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mercoledì 13 dicembre 2017

L’USD si consolida in vista della riunione del FOMC

 
Giornata impegnativa per il biglietto verde
By Arnaud Masset
Dopo essersi apprezzato in modo diffuso ieri, il dollaro USA ha parzialmente stornato i guadagni durante la seduta asiatica; l’indice del dollaro si è riportato verso quota 94 sulla scia della sorpresa positiva arrivata con l’indice IPP. A novembre, l’indice primario sui prezzi alla produzione è salito del 3,1% su base annua, superando il 2,9% delle previsioni medie e il 2,8% del mese precedente. Si tratta dal maggiore aumento dal gennaio del 2012. Escludendo le componenti più volatili, come i prezzi dell’energia e dei generi alimentari, l’indice è salito del 2,4% a/a, in linea con le attese del mercato. La sorpresa del dato primario non è dovuta solo ai netti aumenti nei prezzi del greggio durante tutto il mese di novembre, ma anche alle distorsioni generate dalla stagione degli uragani.
Oggi sarà diffuso l’indice sui prezzi al consumo di novembre. L’indice primario dovrebbe salire al 2,2% a/a dal 2% di ottobre. L’indice di fondo dovrebbe rimanere stabile all’1,8% a/a. Appare probabile una sorpresa al rialzo del dato primario, soprattutto considerando le pressioni positive esercitate dai prezzi dell’energia. Il mercato rimane però prudente sulle prospettive d’inflazione, perché al momento il tasso d’inflazione di pareggio si aggira intorno all’1,43% a/a.
Infine, l’evento del giorno sarà la riunione del FOMC di dicembre. I membri della Fed forniranno l’ultimo aggiornamento sulle prospettive di inflazione e crescita. Oggi la domanda cruciale non è se la Fed aumenterà gli oneri di finanziamento, cosa già scontata al 100%, ma quanto colomba/falco sarà Janet Yellen durante la conferenza stampa. Qualsiasi cambiamento marcato nel grafico delle previsioni sui tassi (dot-plot) potrebbe avere un forte impatto sulle prospettive dell’USD. Fino a questo momento il mercato prevede per il prossimo anno almeno due, se non tre, rialzi del tasso.
BNS contenta di stare a guardare
By Peter Rosenstreich
La BNS non si sta muovendo, restia a scombinare l’attuale dinamica del mercato. Dal punto di vista della BNS, le condizioni macroeconomiche e interne sono favorevoli all’attuale politica. I tassi d’inflazione sono migliorati, ma restano ancora lontani dal tasso obiettivo della BNS, e gran parte degli analisti suggerisce di andare corti sul CHF nel 2018. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) frattempo sono migliorate anche le prospettive di crescita, trainate da esportazioni e manifatturiero, e sostenute dal franco debole. La BNS resterà a guardare, mantenendo il tasso invariato e ribadendo il suo impegno a intervenire sui mercati forex in caso di necessità.
I membri della BNS continueranno a essere prudenti sul tasso di cambio, nella convinzione che il CHF rimarrà sopravvalutato. Nonostante il miglioramento del contesto, è improbabile che la BNS restringa la sua politica prima della BCE (Toronto: BCE-PRA.TO - notizie) . Quindi il primo rialzo non avverrà prima del 2019 inoltrato, ciò suggerisce che la quotazione attuale è troppo ottimista. Noi rimaniamo lunghi sull’EUR/CHF.

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