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mercoledì 20 dicembre 2017

Wall Street di nuovo condizionata dalle misure fiscali

Wall Street di nuovo condizionata dalle misure fiscali
Com’era immaginabile, Wall Street ha salutato con una raffica di record il virtuale passaggio delle misure fiscali. Infatti, praticamente tutti i ribelli al Senato hanno dichiarato di supportare l’ultima versione del progetto di legge riconciliato (il  solo Jeff Flake sembra ancora incerto), il che rende assai improbabile un incidente di percorso. Secondo  le  ultime news entrambi i  voti si dovrebbero tenere oggi, alla Camera intorno alle 12.30 (18.30 italiane), ed in Senato durante la serata. Trump ha già festeggiato da par suo su Twitter (Swiss: TWTR-USD.SWnotizie) (Biggest Tax Cuts and Reform EVER passed. Enjoy, and create many beautiful JOBS!).
Diciamo che su questo fronte l’unico colpo  di  scena  possibile  è  un fallimento dell’ultimo minuto, mentre le  approvazioni dovrebbero avere impatto residuale  sugli asset. Personalmente penso che possiamo passare ad altro.
La  seduta  asiatica  è  stata  caratterizzata  da  un nuovo rimbalzo dei mercati cinesi,  senza un catalyst preciso, visto  che la Central Economic Work Conference  non ha ancora cominciato a produrre headline,  mentre i primi dati macro  di peso  arrivano a Capodanno, con i PMI ufficiali.  Domani le  guidelines di programmazione economica dovrebbero comunque causare un po’ di movimento. Non so se l’ottimismo di oggi vada preso come un segnale di un outcome costruttivo.
Pausa, dopo l’esuberanza di ieri, per Tokyo  eventualmente innervosita dall’incombere del meeting BOJ (21 dicembre).  Il rischio che sembrano intravedere gli investitori è che Kuroda e C.  segnalino una qualche modifica al QQE con yield targeting nei primi mesi del 2018. In verità, la recente retorica lasciava intendere il contrario, con alcuni membri a chiedere addirittura che la  loro view dovish venisse riflessa nell’outcome del meeting. Ma  è  un fatto che la stance BOJ è invariata da 14 mesi, nei quali il quadro macro è assai cambiato (il  Governo ha appena alzato le previsioni di crescita). A mio modo  di vedere è  questione di tempo che la  BOJ attenui un po’ l’easing stance, ma probabilmente Kuroda non si precipiterà a segnalarlo a  fine 2017 (visto che oltretutto gli piacciono le sorprese).
L’apertura  europea è avvenuta  con un tono incerto, e  la tendenza a consolidare le performance di ieri. Alle 10.00 era prevista la  pubblicazione dell’IFO tedesco di dicembre e l’attesa  di un altro record ha offerto supporto all’€ ed eventualmente messo un po’ di pressione ai tassi.
Ma l’IFO si è invece assestato marginalmente (117.2 da 117.6 vs attese per 117.5), a causa di un tenue calo delle attese. Intendiamoci,  la  survey resta sui massimi storici, ad un livello che segnala  un attività manifatturiero spumeggiante. Ma  il balzo a 63.3 del  PMI manifatturiero ha ottenuto solo un parziale  riscontro.
A fronte di ciò, l’€ ha corretto temporaneamente, ma i bonds europei non ne hanno tratto alcun sollievo, anzi hanno accentuato la  correzione infilandosi in una delle peggiori sedute del trimestre.
Su un mercato già  pesante ha impattato la  notizia che il  Tesoro tedesco approfitterà dei tassi bassi per  incrementare le  emissioni sulla parte lunga della  curva. La  rottura di livelli tecnici ha fatto  il resto e  cosi i rialzi dei rendimenti sulle curve core si sono fatti significativi.
Il  settore bancario ha mostrato  di gradire il movimento,  ma  la  fiammata  di volatilità  sui tassi ha ulteriormente innervosito l’azionario in generale.
Da qualche giorno,  il  clima  sul  btp non è tale da permettergli di assorbire macate salite dei rendimenti  del  Bund. Oggi poi tra i commenti di alcune case hanno trovato spazio le  indiscrezioni de La  Stampa secondo  cui Il Movimento 5 Stelle potrebbe considerare un alleanza di governo col PD, se Renzi dovesse perderne la guida dopo le  elezioni. E cosi la  carta italiana ha fatto  addirittura peggio,  in controtendenza col resto della periferia.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) pomeriggio, ancora buone notizie per il ciclo USA. I nuovi cantieri continuano  a performare bene a novembre, anche se la revisione al  dato  precedente annulla  la sorpresa.  I permessi di costruzione lasciano ben sperare per i prossimi mesi, supportati dalla domanda per ricostruzione post uragani. E il  current  account balance del terzo trimestre è  risultato inferiore alle  attese il che,  oltre a deporre bene per la  crescita,  mostra forse un effetto della svalutazione del $.
Peraltro, complice un movimento dei tassi US in simpatia con quelli europei, Wall Street sembra incline ad un po’ di “sell the fact” preventivo (visto che l’approvazione avverrà nelle prossime ore), e  ciò  ha avuto il consueto effetto  deprimente su un azionario europeo già innervosito dalla volatilità  sui tassi e dal  recupero della divisa unica. Di (KSE: 003160.KS - notizie) certo vi è  che questa resistenza in area 3600-3620 di Eurostoxx si sta mostrando coriacea, e  anche oggi ha fatto  il  suo mestiere.
In tema di resistenze tecniche, il 10 anni treasury sta testando nuovamente quota 2.45% che lo ha lungamente contenuto nella seconda metà dell’anno. Vediamo se, questa  volta, il  livello da  strada e produce un test dei massimi in area 2.6%. Su fronte macro ci sarebbe abbondanza di motivi (per effetto  dei dati il surprise index Citi è ai massimi da febbraio 2017 e quello Bloomberg ai massimi storici), e  l’approvazione delle misure fiscali e il back up  sui tassi Eurozone possono costituire il catalyst.

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