-

RIMANI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

venerdì 1 dicembre 2017

Petrolio: c'è l'accordo sui tagli. Ma il diavolo è nei dettagli


Come previsto, a Vienna i Paesi Opec e non Opec, hanno raggiunto un accordo per i tagli sulla produzione. Ciò che invece non era previsto è stata la durata dei tagli: fino alla fine del 2018. Ovvero, altri 9 mesi rispetto all'ultima deadline fissata ovvero marzo del prossimo anno.

La linea di Mosca

Una conferma della linea voluta dal ministro saudita dell’Energia Khalid al-Falih.
Ma solo in apparenza visto che alla fine la vera vincitrice è stata Mosca. 
Una decisione che, come detto, era attesa da qualche giorno visti i rumors, il che spiega come mai il petrolio, da tempo protagonista di rally sull'onda delle novità estemporanee, non è stato questa volta protagonista di una corsa ma solo di un pacato rialzo.

Svanite (o quasi) le preoccupazioni circa una mancanza di solidità interna al gruppo, preoccupazioni che nascevano dalle difficoltà presenti tra i vari paesi e nei reciproci rapporti. Un esempio arriva dal fatto che il Kazakhstan ha chiuso il mese di novembre con una produzione record (1,9milioni di barili al giorno).
Proprio per questi motivi i tempi tecnici per la chiusura dell'intesa e la comunicazione ufficiale di quanto deciso, si sono rivelati relativamente più lunghi del previsto.

L'insidia dei dettagli

Il primo esempio arriva dalla clausola che Mosca è riuscita a far approvare sull'onda delle preoccupazioni derivanti dalla presenza dei produttori shale Usa i quali, nel momento in cui la quotazione del barile riusciva, grazie a i tagli Opec/non Opec, a toccare quota 55-60 dollari, riaprivano i siti di produzione inondando il mercato e creando di fatto il crollo del prezzo, vanificando tutti gli sforzi fati dall'organizzazione.

Ebbene, partendo dalle considerazioni dell'ex paese sovietico il club delle nazioni esportatrici ha accordato a Mosca una possibile via di fuga già da giugno. In quell'occasione, infatti, verrà riconsiderata la situazione e rivalutata l'opportunità di ulteriori azioni e correzioni per migliorare il mercato.
Sullo sfondo di questa richiesta parrebbero esserci le stesse compagnie petrolifere russe, insofferenti ai tagli e sospettose che questi possano alla fine giovare solo ed esclusivamente ai produttori di shale statunitense. Una clausola che, però, Ryad ha dovuto accettare non senza qualche mal di pancia, rispondendo in maniera previdente con la richiesta, per voce del ministro Falih, di essere lei, nei prossimi mesi, a monitorare l'andamento delle clausole: se il mandato, infatti, scadrà a fine anno, Falih resterà all'interno dell'organizzazione attraverso il ruolo di co-presidente del comitato di monitoraggio sui tagli.

L'altro posto della poltrona (o per meglio dire del divano) è assegnato al ministro russo Alexander Novak. 
Non solo, ma tra le altre novità ci sarebbe anche il ritorno nel progetto, di Libia e Nigeria, finora escluse per motivi umanitari. Per quanto riguarda gli altri paesi esterni alla produzione, l'accordo chiuso ieri non impone loro altro che un aggiustamento su base volontaria con un rispetto soggettivo degli impegni presi.
Linguaggio di circostanza che in molti hanno interpretato come altro segnale di debolezza, una debolezza di per sè anche giustificabile vista l'incertezza sulle dinamiche, anche a breve termine, sull'andamento del barile.   
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento

CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

............
Calendario Utili fornito da Investing.com Italia - Il Portale di Trading sul Forex e sui titoli di borsa.