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martedì 19 dicembre 2017

Trump: riforma fiscale approvata!




Tra un record e l’altro dei mercati finanziari americani, tenendo alto il morale del pollo consumatore americano, il fine anno è caratterizzato dall’attesa per la votazione finale della riforma fiscale di Trump che verrà votata domani sera.
A meno di improbabili colpi di scena, la riforma verrà approvata, viste le possibili combinazioni come vedremo.
Riforma fiscale verso il voto al Congresso
Con la riforma fiscale quasi in tasca, i legislatori repubblicani devono fare i conti con le critiche arrivate da chi sostiene che il provvedimento dà benefici ai contribuenti più ricchi e alle imprese immobiliari anche grazie ad aggiunte dell’ultimo minuto di provvedimenti pensati per agevolare personalmente alcuni politici.
Alla vigilia della messa al voto della riforma alla Camera, il senatore del Gop Bob Corker ha chiesto chiarimenti al suo partito negando di avere saputo in anticipo che la legislazione avrebbe favorito le sue proprietà immobiliari commerciali. Orrin Hatch, tra i repubblicani che hanno contribuito alla stesura della legislazione, ha negato notizie di stampa secondo cui sono stati introdotti improvvisamente i provvedimenti controversi.
L’ultima polemica non dovrebbe rappresentare un’ostacolo all’approvazione della riforma. Al Senato, dove si voterà mercoledì, il via libera arriverà con voti risicati: in quell’aula, i repubblicani hanno una maggioranza di 52 seggi e si possono permettere solo due defezioni. Il vicepresidente Mike Pence può salvare la situazione con il suo voto.
Gli indicisi sembrano Susan Collins del Maine, che vorrebbe che la riforma stabilizzasse il mercato sanitario, e Jeff Flake di Arizona, che desidera una soluzione per i cosiddetti Dreamers (le persone che risiedono in Usa senza permesso di soggiorno e che furono portate nella nazione quando erano bambini).
A ridurre la maggioranza del Gop al Senato è la salute di John McCain, che ha lasciato l’ospedale (dove è stato curato per via di effetti collaterali dovuto alla cura contro il suo tumore al cervello) ed è tornato nella sua casa in Arizona; non sarà quindi a Washington per votare.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) caso la riforma dovesse essere approvata nella forma che andremo a vedere, c’è un’interessante dinamica che mi era sfuggita a proposito delle aliquote fiscali aziendali…
Cinque istituzioni finanziarie americane che durante l’ultima crisi hanno subito perdite enormi, saranno costrette a compiere svalutazioni complessive per quasi 50 miliardi di dollari come effetto della riforma fiscale che sta per essere approvata al Congresso Usa. Lo scrive il Financial Times facendo riferimento alle banche Citigroup (NYSE: C - notizie) e Bank of America (Swiss: BAC-USD.SW - notizie) , al colosso assicurativo American International Group (NYSE: AIG - notizie) (Aig) e Fannie Mae and Freddie Mac, le due agenzie che garantiscono gran parte dei nuovi mutui emessi negli Stati Uniti e che furono salvate a spese dei contribuenti americani nel settembre 2008.
I gruppi sono stati fino ad ora capaci di ridurre le tasse versate al fisco utilizzando perdite passate per controbilanciare profitti futuri. Con il piano del Gop – che riduce l’aliquota aziendale al 21% dal 35% – quel tipo di vantaggio è notevolmente ridotto; ecco perché le aziende in questione saranno costrette a svalutare il valore dei cosiddetti “deferred tax assets”. America 24
Come abbiamo più volte rilevato un’eventuale riforma fiscale non porterà alcun beneficio alla classe media americana, al consumatore, agli investimenti,  ma favorirà continue speculazioni e riacquisti di azioni proprie proprio come accadde durante la Grande Depressione del ’29…
Il mercato azionario americano ha viaggiato a livelli record sostanzialmente per tutto il 2017, ma non per questo le aziende hanno smesso di riacquistare titoli propri. Stando ai calcoli di S&P Dow Jones Indices, le società quotate sullo S&P 500 hanno chiuso operazioni di buyback per 129,2 miliardi di dollari nel terzo trimestre, il 15,2% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. America 24
Dopo che si sono comprati il senatore Corker, pure Jeff Flake, Mike Lee e Susan Collins, sembrano aver aderito alla campagna acquisti di Trump.
A questo punto non resta che osservare cosa farà il senato JohnMcCain che secondo la moglie ci sarà solo se il suo voto sarà necessario. Un altro senatore Cochran è al momento malato, nell’ipotesi peggiore sembrerebbe bastare il voto del vice presidente Mike Pence.
Riassumendo …
  • Se il senatore McCain è assente e i suddetti tre senatori votano sì, i repubblicani avranno 51 voti e la riforma passa.
  • Se il senatore Cochran, non partecipa insieme a McCaine  e i tre senatori sopra citati votano il disegno di legge, i repubblicani hanno 50 voti e la riforma passa.
  • Se McCain è assente, Cochran è presente e la all’ultimo momento Collins vota “no”, i repubblicani hanno 50 voti e la riforma passa.
Se McCain e Cochran sono assenti, e uno dei suddetti tre senatori vota “no”, i repubblicani si troverebbero in una situazione di 49-49 in cui il voto del vicepresidente Mike Pence sarebbe decisivo e la riforma passerebbe comunque.
In sistesi la riforma passerà e questo è quanto di meglio perché si realizzi quanto noi ci attendiamo nei prossimi anni, la nemesi continua tra deregulation e ampliamento della disparità di ricchezza, indebitamento a livelli record, la storia non fa sconti, una nuova Grande Depressione ci attende.
Sappiamo che i punti salienti di questa riforma sono i seguenti.
On December 15, the U.S. House and Senate Republican conferees for H.R. 1, the “Tax Cuts and Jobs Act,” reached an agreement on a conference report that reconciles differences between the versions of the tax reform bill passed by the House and passed by the Senate (read TaxNewsFlash). Some of the changes made during the conference affect the insurance provisions described below.
Documents
Noi ribadiamo la nostra convinzione sempre più radicata espressa all’inizio dell’anno in questa intervista…
Tornando alla politica monetaria, risulta incomprensibile la recente previsione del FOMC, su un aumento del PIL per il 2018 a 2,5 % dal precedente 2,1 % con conseguente calo della disoccupazione al 3,9 %. il 2,5 % era già stato previsto per l’anno in corso e sappiamo tutti come è andata a finire.
Come vedremo nel prossimo manoscritto “OUTLOOK 2018 EPIC MOMENT” cambia decisamente la prospettiva per i membri votanti nel 2018, con un appiattimento totale e probabile inversione definitiva della curva dei tassi.

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