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mercoledì 3 gennaio 2018

Google ha trasferito 15,9 miliardi nelle Bermude per evitare Fisco

Roma, 3 gen. (askanews) - Google ha trasferito 15,9 miliardi di euro a una società di comodo nelle Bermuda nel 2016, risparmiando così miliardi di dollari in tasse quell'anno. Lo ha riferito l'agenzia Bloomberg, citando i documenti normativi olandesi. Google utilizza due strutture, conosciute come "Double Irish" e "Dutch Sandwich", per proteggere la maggior parte dei suoi profitti internazionali dalla tassazione, ha riferito Bloomberg.
"L'espediente prevede lo spostamento dei ricavi da una filiale irlandese a una società olandese senza dipendenti e quindi a un domicilio delle Bermuda di proprietà di un'altra società registrata in Irlanda", si legge nell'articolo.
La quantità di denaro che Google ha spostato attraverso questa struttura fiscale nel 2016 è stata del sette percento più alta rispetto all'anno precedente, secondo i documenti depositati dalla Camera di commercio olandese datati 22 dicembre e resi disponibili online martedì.
"Paghiamo tutte le tasse dovute e rispettiamo le leggi fiscali in tutti i paesi in cui operiamo in tutto il mondo", ha detto un portavoce dell'azienda in un comunicato citato dalla stessa Bloomberg.
Secondo i documenti finanziari statunitensi, l'aliquota fiscale globale effettiva di Google nel 2016 è stata pari al 19,3%, che l'azienda ha ottenuto in parte spostando la maggior parte dei suoi profitti internazionali sull'entità nelle Bermuda, ha continuato l'agenzia di stampa.
Applicando tale aliquota, Google avrebbe risparmiato 3,7 miliardi di dollari tramite il trasferimento del 2016, ha calcolato.
Con i conti pubblici ancora appesantiti dopo anni dalla peggiore crisi finanziaria, i leader europei hanno accettato di affrontare la questione di come tassare i giganti di Internet, con il presidente francese Emmanuel Macron che ha definito colossi come Google, Facebook e Apple come gli "scrocconi" del mondo moderno.
Le attuali norme fiscali odierne sono state concepite per quando le multinazionali avevano sviluppato beni e operazioni reali in nazioni diverse, rendendo relativamente chiaro dove venivano pagate le tasse.
Ma i giganti tecnologici degli Stati Uniti esistono quasi esclusivamente nel mondo virtuale, e i loro servizi vengono convogliti verso smartphone e tablet da server di dati molto lontani. Tali aziende, conformemente alle norme fiscali dell'UE, scelgono di dichiarare redditi in una nazione dell'UE con aliquote fiscali basse, privando gli altri stati di milioni se non di centinaia di milioni di euro di gettito fiscale. (con fonte Afp)

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