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lunedì 8 gennaio 2018

Bitcoin: la mappa dei divieti

L’approccio del Vecchio Continente al Bitcoin
Concludiamo oggi quanto iniziato due giorni fa, illustrando prima la situazione nel continente africano, asiatico e oceanico e in seguito in quello americano.
La trattazione di oggi si riferisce tutta al quadro europeo, ponendo l’accento sull’orientamento comunitario e nazionale riguardo il Bitcoin.
In primo luogo risulta opportuno prendere le mosse dalla posizione dell’Unione Europea, con particolare riferimento alla Banca Centrale.
Un iniziale spunto in tal senso è stato offerto a settembre 2017 dal n.1 di Francoforte, Mario Draghi, che rispondendo a una domanda di uno studente del Trinity College di Dublino circa la portata della blockchain all’interno dell’UE, così si esprimeva: “Noi in BCE stiamo seguendo questa evoluzione. Questa tecnologia in questo momento non è ancora matura per poter essere considerata nelle politiche monetarie della BCE o come sistema di pagamento. Dobbiamo però seguirne l’evoluzione futura”.
Come analizzato in maniera più approfondita allora e per una più ampia riflessione di sistema ivi si rimanda, un simile argomentare poneva e pone la BCE come interlocutore interessato ma osservatore di un fenomeno in evoluzione, consapevole del proprio ruolo di regolatore ma al contempo conscio della necessità di saperne di più.
La caratteristica situazione in divenire in seno alla criptovaluta di Satoshi Nakamoto desta fervore nei mercati, ma il ruolo della BCE sembrerebbe imporle cautela decisionale.
Restando addentro l’istituzione europea, non può non considerarsi quanto affermato a novembre da Ewald Nowotny, n.1 della Banca Austriaca e membro del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea.
L’alto dirigente ha in qualche modo confermato la linea attendista di Draghi fornendo comunque ammonimenti circa il nuovo criptovaloriale che avanza, cosciente di una realtà in forte ascesa ma non per questo per forza passibile di un intervento deciso al riguardo.
Per le interessanti osservazioni al riguardo, è possibile conoscere quanto statuito da Nowotny qui.
Esaurito l’incipit istituzionale, è possibile procedere all’analisi Stato per Stato, senza dimenticare la dimensione mutevole del evento e una sorta di problema principale-agente tra UE e Paesi membri.
Curioso il caso italiano, di cui si è ampiamente trattato, sia in riferimento a innovazioni, sia a prese di posizioni categoriali, comunque utili alla fecondità del dibattito in questione. Si intuisce come sia solamente una questione di tempo affinché Legislatore ed enti regolatori sviluppino un sistema ben preciso.
Ben più preciso, come da tradizione, l’approcciarsi svizzero alla vicenda.
Dal 2018 il comune di Chiasso guiderà il novero di città svizzere in cui si potranno pagare le tasse direttamente in BTC, ma con un limite imposto di 250 franchi, oltrepassando così la cugina Zurigo, prima città al mondo a introdurre tale sistema di pagamento per le imposte locali, ma con soglia 200 franchi.
Appare chiaro come la Svizzera si ponga in prima linea verso l’armonizzazione criptovaloriale, seguita dalla Svezia, in cui la Swedish Enforcement Authority ha parimenti deciso l’adozione del BTC come mezzo di pagamento delle imposte.
Oltrepassando il confine si incontra altrettanto favore, con il plauso del primo ministro sloveno Miro Cerar, che a ottobre così si esprime in relazione alla tecnofinanza in generale: “Gli enti regolatori e i ministri stanno già studiando la blockchain e lo Stato sta partecipando ad attività a livello europeo nell’ambito dell’introduzione e regolazione di questa tecnologia. Siamo anche già appoggiando le fondazioni per l’iniziale test pilota della tecnologia nell’amministrazione statale”.
Parole e musica per la comunità cripto.
Ma non solo.
Quanto detto sopra da Cerar introduce una tematica importante che riprende l’incipit iniziale circa l’establishment europeo: l’Horizon2020.
Questo programma di finanziamento europeo di 5 milioni di euro per le startup riguarda da vicino anche la tecnologia blockchain, perché parallelamente è stato creato un altro progetto “Blockchains for Social Good” che sviluppa l’evoluzione del recente Osservatorio sulla Blockchain attraverso cui l’UE intende affrontare la vicenda cripto, anche per rispondere (chiaramente negativamente ma lasciando spiragli digitali) alla proposta estone di inserimento della criptomoneta Estcoin.
Affrancandosi dalla digressione di cui sopra, giova proseguire sulla scorta di quei Paesi Bitcoin Friendly: Isola di Man, Finlandia, Irlanda e Olanda.
Di dimensioni alquanto ridotte il primo, ma comunque leader nella realtà BTC, seguito da una domanda in forte ascesa nella terra finnica, consegue l’isola del trifoglio, in cui la Banca Centrale si è rivelata favorevole a un futuro a tinte nakamotiane.
La terra dei Tulipani chiude il cerchio, facendo registrare l’apertura del primo Bitcoin Boulevard al mondo, polo attrattivo per molti olandesi e non solo.
Discorso incerto in UK, dove da un favore iniziale, a causa dell’ingente aumento della domanda, le istituzioni hanno deciso di arginare il fatto, a causa del solito e globale rischio di evasione fiscale e riciclaggio.
Così il ministro delle finanze britannico,  Philip Hammond: “Quello che vogliamo è aggiornare i regolamenti sulle tasse per rendere più stabili tali piattaforme ed evitare che vengano utilizzate per riciclare denaro sporco o finanziare azioni di terrorismo”.
Posizione comprensibile, specie ricordando l’incremento massivo di ATM Sterlina-Bitcoin in Gran Bretagna a opera di soggetti criminali.
Ancor più singolare quanto avviene in Spagna, dove è addirittura possibile comprare fisicamente i Bitcoin (si, proprio come in Italia, a Rovereto). La partnership tra Bitnovo e Carrefour apre le strade della modernità.
Bitnovo, piattaforma spagnola di servizi di pagamento con criptovalute, permette di acquistare Gift Card attraverso cui acquistare la moneta digitale più famosa al mondo pagando in contanti o carta di credito direttamente in uno degli oltre 50 punti vendita Carrefour presenti in Spagna.
Tale offerta non è casuale, spiegandosi in ragione del fatto che la Spagna sia il secondo mercato europeo per Carrefour dopo la Francia, giustificandosi in tal modo l’opportunità di una siffatta scelta in ordine di volumi.
La notizia di cui sopra ci spinge a spostarci proprio in Francia, dove il presidente Macron a dicembre ha portato la questione Bitcoin al G20 con presidenza argentina, mettendo in guardia su “Rischi di terrorismo, servono regole”.
A fargli eco è proprio il suo ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, che in quell’occasione dichiara: “Sono qui per garantire la sicurezza ai risparmiatori, c’è un rischio speculativo”.
Chiara quindi la posizione francese, il cui intento è quello di addivenire presto a una regolamentazione che completi la lacunosa normativa di riferimento.
Di uguale avviso è l’Autorità Federale di Supervisione Finanziaria tedesca (BaFin), secondo cui non può essere sottovalutata la crescita esponenziale del Bitcoin, ma ammette la possibilità che il Bitcoin torni a essere “un prodotto di nicchia per un selezionato gruppo di appassionati”.
Che quanto detto sopra si verifichi o no, si assiste a un cambio di rotta in seno alla Germania circa l’universo cripto, in primis disponibile all’utilizzo del BTC come strumento di scambio tra privati, ma oggi attenta a ogni possibile sviluppo.
A condividere la preoccupazione sul Bitcoin, ma in maniera alquanto indifferente, è Lars Rhode, Governatore della Banca Danese, che usa toni polemici: “Non è un mercato regolamentato e quindi è una responsabilità del singolo, non delle autorità. Non venite a lamentarvi con noi quando le cose andranno male”.
Polemiche a parte, si intuisce l’orientamento danese sul Bitcoin.
Il quadro che consegue dalla mappa dei divieti presente nel Vecchio Continente fornisce un indirizzo non unitario ma neanche disomogeneo come altre realtà continentali. È palese un’esigenza di regolamentazione della materia, seppur sentita più da quei Paesi contro la proliferazione del BTC.
La partita sembra giocarsi su un piano strettamente e squisitamente politico, contenitore di esigenze divergenti che potrebbero rallentare l’armonizzazione unitaria e costringere la BCE a un intervento stringente.
I tempi non sembrano ancora maturi comunque.
This article was originally posted on FX Empire

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