, non organizzate, che rivendicano migliori condizioni di vita per la popolazione. Già nel 2009 il popolo iraniano aveva dato vita a diverse manifestazioni ma in quell'occasione si chiedeva maggior democrazia e diritti civili.
I cortei arrivano dopo un anno dalla fine dell'embargo internazionale contro l'Iran (tolto grazie all'accordo sul nucleare) che, si pensava, potesse portare nuove condizioni di vita. Ma da quando le sanzioni sono state tolte non sembra che molto sia cambiato sul fronte dell'economia reale; l'unico settore che, in effetti, ha registrato un miglioramento, è quello petrolifero, grazie per lo più al ritorno delle esportazioni con quasi 4 milioni di barili prodotti quotidianamente.

Sullo sfondo un'inflazione che viaggia intorno al 10% e una disoccupazione che si aggira al 12,4%.

Eni in Alaska

Non solo, ma ad aumentare le proteste c'è anche il settore bancario: di fronte ad una crescita massiccia, gli istituti non elargiscono credito a causa, anche, del pessimo cambio tra real e dollaro.
Il tutto mentre aumentano le spese militari per un possibile scontro diretto con l'Arabia Saudita. Anche grazie a questo il prezzo del petrolio è salito, con il possibile ritorno sulla piazza dello shale oil Usa, attirato dall'aumento del barile. E sono proprio gli Usa a tornare sotto i fari degli osservatori: dopo anni di iter burocratico secondo le regole più rigide della politica di Obama, Eni torna a trivellare in Alaska, per la precisione da un’isola artificiale in località Oliktok Point sul Mare di Beaufort.

Nel 2015 l’anglo-olandese Shell, a causa delle difficoltà tecniche dovute alle rigide condizioni climatiche e alle troppe difficoltà tecniche, aveva dovuto dare forfait.
Fonte: News Trend Online

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