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martedì 19 dicembre 2017

Pensioni 2018, le novità su assegni, età, cumulo

Già da quest’anno diversi lavoratori si troveranno a dover lavorare un po’ di più prima di godersi il meritato riposo. (Credits – Getty Images)
Come cambiano le pensioni da gennaio? Come sappiamo e come annunciato già da tempo l’innalzamento di cinque mesi dei requisiti per andare in pensione scatterà solo nel 2019, ma già da quest’anno diversi lavoratori si troveranno a dover lavorare un po’ di più prima di godersi il meritato riposo.
Le lavoratrici lavoreranno di più
Dall’anno prossimo, infatti, verrà parificato il requisito anagrafico per accedere al trattamento di vecchiaia, quindi sia uomini sia donne dovranno avere almeno 66 anni e 7 mesi di età. Un duro colpo per le lavoratrici autonome, le quali fino a oggi bastavano 66 anni e 1 mese, e per le dipendenti del settore privato, cui bastavano 65 anni e 7 mesi. 6 mesi e un anno in più di lavoro, dunque, per loro dal 1° gennaio 2018.
Il cumulo finalmente esiste
Buone notizie, invece, per i professionisti non iscritti all’INPS ma a Casse di previdenza di settore. Sino a oggi, infatti, non era previsto il cumulo delle pensioni versate nelle varie gestioni previdenziali, mentre dal 2018 dovrebbe diventare concretamente operativo il cumulo dei contributi introdotto un anno fa dalla legge di bilancio 2017. Una volta sottoscritte le convenzioni con l’Inps, le pensioni in cumulo potranno essere effettivamente erogate. I professionisti potenzialmente interessati a questa opzione sono oltre 400mila.
Gli assegni cresceranno (di poco)
Ha ripreso a salire l’inflazione e, di conseguenza, con il 2017 saliranno anche le pensioni erogate. Con l’inflazione provvisoria del 2017 che è di +1,1%, infatti, l’anno prossimo scatteranno dei piccoli aumenti, anche se decrescenti all’aumentare delle pensioni. Nella maggior parte dei casi l’aumento lordo oscillerà tra i 70 e i 270 euro in un anno. Attenzione, però, perché lo Stato dà e lo Stato toglie. L’inflazione nel 2015 è stata inferiore al previsto (0,2% rispetto allo 0,3%) e, dunque, ecco che tra il 2017 e il 2018 i pensionati dovranno restituire la differenza incassata.

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