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lunedì 4 dicembre 2017

Nasce il Petro, la cripomoneta del Venezuela


Il Bitcoin piace anche al presidente Nicolas Maduro che partendo dal concetto di valuta virtuale ha annunciato la nascita del Petro, lo strumento grazie al quale Caracas potrà, come confermato dallo stesso Maduro, "intraprendere nuove forme di transazioni finanziarie internazionali".

La situazione del Bitcoin

La moneta virtuale per eccellenza, il bitcoin, tra i migliori investimenti del 2017, attualmente viene valutata oltre 11.500 dollari con un rialzo che supera il 1.450% rispetto a un anno fa.

Il principio su cui su basa il Petro, principio deducibile dal nome stesso, è quello di sfruttare la principale risorsa del paese, cioè il petrolio; per questo è nato l'osservatorio BlockchainBase il cui compito sarà quello di organizzare una base sia politica che finanziaria per la nascita della nuova valuta.
LA nazione è da tempo devastata da una crisi sociale e finanziaria che ha portato la moneta nazionale, il Bolivar a perdere ogni valore:  materia prima usata a garanzia della moneta stessa. Ma la nuova divisa avrebbe anche il compito di riuscire ad aggirare le sanzioni internazionali che gli Usa e il Canada hanno imposto al paese che è, sotto molti punti di vista, già in default.

Teoricamente la nazione naviga letteralmente sul greggio (alcune cifre parlano di oltre 1.300 miliardi di barili di petrolio nella zona dell'Orinoco) ma la ricchezza è, appunto, solo teorica. Infatti la materia prima in questione è particolarmente densa, inadatta allo sfruttamento diretto, il che spinge le società di raffinazione a dover attuare diverse procedure per alleggerirlo.
In altre parole si tratterebbe di diluirlo con altre tipologie di petrolio più leggero.

Dal petrolio al Petro

Risultato: costi più alti come ultimo prezzo e, cosa ancora più paradossale, la necessità di dover importare diversi quantitativi di greggio da altre nazioni con aggravio ulteriore non solo dei costi ma anche dei tempi di lavorazione.

Il tutto sullo sfondo di un settore petrolifero caratterizzato da una tecnologia spesso obsoleta, dalla mancanza di fondi per l'ammodernamento delle strutture e per la loro semplice manutenzione. Non solo, ma i vertici della nazione hanno, nel tempo, utilizzato il petrolio per dar vita a una serie di nostalgiche strategie politiche all'insegna del bolivarismo e del sogno di un'alleanza caraibica, in particolare verso Cuba.
Anche per questo motivo i 3,6 milioni di barili giornalieri registrati nel 2005 sono diventati 2,3 l'anno scorso, il tutto mentre proiezioni parlano di un 2017 che non dovrebbe arrivare nemmeno ai 2 milioni fermandosi a 1,9 milioni.


Fonte: News Trend Online

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