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lunedì 8 gennaio 2018

Bond oggi: Btp, scendono più gli inflation dei tassi fissi

 
Ci si aspettava una correzione profonda, ma i titoli di Stato italiani hanno chiuso l’ultima ottava con un rimbalzino che li ha riportati a superare – relativamente al Long Term Future – il supporto dei 135,88. Il motivo del mini riscatto di fine settimana è sempre lo stesso: i dati di dicembre sull’inflazione (riferiti all’Eurozona) hanno deluso, attestandosi all’1,4%, poco sotto l’1,5% di novembre. E quindi inevitabile l’incertezza sul futuro rialzo dei tassi. Sai che novità?
Inflazione, cifre discordanti
I numeri che giungono dall’economia reale sono diversi. Dicono di un lento surriscaldamento dei prezzi, ma le rilevazioni ufficiali non lo riscontrano. Qualcuno gioca sporco? E’ una vecchia polemica, su cui soffermarsi non avrebbe qui senso. Certo è che nei vari Paesi europei si rilevano trend discordanti, che – mediati – portano a verità talvolta contrastanti. Intanto gli “inflation linked” italiani, intesi come Btp€i indicizzati alla zona euro, soffrono un pò più dei tassi fissi. Il 2,55% scadenza 2041 (Isin IT0004545890 – duration 13,8) in pochi giorni ha preso una bella scoppola, scendendo da 127,53 euro (8 dicembre) a 117,28 (2 gennaio) per poi fiatare. Vale (Swiss: VALE.SW - notizie) così quasi la pena seguire più questa tipologia di titoli - come indice di riferimento - che non il Future (Francoforte: 923414 - notizie) , poiché esposti alla doppia contradditoria variabile del timore di rialzo dei tassi, che inciderebbe sulla cedola base, ma di inflazione (accreditata) debole. Dal top di dicembre il Btp€i 2041 ha perso il 6,7% contro il 6,5% del pur più lungo tasso fisso 4,75% scadenza 2044 (Isin IT0004923998 – duration 17). E’ una piccola differenza, ma significativa del sentiment dei mercati. 
La situazione dei lunghi
Il quadro grafico dei Btp Matusalemme, quelli più utilizzati da chi fa trading, evidenzia una situazione per il momento incerta e che forse dovrà attendere ancora per avviare una vera fase ribassista. 
Il Btp 2,8% scadenza 2067 (Isin IT0005217390), in chiusura venerdì a 86,31, è tornato sotto il supporto di breve periodo degli 86,58 e si trova inserito in un triangolo in via di apertura, dentro il quale si muove senza indecisioni da quattro sedute. E’ però sotto tutte le medie mobili e soltanto una ricomparsa sopra quota 87 euro confermerebbe un segnale di forza, probabilmente di breve periodo.
Situazione simile per il Btp 3,45% scadenza 2048 (Isin IT0005273013). Ha chiuso venerdì a 103,5 euro ma solo oltre i 104 si manifesterebbe un reale indizio di inversione rialzista, pur dopo tre sedute con candele verdi.
Numeri diversi ma trend identici per il Btp 3,25% scadenza 2046 (Isin IT0005083057), che dopo essere sceso martedì di poco sotto quota 100 è risalito a 102, rompendo in questo caso la trendline superiore di un triangolo delineatosi da metà dicembre. 
La fase attendista è quindi evidente, ma le notizie sull’inflazione debole e le ulteriori contraddizioni fra un Draghi che sostiene come ci sia ancora bisogna di un QE, un Weidmann che chiede una data chiara per il termine dell’operazione e altri esponenti che guardano già a un rialzo dei tassi portano solo confusione, che in termini di mercati significa volatilità. Quella che molto probabilmente si manifesterà nelle prossime sedute e forse anche dopo. 

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