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martedì 19 dicembre 2017

Le Banche Centrali potrebbero comprare Bitcoin nel 2018


Si moltiplicano i giudizi di chi inizia a guardare al Bitcoin come una valuta la cui forza potrebbe essere corroborata addirittura dall'interesse delle banche centrali.

Il caso

Dopo Eugene Etsebeth, ex banchiere centrale della Banca sudafricana, adesso è la volta di Peter Smith, CEO di Blockchain.
"Penso che quest'anno sarà il primo anno in cui inizieremo a vedere le banche centrali interessarsi alle valute digitali come parte del loro bilancio"
Smith ha detto che le banche centrali probabilmente comprerebbero Bitcoin ed Ethereum come parte delle loro riserve oltre a quelle in oro e in valuta estera già in loro possesso, create per consentire loro di agire in caso di shock di mercato.
Non più tardi di ieri, in un'editoriale pubblicato su Coindesk , Eugene Etsebeth, ex banchiere centrale della South African Reserve Bank, ha affermato che
"Nel 2018, le banche centrali del G-7 vedranno bitcoin e altre criptovalute diventare la più grande moneta internazionale dalla capitalizzazione di mercato"
ha scritto Etsebeth, aggiungendo
“Tutto ciò, unito alla natura internazionale delle criptovalute, ormai usate nel trading internazionale, renderà necessario per le banche centrali possedere le criptovalute".
L'opinione di Smith, invece, va anche oltre e vede la possibilità, da parte delle banche centrali, di emettere una propria moneta già dal 2018; un primo esempio arriva già dalle ricerche fatte dai rappresentanti delle banche centrali degli Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita i quali hanno annunciato una partnership per emettere una criptovaluta per il commercio transfrontaliero mentre la banca centrale cinese ha anche affermato che potrebbe emettere una nuova criptovaluta.

La view delle banche centrali

Tra i più prudenti, invece, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi secondo cui il gruppo guidato dal Bitcoin non è ancora maturo per riuscire ad essere gestito come una valuta, vista la necessità di ulteriori regolamentazioni e di una stabilizzazione del mercato, travolto dal tipico entusiasmo che coinvolge gli investitori ogni volta che si trovano di fronte a qualcosa di nuovo.

A fargli eco è stato anche Ewald Nowotny, governatore della banca centrale austriaca e membro del board Bce, che ha chiesto un intervento di Bruxelles per regolamentare la moneta virtuale. Il problema principale, però potrebbe essere la sicurezza che i pagamenti in Bitcoin non sono in grado di garantire.
Come sottolineato dal ministro francese delle Finanze Bruno Le Maire, le monete virtuali non permettono di tracciare i pagamenti (finora in totale anonimato), il che le rende un ovvio veicolo per il riciclaggio di capitali illeciti oltre che un mezzo per finanziare il terrorismo; la difficoltà è anche quella di riuscire a far rientrare il bitcoin sotto il controllo delle banche centrali, cosa piuttosto complicata non trattandosi di una valuta tout court ma, alla fine, di un prodotto ibrido.

Anche Berlino si è mossa attraverso il Bafin, l'ente regolatore Forex nato in Germania nel 2002 che ha avvertito i consumatori tedeschi della presenza di una serie di rischi negli investimenti in criptovalute. Da qui è facile individuare due correnti di interpretazione. Chi considera il Bitcoin un'entità da far rientrare sotto il controllo delle autorità e chi, invece, crede che sia compito del singolo investitore vigilare sui propri investimenti come nel caso degli altri asset.

E mentre si discute, ieri, il Bitcoin ha toccato quota 20mila euro.


Fonte: News Trend Online

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