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giovedì 14 dicembre 2017

USD in calo nonostante il rialzo del tasso della Fed

 
Giornata fitta di impegni per le banche centrali ma non si prevedono grandi interventi
By Arnaud Masset
Ieri la Federal Reserve ha aperto le danze aumentando gli oneri di finanziamento. Lo spettacolo delle banche centrali continuerà oggi con BNS, Norges Bank, CBRT e BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) . Come ampiamente previsto, la Banca Nazionale Svizzera non ha apportato modifiche alla sua politica monetaria. Analogamente, la Norges Bank ha mantenuto invariato allo 0,50% il tasso di riferimento. La banca centrale norvegese ha però segnalato che inizierà ad alzare i tassi nell’autunno del 2018. La corona è salita dell’1,20% contro il dollaro USA e la coppia USD/NOK è scivolata a 8,2265. L’EUR/NOK è sceso dell’1,30%, a 9,72.
In Turchia, la CBRT dovrebbe mantenere invariati i suoi tre tassi d’interesse di riferimento. Il mercato prevede però che la banca aumenterà il tasso late liquidity dell’1%, portandolo al 13,25%, facendo pagare di più alle banche che richiedono prestiti poco prima della chiusura del mercato. Sull’onda delle interferenze politiche dal governo, la banca centrale ha trovato un altro modo per alleviare la pressione sulla TRY. La CBRT può decidere di non finanziare le banche locali attraverso l’asta di repo a una settimana, costringendole a contrarre prestiti a tassi molto più elevati attraverso la cosiddetta “late liquidity window”.
In Europa, sia la BCE, sia la BoE (Shenzhen: 000725.SZ - notizie) terranno le ultime riunioni dell’anno. Considerando che la prima ha già dimezzato il suo programma di allentamento quantitativo a ottobre, molto probabilmente Mario Draghi resterà a guardare. La situazione è simile per la BoE, giacché la banca centrale ha già aumentato gli oneri di finanziamento a novembre. Ci aspettiamo dunque pochi interventi, anche se entrambe le banche coglieranno senz’altro l’opportunità per ribadire la loro impostazione prudente rispetto alle prospettive di inflazione e crescita.
La Fed alza i tassi per la terza volta quest’anno
By Yann Quelenn
Come previsto, la Fed ha chiuso l’anno aumentando i tassi, portando il corridoio a 1,25%-1,50%. Finalmente la banca centrale statunitense ha alzato i tassi per la terza volta nell’anno in corso. Stando al comunicato sulla politica monetaria, le aspettative sul mercato occupazionale sono positive, il tasso di disoccupazione dovrebbe infatti scendere sotto il 4% nel 2018. Inoltre la Fed prevede che la crescita salirà al 2,1% nel 2018.
Ora la Fed si prepara a un’altra serie di tre rialzi del tasso nel 2018, cosa che si prevedeva già dallo scorso settembre. Il ritmo dei tre rialzi non subirà un’accelerazione rispetto a quest’anno e, come abbiamo detto più volte in questa newsletter, la Fed non ha motivo di aumentare il ritmo dell’aumento dei tassi, poiché così facendo potrebbe generare forti sconvolgimenti su molti mercati. Crediamo piuttosto che la Fed non riuscirà ad aumentare i tassi tre volte.
L’unica ragione per cui la Fed promette così tanti rialzi del tasso è la fiducia che sta cercando di mantenere verso il dollaro. In verità, la Fed non controlla davvero tutte le bolle degli asset.
Le parole chiave dalla Fed sono “inflazione bassa”, anche se noi crediamo che l’inflazione sia più alta del livello utilizzato dalla Fed per prendere le sue decisioni di politica monetaria (secondo noi 3% vs. 2%).
La Fed ha ovviamente bisogno di un’inflazione più forte per annientare il debito senza alzare i tassi, che farebbero scoppiare la bolla. Ora ci sono bolle in quasi tutte le classi di asset USA. Di (KSE: 003160.KS - notizie) conseguenza, per il prossimo anno siamo rialzisti sull’eurodollaro, anche se il dollaro potrebbe comunque cavalcare un Rally di Natale fino alla fine dell’anno motivato dalla “missione compiuta della Fed per il 2017”.

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