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venerdì 1 dicembre 2017

Quando il mercato non segue né dati né notizie

 
Come anticipato nell'analisi di ieri, l’OPEC si è riunito a Vienna insieme ad altri paesi grandi produttori di petrolio per discutere l’eventuale estensione del patto che pone un limite alla produzione giornaliera di barili.  Essendo questo stato uno dei motivi principali a sostegno del rialzo dei prezzi registrato negli ultimi mesi, vi era molta attesa per capire se l’accordo sarebbe stato esteso e, in caso affermativo, di quanto. 
Alla fine l’accordo è stato raggiunto e il limite alla produzione giornaliera di barili rimarrà in essere fino alla fine del 2018 e solo un importante rafforzamento del prezzo potrebbe portare ad alzare la soglia massima concordata. In particolare la Russia ha avanzato precise richieste per rendere trasparenti le modalità che porterebbero ad un eventuale uscita anticipata dall'accordo, in maniera da non rischiare aumenti indesiderati nella volatilità.  A tale proposito il ministro del petrolio saudita ha sottolineato il fatto che, quando arriverà il momento, la soglia massima verrà rimossa gradualmente cosi da non generare shock sul mercato.
Lo scenario che si è quindi andato a concretizzare era quello in cui più confidavano i rialzisti, nella speranza che ciò potesse tornare ad alimentare il trend long che ha caratterizzato il recente passato. Cosi (NasdaqCM: COSI - notizie) però non è stato in quando la sessione di ieri ha comunque registrato una chiusura negativa nell'evidente segnale che il mercato non è riuscito a salire dopo una notizia che sarebbe dovuta essere interpretata positivamente.
Tale dinamica, in cui una notizia positiva non si riflette nei prezzi come la teoria vorrebbe, non viene mai vista con grande ottimismo dagli operatori ed in effetti ciò non rappresenta un indicazione positiva. A questo punto diventerà molto interessante attendere la chiusura settimanale che se dovesse essere sui minimi potrebbe attirare su questo mercato nuovi venditori.
Situazione molto simile sul cambio EurUsd dove i dati d’inflazione sono stati più deboli di quanto previsto dagli economisti, attestandosi all’1,5% contro un’attesa dell’ 1,6%. La disoccupazione europea è invece scesa dal’8,6% all’ 8,5% ma ciò non è bastato per stimolare un rialzo dei prezzi che si continuano a mostrare deboli nonostante l’economia della zona Euro stia registrando la più forte crescita degli ultimi 10 anni. Nonostante quindi vi siano diversi elementi positivi, l’inflazione persiste nell'essere ben al di sotto del target fissato dalla banca centrale al 2% e ciò fa si che la BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) continui a mantenere ancora il suo approccio morbido e di stimolo monetario. Nonostante ciò il cambio EurUsd ieri è stato comprato dagli operatori andando a segnare una giornata rialzista. 
Quanto accaduto sul petrolio e su EurUsd è quindi molto simile in quanto in entrambi i casi il mercato ha avuto una reazione diversa da quanto la teoria vorrebbe. É interessante notare come già da diverso tempo raccomandiamo attenzione nel comprare petrolio e nel vendere EurUsd in quanto i fondamentali non giustificherebbero la continuazione del rialzo nel primo caso e l’andare a registrare nuovi minimi nel secondo.
Alessandro Bonetti
Analyst - FxPro

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