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martedì 2 gennaio 2018

Arriva la fatwa egiziana per il Bitcoin

 
Che cos'hanno in comune Salman Rushdie e i Bitcoin? Una fatwa. 
Per l'autore  Anglo-indiano su la publbicazione de I versi satanici a provocare, nel febbraio 1989, una fatwa di Khomeini che decretò la condanna a morte del suo autore, reo di bestemmia. Un privato cittadino offrì una taglia per la morte dello scrittore, tollerata dal regime khomeinista. Lo scrittore riuscì a salvarsi rifugiandosi nel Regno Unito e vivendo sotto protezione.
Per i Bitcoin, invece, ad emettere la fatwa è stato il Mufti Shauqui Alam, la più alta autorità religiosa dell'Egitto. Il bitcoin viene, in estrema sintesi, identificato con le scommesse. Per prendere una sua decisione, il mufti si è consultato con degli economisti, arrivando alla conclusione che il Bitcoin comporta un "alto rischio" per gli individui e per lo Stato e può causare danni finanziari diretti a persone e istituzioni che già utilizzano le monete circolanti.
Il giornale Egypt Today riferisce che l'autorità religiosa ha inoltre sottolineato che non esista alcuna garanzia sulla tracciabilità dei bitcoin, e che non sarebbero sottoposti ad alcun tipo di controllo da parte della Banca Centrale del Cairo.
Il muftì sottolinea poi che la stessa concezione della criptomoneta contraddice i precetti dell’Islam, perché transazioni che coinvolgono i bitcoin non hanno regole prestabilite da un contratto e possono venire assimilati ai profitti eccessivi tipici dell’usura , proibita dal diritto civile islamico: «Ecco perché tutto questo è proibito», conclude la fatwa.

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