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mercoledì 10 gennaio 2018

Borsa Usa, quanto e' probabile una "trifecta" rialzista?


NB la versione corredata di grafici di questo articolo e' disponibile all'indirizzo http://ftaonline.com/blog/borsa-usa-quanto-e-probabile-una-trifecta-rialzista
Borsa Usa, il 2018 ancora all'insegna del rialzo? Secondo la diffusa pubblicazione The Stock Trader's Almanac i presupposti per un 2018 di ulteriori rialzi, almeno per la borsa Usa, sembrerebbero esserci.
In soccorso di questa ipotesi viene la statistica. Secondo l'Almanac infatti il primo mese dell'anno e' il "January barometer", ovvero un buon indicatore di quella che sara' la direzione della tendenza per l'intero anno. L'indicazione e' statisticamente credibile, tanto che l'Almanac ha creato il detto " "As January goes, so goes the year".
Ma i redattori del The Stock Trader's Almanac si spingono anche oltre ipotizzando che si possa realizzare una "trifecta". Nel gergo delle scommesse sportive una "trifecta" prevede di azzeccare l'ordine di arrivo dei primi tre partecipanti ad una corsa (detto "tris" in Italia), nel caso della borsa invece le 3 condizioni che si devono realizzare sono la chiusura positiva della decade a cavallo tra Natale e l'inizio del nuovo anno, definito come "Santa Claus Rally", un saldo positivo delle prime 5 sedute dell'anno e un mese di gennaio archiviato con il segno piu'.
Delle 29 volte in cui queste tre condizioni sono state rispettate dal 1950 ad oggi, ben 27 volte (il 93%) l'intero anno si e' chiuso con un saldo positivo. Il guadagno medio per le azioni maggiori dell'indice in queste annate e' stato di un solido 18%. Per il momento le prime due condizioni delle "trifecta" risultano rispettate, le sedute dal 22 dicembre al 3 gennaio, il "Santa Rally" sono state infatti archiviate con un +1,1%, e le prime 5 sedute del 2018 hanno portato ad un rialzo del 2,8%, con lo S&P500 che lunedi' 8 gennaio ha terminato al valore record di 2747,71 punti.

Se il mese di gennaio terminasse al di sopra della chiusura del dicembre 2017, a 2673,61 dollari, anche la terza condizione della scommessa risulterebbe verificata con l'invio di un segnale bullish.
Secondo Sung Won Sohn, professore di economia alla California State University Channel Islands, intervistato da Usa Today, alla base del successo di questa statistica c'e' il fatto che difficilmente il sentiment bullish si dissolve in tempi rapidi.
Si tratta di un concetto ben noto agli studiosi dei grafici, che basano le loro analisi sull'assunto che e' piu' probabile che una tendenza prosegua piuttosto che inverta direzione (la frase "the trend is my friend" compare su tutti i manuali di analisi tecnica). Lo stesso Sung tuttavia avverte che quello che stanno giocando i rialzisti e' probabilmente il "nono inning", l'ultimo tempo di una partita, e che quindi e' necessario muoversi con prudenza se si decide di compare su questi livelli.
L'inizio di un anno e' comunque in condizioni normali, come ricorda David Kotok, chief investment officer alla Cumberland Advisors, favorevole ai rialzi dell'azionario, dal momento che gli investitori che dovevano vendere azioni per motivi fiscali lo hanno fatto a dicembre mentre con il 1° gennaio si rende di solito disponibile nuova liquidita'.
Quest'anno poi con la riforma fiscale di Trump, il taglio secco della corporate tax dal 35% al 21% e l'estensione degli ammortamenti al 100% del valore degli investimenti, la borsa ha trovato ulteriori motivazioni per salire, e potrebbe continuare a farlo ancora per qualche tempo. Certo, la riforma di Trump da sola non basterebbe a creare le condizioni per un ulteriore espansione dei trend azionari dopo il rialzo del 2017, ma le buone condizioni dell'economia nel suo complesso creano sicuramente il substrato sul quale le speranze di una ulteriore accelerazione attecchiscono.
Goldman Sachs ipotizza che il tasso di disoccupazione dovrebbe abbassarsi ulteriormente nel 2018, raggiungendo il 3,5 per cento (nel 2017 sono stati creati due milioni e centomila i nuovi posti di lavoro creati dopo i due milioni e duecentomila nel 2016).
La Fed in occasione della sua ultima riunione ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2018 al 2,5% dal 2,1% previsto a settembre e quelle per il 2019 all'1,9-2,3% dall'1,7-2,1% stimato a settembre.

Sempre secondo la Fed il tasso di disoccupazione e' stimato al 3,7-4,0% nel 2018 (dal 4,0-4,2% ipotizzato a settembre).
Per l'amministrazione Trump i maggiori profitti societari derivanti dalla riforma si tradurranno al 70% in aumenti salariali, in nuove assunzioni e in bonus, insomma a beneficiare del cambiamento non sarebbe solo la "corporate America" ma anche i lavoratori (AT&T ha promesso 1000 dollari di bonus ai suoi 200mila lavoratori con la riforma fiscale approvata, la stessa cosa ha fatto per 100mila dipendenti Comcast).

La parte degli extraprofitti non destinata ai salari e ai bonus dovrebbe essere poi dirottata verso i buyback azionari, il riacquisto di azioni proprie da parte delle societa', un tipo di operazione che fa salire le quotazioni. Tanto per dare alcuni numeri a seguito della riforma Boeing dovrebbe varare un buyback da 18 miliardi, Home Depot da 15 miliardi, Oracle da 12 miliardi e Pfizer da 10 miliardi di dollari.
Alla luce di queste considerazioni e' possibile guardare quindi il grafico dell'indice S&P500 con moderato ottimismo, anche se la condizione di netto ipercomprato evidenziata dagli indicatori tecnici non deve essere sottovalutata.

L'Rsi a 21 sedute infatti e su valori che non venivano raggiunti da inizio marzo 2017 (in quella occasione aveva realizzato una flessione che lo aveva portato a testare la media mobile a 50 giorni, attualmente passante a 2630 punti circa) mentre quello a 21 settimane e' sui massimi di sempre (almeno dell'era moderna, valori analoghi erano stati avvicinati nel 1959).
Lo sconfinamento in ipercomprato da parte degli indicatori deve essere considerato un segnale di "fuori giri" da parte del mercato, di una velocita' di crescita, o di ribasso, eccessiva rispetto a quello che il mercato ha dimostrato di sapere sopportare nel passato, tuttavia non comporta necessariamente l'immediata realizzazione di flessioni o peggio ancora di inversioni del trend.

Nella analoga condizione sviluppatasi nel 1959 ad esempio l'indice aveva proseguito al rialzo per ben 6 mesi, con l'indicatore fermo sulla soglia dell'ipercomprato, prima di avviare una prolungata anche se non profonda flessione (durata dal top dell'agosto 1950 al minimo dell'ottobre 1960).
E anche se il mercato dovesse deciderersi per la flessione correttiva e' molto probabile le prime flessioni vengano ritenute allettanti per entrare in acquisto su valori piu' bassi degli attuali.

Una inversione di tendenza a "V" rovesciata non si puo' mai escludere, ma per arrivare ad un evento cosi' di rottura servirebbe la comparsa di eventi o notizie drammatiche che al momento invece non si profilano all'orizzonte, con il disgelo tra le due Coree che ha tolto anche lo spettro di una, improbabile, escalation nucleare.
La violazione della media mobile a 20 giorni sul grafico dello S&P500, a 2685 circa, aprirebbe la strada al test della media a 50 giorni, a 2630 circa, area sulla quale dovrebbero generarsi con buona probabilita' evidenti correnti di acquisto. Solo la violazione di questo supporto allontanerebbe i prezzi dai massimi ridimensionando probabilmente l'euforia dei compratori e farebbe temere il test della base del canale crescente disegnato dai minimi del febbraio 2016, passante a 2515 punti circa (il cui lato alto, in area 2750, ha contenuto recentemente le spinte rialziste).
Solo la violazione della base del canale, praticamente coincidente con la media mobile a 200 giorni, metterebbe in discussione il proseguimento della tendenza rialzista nel medio lungo periodo e costringerebbe quindi a riconsiderare le strategie di acquisto sulla debolezza che saranno invece da ritenere valide fino a quel momento.
(AM - www.ftaonline.com)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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