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lunedì 4 dicembre 2017

Petrolio: Cosa è successo il 30 novembre a Vienna

Mosca e Ryiad consolidano la loro posizione nel meeting di Vienna
C’era una volta il Congresso di Vienna.
Se più di duecento anni fa nel Castello di Schönbrunn andava in scena il meeting che avrebbe veicolato la Restaurazione, tre giorni fa la capitale austriaca ha ospitato l’importante incontro che avrebbe cambiato lo scenario petrolifero odierno.
Il summit avrebbe dovuto prendere le mosse da tagli della produzione del nobile combustibile fino alla fine del 2018.
Così è stato.
Un simile accordo contemplerà anche una sorta di spiraglio per un ripensamento, essendo prevista una cornice temporale (giugno) entro cui sarà possibile tornare sui propri passi.
Infatti, così recita il comunicato: “In vista delle incertezze associate principalmente con l’offerta e in una certa misura anche con la crescita della domanda, è inteso che a giugno 2018 verrà considerata l’opportunità di ulteriori azioni di aggiustamento”.
Il nodo cruciale dell’incontro è stato l’importante accordo con cui Russia e Arabia Saudita, non senza difficoltà, si sono impegnate vicendevolmente.
Il paese degli Zar ne beneficia un meccanismo meno rigido, i sauditi godranno invece di posizioni più concilianti da parte dei russi.
Soddisfazione bipartisan arriva proprio dalle due fazioni, con il ministro dell’Energia russo Alexander Novak che spiega prima come l’impegno nazionale in termini di serietà sarà massimo e poi stempera i rumours riguardo possibili contrasti con l’omonimo saudita Khalid Al Falih: “Ho incontri regolari con i ceo e vi assicuro che prima di venire qui ho ottenuto una posizione unitaria. Sono rimasto molto sorpreso di leggere che ci sarebbero tensioni solo perché stavolta Falih e io non siamo scesi dalla stessa automobile”.
Non può mancare l’eco del diretto interessato, che sulla vicenda così si esprime: “Con Novak siamo uniti, spalla a spalla, parliamo molto e siamo completamente allineati”.
Una siffatta diplomazia dalle due parti è figlia anche della contingenza non indifferente relativa alla nomina dei due ministri energetici a co-presidenti del Comitato di Monitoraggio sui Tagli Produttivi, carica che permette a Russia e Arabia Saudita di controllare in maniera diretta e massiva l’andamento dei mercati e il comportamento dei vari stakeholder, arrogandosi così una posizione di primo piano all’interno del comparto petrolifero.
Un’importante chiosa riguarda il commento di Falih sullo shale oil, non considerato un reale competitor dell’oro nero.
Infatti, sul punto, il saudita afferma che lo shale oil “contribuisce a soddisfare la forte domanda di petrolio e il declino della produzione”.
Idee molto chiare insomma, sia per quanto riguardi la politica petrolifera del prossimo anno, sia la partnership strategica che porta Mosca a Riyad a consolidare la propria posizione strategica in un mercato dove l’Opec da sola non è più in grado di influenzare il mercato.

This article was originally posted on FX Empire

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