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lunedì 8 gennaio 2018

Criptovalute, è un lunedì nero: bruciati 100 mld, a picco Ripple


Non sta risparmiando praticamente nessuno la prima giornata nera del 2018 delle criptovalute, che registrano oggi con pochissime eccezioni pesanti ribassi anche a due cifre e hanno bruciato complessivamente oltre 100 miliardi di capitalizzazione solo nelle ultime ventiquattr'ore.

Tutti giù

Brutto scivolone del bitcoin - che cede oltre il 10% e torna su quota 14.500 per la prima volta da giorni dopo un inizio d'anno piuttosto tranquillo - ma anche per tutte le principali "altcoin" finite sotto i riflettori del mercato per i guadagni esorbitanti delle ultime settimane.
La performance in assoluto peggiore è quella di Ripple, la coin già top performer del 2017 e divenuta popolare soprattutto per i suoi guadagni prodigiosi messi a segno tra dicembre e gennaio: XRP - la sigla sotto cui viene scambiata la moneta  - crolla del 28% e ha adesso ceduto oltre il 40% dal nuovo massimo storico di 3,84 dollari raggiunto appena 4 giorni fa. 

Dimezzato Ripple

Il calo della valuta appare tra l'altro anche peggiore di quanto non sia in realtà per la decisione nelle scorse ore di Coinmarketcap, portale che fornisce un prezzo medio delle singole valute basato sui principali exchange locali attivi in diversi Paesi, di escludere le quotazioni riportate dalle piattaforme della Corea del Sud, che scambiano tradizionalmente con un forte premio rispetto alle piattaforme concorrenti.
La fase di crisi della moneta era già iniziata ieri dopo la notizia che i vertici di Coinbase, la società che gestisce il principale exchange al mondo strumenti finanziari digitali, hanno smentito di avere in progetto di inserirla a breve tra le coins scambiabili sulla sua piattaforma.

Capitalizzazione giù


Alla luce del ribasso di oggi, il valore di mercato di Ripple è sceso tra l'altro nuovamente sotto i 100 miliardi di dollari e la moneta torna dunque al terzo nella classifica delle valute digitali più capitalizzate alle spalle di Ethereum, che dopo giorni di forti guadagni ha resistito oggi con un ribasso molto più contenuto (-3% a 1092 dollari).
Il tonfo generalizzato di oggi ha più in generale ridimensionato la capitalizzazione complessiva del mercato crypto, attualmente intorno ai 725 miliardi dopo esser precipitata nell'intraday sotto i 700 miliardi di dollari dal nuovo record storico di 835 miliardi toccato appena ieri. 

Le spiegazioni

Anche se per molti la battuta d'arresto di oggi è da considerarsi fisiologica alla luce dei forti guadagni degli ultimi giorni (per Jeff Koyen, ceo di 360 Blockchain USA, "è stato un ottimo weekend per le altcoins e oggi stiamo assistendo a una fase di correzione generalizzata"), le spiegazioni prevalenti su quanto sta accadendo in queste ore chiamano in causa sopraprattutto alcune notizie negative provenienti da Cina e Corea del Sud, che insieme al Giappone rappresentano due dei mercati più attivi nel trading di criptovalute.

Stando a quanto riferisce il Wall Street Journal, le autorità di regolazione sudcoreane hanno cominciato delle ispezioni in 6 delle più importanti banche del Paese che forniscono ai clienti servizi connessi allo scambio di criptovalute per verificare la conformità delle loro pratiche con le leggi antiriciclaggio, e sarebbe anche allo studio una bozza di regolazione preparata dal Financial Supervisory Service di Seoul e già sottoposta alla Assemblea Nazionale.

La Cina stacca la corrente al bitcoin


Notizie pesanti in arrivo anche dalla Cina, dove la Leading Group of Internet Financial Risks Remediation, la commissione istituita da Pechino nel 2016 per controllare i movimenti finanziari online, starebbe preparando una stretta per disincentivare la creazione di moneta virtuale attraverso il processo noto come mining: in un documento del 2 gennaio scorso, si fa richiesta infatti alle autorità locali di prendere ogni provvedimento utile per costrinhgere le imprese che operano in mining sul territorio verso una "uscita ordinata" dal mercato: tra le misure pensate allo scopo, aumenti della tassazione, disincentivi fiscali, stretta nelle licenze e autorizzazioni, tariffe dell’elettricità più pesanti.



Fonte: News Trend Online

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