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giovedì 4 gennaio 2018

Europa ancora sotto scacco della politica


L'attenzione degli esperti resta puntata, ancora per qualche tempo, sulle elezioni italiane del 4 marzo. La conferma arriva da quanto recentemente scritto dal FT che sottolinea anche come l'Italia sia fonte di preoccupazione anche per la sua arretratezza finanziaria ed economica. In realtà, bisogna specificare, quello che si agita sull'Europa è uno spettro piuttosto insidioso ovvero quello della politica.

La crisi dell'Euro e dell'Europa

Mentre prima la crisi dell'Euro, nello specifico con il caso Grecia, era palesemente chiara agli occhi di tutti e soprattutto circoscritta alla sola nazione ellenica (sebbene rischi altrettanto gravi si fossero già manifestati in Spagna, Portogallo e Irlanda) con l'incognita del voto la paura generalizzata si espande perché potenzialmente ingestibile.

Un primo ed eclatante esempio è quello della Germania la quale, famosa per la sua stabilità soprattutto in ambito politico, a ormai oltre 3 mesi dal voto non ha ancora un governo e all'orizzonte non sembrano affacciarsi motivi per credere che Berlino possa presto averne uno. Basti pensare che tra le chiamate alle urne di vari livelli, nel 2018 saranno in scena Belgio, Irlanda, Finlandia, Olanda, Repubblica Ceca e Ungheria.
Per quale motivo allora, ci si preoccupa dell'Italia? La ragione è semplicissima: Roma è quella che all'interno dell'Unione deve rendere conto del debito pubblico più ampio e soprattutto, quella che nulla ha fatto per ridimensionarlo (a settembre sfiorava l'ennesimo record di 2.300 miliardi di euro) proprio mentre la Bce potrebbe essere sul punto di far rientrare le sue politiche di allargamento della base monetaria e dare il via alle politiche di normalizzazione dei tassi di interesse tuttora (ma non per sempre) al minimo storico.

Le prospettive per l'Italia 

In questa situazione l'Italia va alle urne con una legge elettorale che non garantisce affatto la stabilità e con un elettorato a sua volta disilluso e apatico soprattutto nella fascia dei più giovani.

Da parte sua, intanto, l'Unione è costretta a dover gestire le ancora tante incognite della Brexit, ben lungi dall'essere risolta nonostante il primo step dei colloqui sia stato ufficialmente chiuso. La questione del confine nordirlandese, però, rimane di fatto un precedente pericoloso che potrebbe essere a sua volta evocato qualora Londra e la Scozia volessero chiedere di rientrare, se non altro per motivi di statuto speciale, all'interno delle regole particolari finora dedicate solo al confine nordirlandese.

Non solo, ma aperta è anche la ferita del debito che Londra e gli inglesi dovranno pagare all'Ue (tra i 44 e i 55 miliardi di euro) cifra di cui i Sudditi di Sua Maestà avrebbero volentieri fatto a meno vista la volontà popolare di tagliare i finanziamenti all'Unione stessa, volontà che a suo tempo diede vita al progetto Brexit. 
Per quanto riguarda l'Italia, attualmente terza economia europea, il FT ricorda come sia in aumento il consenso per le opposizioni euroscettiche e in calo quello per le sinistre filoeuropeiste, sinistre che da tempo devono affrontare un serio problema di perdita di identità e credibilità di fronte al proprio elettorato, una sfida che vede in palio la riconquista della base di votanti e, nel migliore dei casi, anche dei sempre più numerosi aventi diritto che, in occasione delle convocazioni alle urne, preferiscono disertare. 
Fonte: News Trend Online

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