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venerdì 5 gennaio 2018

Bond oggi: Venezuela in lettera. Possibile al 93,4% il default

 
Vuoi vedere che il 2018 porta “finalmente” chiarezza sui bond venezuelani! Ma non in senso positivo. E’ un segnale che giunge dagli istituzionali, fortemente in vendita ieri, con una media di cali delle quotazioni fra il 6 e il 7% per le varie emissioni. Ormai tutti i titoli sono scesi sotto quota 25 $, con il peggiore – ovviamente il più lungo, il 7% scadenza 2038 – approdato a 21,3 $. Un rendimento teorico del 107% caratterizza invece il 12,75% scadenza 2022 (Isin USP17625AC16), che ha chiuso la seduta a 24,8 $.
Ritornano i dubbi
L’anno è partito con la notizia di una nuova omissione nel pagamento di cedole in scadenza per circa 35 milioni di $, che si aggiungono a una posizione arretrata in rosso per 1,3 miliardi di $. Il problema è che nel corso del 2018 rimunerazioni e rimborsi saliranno a oltre 10 miliardi, cifra incompatibile con l’attuale quadro delle casse pubbliche. Intanto scatta il solito “giochetto”: il Venezuela non regola le sue posizioni, ma nel frattempo il Governo promette che lo farà entro pochi giorni. Così le quotazioni calano – come ieri – per poi rimbalzare alla notizia di liquidità in arrivo. Da mesi ormai si va avanti in questo modo ma ora i dubbi che il tira e molla non regga stanno facendosi strada. E la caduta sotto i 25 $ dell’intera compagine dei bond quotati su Tlx lo conferma. Così come le voci raccolte fra gli istituzionali, per i quali starebbero per iniziare cause a non finire nei tribunali di New York, poiché il debito venezuelano è in parte regolato (scherzi del destino) proprio da normative emesse nella capitale finanziaria degli States. 
Bloomberg pessimista
Intanto nella seduta borsistica di ieri è stato diffuso un report di Bloomberg, in base al quale le probabilità di default nel corso dell’anno sono salite al 93,4%: La diplomazia di Caracas è però al lavoro per trovare alleati. Oltre alle solite relazioni con Mosca e Pechino si annuncia l’avvio di rapporti più stretti con la Turchia, grazie all’attivismo del ministro delle Finanze venezuelano, Simon Zerpa, giovane economista, figlio dell’ambasciatore a Pechino, e personaggio pronto a rilanciare il meccanismo degli annunci a sorpresa, anche perché il 2018 potrebbe portare alla già annunciata ristrutturazione del debito del Paese. I mercati temono proprio questo, ovvero che l’operazione sia condotta in chiave politica, alimentando lo scontro con Trump.
Eppure c’è chi compra
La situazione sarebbe tale da giustificare un’apertura degli spread denaro/lettera. Nelle prime due sedute del 2018 è invece avvenuto l’opposto, con scambi dinamici e minime differenze di prezzo fra acquisto e vendita. Il livello dei 25 è solitamente stato in passato un riferimento per alcune ristrutturazioni, ma la coincidenza potrebbe essere casuale nel caso dei bond venezuelani e c’è chi pensa che Maduro annuncerà le sue intenzioni solo al raggiungimento dei 20 $ per le emissioni decennali. A quel punto partirebbe la trattativa con le controparti riferite ad associazioni dei “bondholders” già costituite ma incerte sulla strada da seguire. La situazione appare quindi molto fluida ed ecco perché c’è ancora chi compra in un contesto in continua evoluzione. 

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