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venerdì 12 gennaio 2018

Le Banche Centrali movimentano l'inizio d'anno


Tra le certezze dei quest’inizio d’anno vi è sicuramente che le principali Banche Centrali stanno facendo del loro meglio per movimentarlo. Oggi è stato il turno dell’ECB di smuovere le acque.
La  seduta asiatica ha visto la  smentita ufficiale, da  parte delle autorità  cinesi (impersonate dal SAFE ovvero State Administration of Foreign Exchange ) delle indiscrezioni di ieri.
L’unico principio che informa la  gestione delle riserve valutarie è la  sicurezza delle stesse e l’incremento di valore e le indiscrezioni sono false o si riferiscono a una fonte sbagliata  (sic).
Le news hanno portato il biglietto verde e i treasuries a completare il ritracciamento del movimento causato dai rumors, ritracciamento che però era già  abbondantemente in corso da ieri pomeriggio.
Detto questo, il sentiment in Asia è rimasto incerto.

Tokyo continua a segnare il passo frenata dalla forza dello yen,  nonostante la serie di buone notizie (vedi oggi leading e  coincident index di novembre). Al palo anche gli indici cinesi, ad eccezione del  rimbalzo delle small caps, tra le  altre piazze sono stati più  i segni meno (Seul, Taiwan, e Sydney) che i più  (Mumbay).
La seduta europea è iniziata con un tono costruttivo, con gli indici gratificati dal  ritorno dell’€ sui livelli pre indiscrezioni di ieri.

Ma la convinzione è  apparsa scarsa  sin dalle  prime battute, con gli indici incapaci di mantenersi stabilmente in positivo. Sempre buono il tono dei dati macro Eurozone, con le retail sales  italiane di novembre sopra attese, cosi come la  produzione industriale Eurozone.
Il colpo di scena è arrivato con le minute dell’ECB meeting del 14 dicembre, dai toni più  aggressivi delle attese, in particolare nell’accenno alla possibilità  di revisioni di “varie dimensioni della policy stance e della forward guidance” nei primi mesi del 2018.  Non è passata inosservata anche la notazione che, a fronte di un quadro macro favorevole, la politica monetaria ha ancora una configurazione da crisi.

Apparentemente, all’interno del Governing Council, il dibattito su una modifica della  stance sta prendendo quota prima di quanto il mercato si aspettasse  sulla scorta delle ultime conferenze stampa.
Considerando anche la mossa BOJ di martedi,  diventa difficile scacciare l’impressione che le banche centrali stiano cercando di gestire le aspettative dei mercati in direzione di una stance meno accomodante.
E cosi, la curva dei  tassi europea  ha reagito bruscamente (per i tempi) e l’€ è stato nuovamente sospinto verso i massimi del recente range vs dollaro.  Comprensibile  il modesto disappunto dell’azionario continentale, con la notevole eccezione del settore bancario, cui non par vero di vedere eventualmente anticipata l’uscita dai tassi negativi,  che tanto ne hanno depresso la redditività.
Nel primo pomeriggio, un Dollaro già  indebolito dal balzo della  divisa che rappresenta il 57% del suo indice di riferimento, ha  subito l’impatto dei prezzi alla produzione di dicembre sotto attese (-0.1% da prec 0.4% e vs attese per +0.2%), deludenti anche nel dato core (-0.1% vs 0.2% atteso).

Non proprio un buon viatico per il più rilevante CPI di Dicembre in uscita domani. In salita anche i jobless claims settimanali.
La  price action degli ultimi giorni sembra favorevole  al biglietto verde. Lo si nota dal fatto che, lasciato a se stesso, il dollaro tende a recuperare terreno in quest’inizio di 2018.
Ma il newsflow continua a soffiare nelle vele dell’€, ed è  probabilmente solo grazie ad un consenso assai sbilanciato su una prosecuzione del trend ribassista per per la divisa US che si deve il fatto che, per ora, non abbiamo ancora visto nuovi minimi. Vedremo il discorso di Dudley (membro uscente ma sempre influente del FOMC) e il CPI di domani da che parte faranno pendere l’ago della bilancia.

Nel frattempo Wal  Mart ha comunicato un aumento del salario d’entrata per i suoi dipendenti, e il pagamento di bonus, una mossa che lascia intendere che Corporate America potrebbe destinare ai dipendenti parte delle revenues del taglio alla corporate tax . Uno sviluppo inflazionario di sicuro,  se attuato da un sufficiente numero di grandi aziende, su un mercato vicino alla piena occupazione.
Vedremo.
Agevolata dal  dollaro in discesa e dalla stabilizzazione dei tassi (in particolare dopo un asta di trentennali super robusta) Wall Street ha ripreso a macinare record, con un occhio alla incipiente earning season. L’azionario europeo, che oggi ha vissuto condizioni opposte (€ in rafforzamento e tassi in rialzo su tutta la curva) ha nuovamente sottoperformato chiudendo in modesta perdita (eccetto Milano).
Un discorso a parte merita il settore bancario europeo, completamente in controtendenza anche oggi, post minute ECB e relativi sconquassi.
Da quasi 3 trimestri  il  settore è impegnato in un lungo consolidamento, sordo al  miglioramento del  quadro macro  Eurozone  quanto i tassi di interesse europei.

A questa performance deludente ha sicuramente contribuito,  oltre che la stance di politica monetaria, la robusta regolamentazione varata dalla sorveglianza ECB allo scopo di  irrobustire bilanci e ratio patrimoniali. Detto  questo, le  banche sono a leva sull’economia e la  loro incapacità  di giovarsi,  in aggregato,  dell’accelerazione ciclica, per un periodo cosi esteso è  stata un po’  sorprendente.
Negli ultimi giorni, il rimbalzo dei tassi globali e la prospettiva di una graduale  uscita dell’ECB dalla stance ultraespansiva (magari prima del  previsto, a dar retta alle minute di oggi) ha portato  il settore sui massimi di periodo, a  contatto con una resistenza che ha respinto l’Eurostoxx banks per diverse volte l’anno scorso.
Un’eventuale rottura rialzista di una resistenza cosi collaudata, dopo un consolidamento cosi lungo da aver fatto coincidere le medie mobili a 20,50 e 200 giorni, aprirebbe ad uno scenario decisamente costruttivo.

E la sua significatività sarebbe esaltata dal quadro fondamentale positivo per il  settore in termini di crescita e rendimenti. Vedremo.
Parlando di rotture rialziste, non si può tacere sui nuovi massimi da agosto 2015 fatti segnare dal  listino milanese oggi, in barba al tono opaco dell’azionario Eurozone e alle  elezioni politiche incombenti.
Naturalmente l’ampia presenza di banche nel FTSEMIB ha il suo peso in questo record. Sul fronte tecnico peraltro il prossimo ostacolo è  abbastanza vicino essendo situato a 24.000 punti, livello testato varie volte nella  prima metà  del  2015. Trattandosi di un 3% circa, aspettiamo di essere su quei livelli prima di parlare di possibile breakout.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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