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mercoledì 13 dicembre 2017

Wall Street verso un altro record


Wall  Street ha fatto un altro  piccolo passo in direzione del record di 12 mesi su 12 di ritorni positivi, che renderebbe unico nel  suo genere il 2017. Nel contempo, trainato da una prosecuzione del rimbalzo del  Nasdaq e dalla  forza  del  settore  energy aiutato dal balzo del  petrolio (sospensione oleodotto mare del nord per 2 setttimane),  l’S&P ha segnato un nuovo record.  Il focus continua a essere su Washington dove il Congresso dovrebbe finire la  riconciliazione dei 2 progetti di riforma entro la  settimana, per votarlo nelle 2 camere la settimana prossima.

Con quel che bolle in pentola, c’è attenzione anche per le  elezioni in Alabama, dove una sconfitta di Moore porterebbe a 2 soli seggi la  maggioranza Repubblicana al Senato. Le accuse di molestie hanno reso incerta un elezione che sembrava una passeggiata per i Repubblicani in uno stato che non elegge un Democratico  da oltre un decennio,  ma Moore sembra conservare un vantaggio.
Difficile  dire cosa abbia disturbato stanotte il trading in Asia, dopo l’euforia di ieri, fatto  sta che a  guidare, stavolta al ribasso, è ancora il plotone degli indici cinesi (“A” e “H” shares).

Ieri un pezzo del WSJ ha citato presunti piani delle autorità cinesi per contrastare le conseguenze dello stimolo fiscale US che attraverso l’impatto  su aliquote e tassi di interesse costituirebbe una minaccia in termini di  deflussi di capitali. La  ricetta prevederebbe, secondo le fonti,  tassi più alti, maggiori controlli di capitali e interventi a sostegno della divisa.
Affidabile  o meno che sia la fonte, il pezzo sottolinea  il  ruolo avuto da  dollaro debole  e  tassi di  interesse bassi nel rimbalzo congiunturale di Cina ed emergenti, e da un idea dei rischi di un (ipotetico per ora) rialzo di entrambi. Con la  FED domani,  forse non è  cosi sorprendente che quest’area sia andata in controtendenza.
L’apertura  europea ha cercato di capitalizzare la buona performance US di ieri, ma quasi subito è subentrata la solita ansia.

Se non altro la  fase negativa è durata poco, e gli indici si sono ripresi, gradendo il fatto che la  fase di nervosismo sui tassi europei, presumibilmente dovuta all’incombere dell’ECB,  non si è per una volta tramutata in un rimbalzo dell’€ (eventualmente perchè prima  abbiamo la FED).
La salita dei rendimenti è stata  aiutata da una  serie di CPI di novembre (India, Svezia e UK) per una volta  in generale sopra attese.
Ma i dati principali sono venuti in US nel pomeriggio:
  • il PPI US ha sorpreso in positivo grazie a  energy, ma anche il  dato core è salito al ritmo più elevato da 2 anni e mezzo.  In generale si tratta del terzo dato di prezzi alla  produzione forte a fila, a dimostrazione che in filiera le  pressioni inflattive stanno comparendo.
  • Lo small business optimism index ha a sua volta sorpreso  al  rialzo,  segnando il massimo dal 1983.

    Evidentemente l’aumento di probabilità di un  taglio alle tasse li  mette davvero di buon umore. Tra i sottoindici le intenzioni di assunzione,  le  difficoltà a  reperire personale e le pressioni salariali risultano estremamente elevate.
Con questo tipo di news, il nervosismo  sui bonds si è esteso all’area US ed in generale  amplificato,  anche se le  reazioni sembrano ancora modeste rispetto al  tono delle news,  probabilmente perchè nell’ultimo periodo questo tipo di segnali è  stato costante (anche se magari non su questi livelli eccelsi) ma non è ancora filtrato bene sui prezzi al consumo.
Certo, se il  tono del CPI US domani sarà  simile, la reazione dovrebbe risultare meno deludente e  il  meeting FOMC si fa interessante.
Se non  altro, il biglietto verde ha preso nota e ha messo a  segno  un incremento decente,  che lo riporta, in termini di Dollar Index, nella  parte alta del  range stabilito in autunno, con la  possibilità di testarne i massimi, in caso di buone notizie domani.
La  corrispondente debolezza dell’€ ha aiutato l’Eurostoxx a riportarsi a contatto con il livello di 3600-3610,  resistenza che lo  ha finora contenuto (vi passa la  Media mobile a 50 giorni).
A favore  di una rottura gioca anche il  recupero della sottoperformance accumulata contro gli USA a novembre in parte a causa dell’epopea della  riforma fiscale, in parte per  il recupero  dell’€.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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