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giovedì 7 dicembre 2017

Minaccia di shutdown su dollaro e Usa. I timori del mercato

Minaccia di shutdown su dollaro e Usa. I timori del mercato
Politica interna statunitense sempre più al centro dell'attenzione dei mercati. Se prima si esultava (con circospezione) per l'approvazione della riforma fiscale a stelle e strisce nonostante i diversi punti interrogativi rimasti sullo sfondo, adesso si teme per il minacciato "goverernment shutdown” (blocco delle attività amministrative) che potrebbe arrivare già domani. Il nervosismo attualmente presente sui mercati rischia di offuscare l'ottimismo per la recente approvazione da parte del Senato della riforma fiscale Usa ed acuire le già tante polemiche tra i due partiti. A farne le prime spese è il dollaro, zavorrato dalla diatriba e soprattutto dal suo possibile protrarsi: alle 10.30 il biglietto verde viaggiava a 1,1792 sull'euro. Un piccolo aiuto potrebbe arrivare dalla Fed e dalla sua annunciata politica di rialzo dei tassi di interesse.
Cosa sarebbe il “government shutdown”?
Negli Usa la Costituzione impone che il bilancio o parti di esso, vengano sempre approvati dal Congresso, dal momento che, in caso di mancata autorizzazione, il governo non è in grado di poter effettuare nessun tipo di spesa, compreso il pagamento degli stipendi e i finanziamenti per le diverse attività amministrative di routine. Ecco allora scattare il famoso (e temuto) shutdown ovvero una sorta di modalità di emergenza in cui tutte le attività amministrative vengono bloccate e sono garantiti ai cittadini solo i servizi strettamente essenziali come l'esercito, i servizi meteorologici e di monitoraggio del tempo, le carceri, il servizio postale e la sanità. Servizi essenziali, come detto, che dovranno essere garantiti a differenza dello stipendio di chi, pur continuando a lavorare perchè all'interno di questi settori, potrebbe invece non vedersi pagato lo stipendio. Infatti il dettaglio delle voci di cosa dev'essere bloccato e cosa autorizzato nei pagamenti viene stabilito di volta in volta dall'Office of Management and Budget anche se solitamente, pur non essendo previsto dall'Antideficiency Act, cioè il pacchetto di leggi che prevede anche l'opzione dello shutdown, viene predisposto un pagamento retroattivo per le categorie coinvolte.
Il mancato accordo
Da specificare invece che mentre lo shutdown blocca i salari dei dipendenti della pubblica amministrazione, quelli dei membri del Congresso sono invece assicurati perché rientranti tra i servizi essenziali. Alla base del mancato accordo, secondo quanto dichiarato dal Presidente Usa Donald Trump, ci sarebbe il ricatto dei democratici che ancora non avrebbero dichiarato l'intenzione di voto sulla questione perché intenzionati ad avere maggiori concessioni sul fronte dell'immigrazione. Recentemente, infatti, il provvedimento riguardante il blocco dell'entrata in Usa da passeggeri proveniente da 7 paesi a maggioranza islamica, provvedimento giudicato incostituzionale da diversi giudici, è stato invece approvato, a sorpresa, dalla Corte Suprema che ha ritenuto legittimo il potere presidenziale di legiferare sulla materia.
Dal canto loro, però, anche i repubblicani devono fare i conti con le tante divisioni interne e con la volontà di aumentare le spese militari invece che quelle per i diritti e al protezione degli immigrati irregolari (durante la presidenza Obama il dibattito si arenò sui finanziamenti destinati al settore sanitario e alla riforma dell'Obamacare). Ed è proprio a causa delle divisioni interne che i repubblicani potrebbero vedere qualche franco tiratore tra le proprie fila nel momento in cui si dovesse votare un eventuale nuovo posticipo. In tutto questo, infatti, la prima possibilità di fuga sarebbe quella di un secondo prolungamento dei finanziamenti, dopo quello deciso ad ottobre, che arriverebbe al 22 dicembre: in questo modo ci sarebbe un margine di tempo più ampio per permettere alle parti di trovare un accordo sul budget del 2108, previa, però, un altro patto da siglare, quello sull'innalzamento del tetto alla spesa. In questo caso, però, bisognerà tener conto dei limiti imposti nel 2011, in fase di piena crisi economica mondiale. A peggiorare le cose anche il clima teso che si respira tra il Congresso e la Casa Bianca e tra i repubblicani e i democratici, clima di certo non stemperato dall'atteggiamento spesso deliberatamente provocatorio dello stesso Trump.

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